Ingegneria del verde, eccellenza italiana: passeggiata per l’Italia

L’IMPEGNO DI ASSOIMPREDIA A MYPLANT & GARDEN 2026 18-20 febbraio | Corner presso “Landscape Area” | PAD 8 – C40

Domani si apre a Milano la decima edizione di MyPlant & Garden, la più importante fiera italiana dedicata al verde e al paesaggio, in programma fino al 20 febbraio. In questo contesto d’eccellenza, Asso.Impre.Di.A. (Associazione Nazionale Imprese per la Difesa e la Tutela Ambientale) torna protagonista nel “Corner” dell’Area Landscape della fiera al padiglione 8 | Corridoio 40, per ribadire un concetto fondamentale: il verde pubblico non è un semplice elemento di arredo o decorazione, ma una vera e propria infrastruttura strategica capace di connettere città, comunità e salute pubblica. La scommessa per il futuro delle comunità locali, guardando al valore del verde, andando oltre l’estetica per essere una scelta di salute.

“L’obiettivo di Assoimpredia è promuovere una governance che non separi la città dalla campagna, ma costruisca un continuum agroecologico – dichiara Massimo Lucidi, Presidente della Fondazione E-novation – con un chiaro invito a professionisti, amministratori e cittadini per scoprire come l’eccellenza italiana nell’ingegneria del verde può guidare la transizione ecologica del Paese”.

La presenza di Assoimpredia a questa edizione mira, infatti, a scardinare l’errore di prospettiva che vede il verde solo come “ornamentale”. Se progettati correttamente, i parchi e i viali alberati svolgono funzioni ecologiche e terapeutiche vitali. Ad esempio, un solo albero può assorbire ogni anno tra i 10 e i 20 kg di CO₂, contribuendo attivamente alla lotta contro l’effetto serra. In un’Italia dove la media è di circa 17 alberi ogni 100 abitanti nei capoluoghi, città come Milano(con oltre 460.000 esemplari) e Modena (115 alberi ogni 100 abitanti) rappresentano modelli da seguire per migliorare il comfort termico: le aree alberate possono infatti registrare fino a 6 °C in meno rispetto alle zone cementificateMa la vera frontiera è la salute. Studi recenti dimostrano come l’esposizione a spazi verdi biodiversi influenzi positivamente il microbiota umano, riducendo lo stress e il rischio di malattie croniche e infiammatorie. Il verde diventa quindi uno strumento di prevenzione per il Sistema Sanitario Nazionale, trasformando i parchi in “infrastrutture sanitarie” a tutti gli effetti.

L’Associazione, che raggruppa alcuni tra i più importanti operatori di gestione del verde pubblico urbano ed extraurbano in Italia, animerà la fiera con due convegni di alto profilo, coinvolgendo istituzioni, ricercatori e professionisti del settoreSi inizia domani, mercoledì 18 febbraio. Dalle ore 16.30 alle 18.00 (Sala 2 – Landscape Area | PAD 8 – C40), si terrà il confronto sulla “Gestione delle emergenze fitosanitarie nel verde pubblico”. Introdotti da Alberto Patruno, direttore generale Assoimpredia e coordinati dal giornalista Massimo Lucidi, presidente Fondazione e-Novation, gli esperti discuteranno della protezione del patrimonio arboreo dai nuovi patogeni. Interverranno, tra i relatori principali interverranno Pio Federico Roversi, Direttore del centro ricerca difese e certificazione del Crea (Istituto Nazionale di Riferimento per la Protezione delle Piante); Alessandro Bianchi, Ispettore Servizio Fitosanitario Regione Lombardia; Leonardo Capitanio, Presidente AIPH – Associazione Internazionale dei Produttori Florovivaistici; Aldo Alberto, Presidente Associazione Florovivaisti Italiani; ed ancora Christian Garavaglia, Consigliere Regionale della Lombardia; Marco Magnano, Delegazione Veneto dell’Associazione Pubblici Giardini e Luca lovine Consulente senior COS-MICOSAT. A moderare sarà Carmine Cocca, Consigliere Nazionale CONAF.

Il secondo appuntamento è in programma per venerdì 20 febbraioDalle ore 09.30 alle 11.00, (Sala 2 – Landscape Area | PAD 8 – C40), il focus si sposterà su “L’ingegneria del verde, eccellenza italiana”, un settore in cui il nostro Paese esprime competenze tecniche all’avanguardia. Dopo i saluti della presidente di Assoimpredia, Melissa Rava, il dibattito esplorerà come le soluzioni basate sulla natura possano rigenerare il tessuto urbano. Tra i partecipanti di spicco Carlo Fidanza, Parlamentare Europeo – Commissione Agricoltura; Elena Grandi, Assessora al Verde, Comune di Milano, Rodolfo Ziberna, Sindaco di Gorizia; Marco Visconti, Presidente del comitato per lo sviluppo del verde pubblico del MASE e di RomaNatura; Alberto Contessini, Funzionario del MASE – Criteri Minimi Ambientali; ed ancora esperti del settore come Francesca Oggionni, Presidente ODAF Milano, Flora Vallone Vicepresidente Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica e Andrea Cassone, Presidente AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio. Tra i relatori anche Luca Marrelli, Consigliere Regionale della Lombardia, Giorgio Mantovan, Consigliere Città Metropolitana di Milano, Ciro Degl’Innocenti, Dirigente Comune di Padova, Giovanna Alberta Campiteli, Vicepresidente Associazione Parchi e Giardini d’Italia e Sandra Zappella, Dirigente Regione Lombardia, della Direzione Generale Territorio e Sistemi Verdi e Programmazione Paesistica.

“Torniamo a MyPlant & Garden con la convinzione che il verde sia il ponte necessario tra comunità e salute pubblica – afferma Alberto Patruno, Direttore Generale di Assoimpredia – i nostri appuntamenti del 18 e 20 febbraio mirano a trasformare la gestione del verde da mero costo a investimento strategico. Non basta piantare, serve competenza tecnica per gestire la complessità biologica delle nostre città”.

“La nostra presenza qui conferma il ruolo delle imprese nella difesa ambientale – conclude Melissa Rava, Presidente di Assoimpredia – che attraverso il confronto con enti come CREA e ISPRA, vogliamo definire standard che garantiscano benefici reali. Se l’accesso al verde è diseguale, anche la salute diventa diseguale: il nostro impegno è per un verde di qualità, gestito con pratiche sostenibili e accessibile a tutti”

Dal Made in Italy al Made By Italians: verso il diritto alla Bellezza (e alla Felicità)

Sarò onesto. A tratti mi sembrava un minestrone, più per cercar consenso che far chiarezza; più per far pensare, che evidenziare il filo logico che reggeva tutto. Ma il titolo “Dal Made in Italy al Made By Italians: verso il diritto alla Bellezza (e alla Felicità)” ha retto alla grande la sfida della sala Matteotti alla Camera, affollatissima di imprenditori e professionisti. Anzi il dibattito è stato apprezzato e sviluppato da tutti con contenuti di Valore che ci saranno utili nei prossimi mesi.

Se devo dire un grazie a tutti i relatori (ce ne erano pure di accademici e internazionali) un ringraziamento particolare lo devo a due professionisti diversi per i quali ho preso appunti. Appunti e riflessioni, stimoli e concetti che condivido in questo secondo pamphlet che profuma di “Orgoglio di Occidente”.

Diritto, Bellezza, Felicità e Made in Italy sono concetti in apparenza lontani, legati da un preciso “fil rouge”. Il territorio. L’unicità della nostra storia, le radici. La bellezza, intesa non solo in senso estetico, ma come valore oggettivo, costituisce un dato caratterizzante del sapere fare italiano, del Made in Italy come pure (per altro verso) del Made by Italians.

Perchè la Bellezza è fisica e metafisica. È stile di Vita. È ricerca e raggiungimento consapevole del sè. La bellezza opera dunque come valore in grado di elevare l’anima in un gioco di tensioni verso la perfezione del fare e la realizzazione di sé. Mi è piaciuto come lo ha detto il notaio Stefano Ferri richiamandosi alla cultura classica:

“Gli antichi lo sapevano bene, e non è affatto un caso se i Greci introdussero il concetto di “kalokagathia”, a significare l’intima connessione tra il bello (sul piano estetico) ed il buono (sul piano morale); nè fu un caso se il Rinascimento italiano è coinciso con una tra più alte vette mai raggiunte dalla Cultura occidentale”.

Personalmente, nel Parlamento, su questo punto ho voluto evidenziare il Costituto Senese del 1309:

“Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città per cagione e diletto e allegrezza dei forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”.

Dunque, la bellezza rappresenta un terreno fertile in cui è capace di crescere rigogliosa la pianta della felicità, dal momento che i contesti belli (e buoni) nel senso di cui sopra, rappresentano una precondizione della giustizia sociale, del poter vivere felici. E in effetti ce ne parlano le stesse contestuali rappresentazioni pittoriche con la “Città del buongoverno”. Nel dipinto di Ambrogio Lorenzetti “Allegoria ed effetti del buono e del cattivo Governo” databile a circa 30 anni dopo: da un lato terre coltivate, città pulita e sicura, cittadini contenti; dall’altra disordine, sporcizia, confusione… preoccupazione e tristezza. Una metafora potentissima anche per il nostro oggi.

Ma ciò non basta: infatti, stando almeno ad alcuni tra gli ultimi rapporti ONU in materia di popolazioni che si reputano più felici, risulta che gli italiani si collocano intorno al trentesimo posto; segno che serve dell’altro per concretizzare il più possibile l’aspirazione alla felicità. Restituire l’ascensore sociale, rendere una società più ricca e meno diseguale.

Ecco allora che deve intervenire la forza modellatrice del diritto: nel suo capolavoro illuminista intitolato “Scienza della legislazione”, il Filangieri scriveva, già a fine Settecento, che “le buone leggi sono il fondamento dello Stato felice”; concetto poi ripreso da Benjamin Franklin padre costituente americano che quest’anno festeggiamo per i 250 anni della Dichiarazione di indipendenza a stelle e strisce.

“In questo fondamentale documento nella storia dell’umanità si teorizza tra i diritti inalienabili dell’individuo anche quello alla felicità”. Lo ha detto senza mezzi termini l’avvocato cassazionista Maria Rossana Ursino. Che il diritto, anche de iure condendo, abbia questa missione, non è indubbio neanche ai giorni nostri, come sancito dalla nostra Costituzione (reputata tra le più belle del mondo) che nei suoi principi fondamentali (art. 3) statuisce tra l’altro altro:

“il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Bellezza, felicità e diritto, in definitiva, quali valori intrinsecamente connessi ed in grado di rigenerarsi e di rinnovarsi nella loro concettualità in un ciclo armonioso continuo in grado di elevare le sorti delle Stato, dei suoi territori e delle sue collettività e popolazioni, anche per il tramite degli operatori e degli interpreti del diritto.

E voi nelle conclusioni mi direte e il Made in Italy dove è finito? Il modello produttivo ancorchè primamente culturale del made in Italy è quel filo che lega tutto: eccellenza e sostenibilità lo decliniamo perché è un percorso, un cammino, un impegno continuo. Autentico. Unico al mondo. Nella Professione e nell’Impresa. È Vita.

Made in Italy nel mondo: il modello by italians oltre Mykonos

Roma, 5 febbraio 2026 – Tutto pronto venerdì 6 febbraio alle 10 alla Sala Matteotti della Camera dei deputati per il format di incontri sul Made in Italy, voluto dalla Fondazione E-novation in collaborazione con l’associazione Italiani a Mykonos, particolarmente impegnata a promozionare la rete di imprenditori italiani sull’isola che esprimono un modello di Eccellenza e Sostenibilità pronto a favorire servizi al turista, rilanciando attenzione alle risorse naturali, all’overtourism, al dialogo culturale.

“Non concorrenza ma cooperazione tra le isole, perle del Mediterraneo per trovare soluzioni comuni e di buon senso” lo chiede a gran voce Gianpaolo Sinno, fondatore di Italiani a Mykonos che ha voluto sviluppare dall’isola greca un modello di incontri che con il giornalista economico Massimo Lucidi, presidente di E-novation, ha preso i tratti di un format innovativo.

Sustainability & Excellence Euromed Talks and Awards è il format della Fondazione. La tappa istituzionale alla Camera sarà di notevole interesse per la preziosa presenza di Sindaci, professori universitari e associazioni internazionali. Si punta al tema della Bellezza, dell’unicità che sono spesso i termini in cui si coniuga il Made in Italy.

Annunciata la partecipazione di:

  • Gianpaolo Sinno, Presidente Associazione Italiani a Mykonos che aprirà i lavori;
  • Stefano Ferri, Notaio;
  • Gennaro Caiazzo e Manuel Curcio, Avvocati e phd Accademia Belle Arti di Napoli;
  • Nicholas Esposito, Consigliere giuridico Presidenza del Consiglio dei ministri;
  • Ilaria Vitagliano, Imprenditrice Stilista e Vicepresidente di Fismo, Federazione Italiana settori moda Campania;
  • Francesco Morra, Sindaco Pellezzano e Presidente Anci Campania;
  • Mena Caccioppoli, Imprenditrice – direttivo Italia Sostenibile;
  • Maria Rosanna Ursino, avvocato penalista;
  • Maurizio Ciacchella, del direttivo di Made By Italians, la start up con sede a Copenhagen che sta facendo riflettere per la visione olistica che porta avanti.

“Questi lavori alla Camera saranno condivisi con Amici Sindaci sensibili e al lavoro su questi temi: mi piace pensare all’impegno di Paolo Falco sindaco di Capri che ha ospitato i nostri incontri e dibattiti e si è speso anche col Ministro Santanchè per un tavolo interistituzionale sul turismo sostenibile. Adesso l’ascolto c’è bisogna portare avanti proposte” conclude Lucidi.

Pucciano: “La fine della globalizzazione” – Una riflessione per gli eventi della Fondazione E-novation

Milano, 3 febbraio 2026 – La Fondazione E-novation nel mese di febbraio promuove una serie di incontri internazionali partendo da Casa Sanremo in occasione del Festival della Canzone Italiana e si prepara così agli Stati Generali della Sostenibilità e della Sicurezza, che si terranno rispettivamente il 26 e il 27 marzo nel Palazzo della Santa Sede San Carlo ai Catinari a Roma.

“Attraverso i nostri incontri valoriali ragioniamo sul mondo che cambia cercando insieme ai nostri interlocutori elementi di opportunità e di speranza” dichiara Massimo Lucidi presidente della Fondazione E-novation. Volendo da subito offrire un contributo ideale ai partecipanti, in termini di opinioni sui temi si è chiesto a Roberto Pucciano Presidente di Anchorage Group a Londra, visto all’Economic Forum di Davos, protagonista dell’economia internazionale e del pensiero geopolitico, una riflessione propria e dunque originalissima, grazie all’Osservatorio privilegiato che vive. Prosegue con un ragionamento su “la fine dell’era della globalizzazione“, questo ciclo di incontri con Roberto Pucciano che potremo poi vedere dal vivo a Roma il 26 marzo p.v.

“Per gran parte del periodo successivo alla fine della Guerra Fredda, la globalizzazione è stata trattata più come un’inevitabilità economica che come una scelta politica. La liberalizzazione degli scambi, i flussi di capitali transfrontalieri e le catene di approvvigionamento integrate a livello globale erano considerati processi auto-rinforzanti e, in ultima analisi, irreversibili. Il ruolo dei governi era in gran parte quello di facilitare l’integrazione e mitigarne le conseguenze sociali.

Questa supposizione non è più valida.

Il sistema economico globale non sta attraversando una fase di recessione ciclica, ma una transizione strutturale. Ciò che sta finendo non è lo scambio transfrontaliero in sé, ma la particolare forma di globalizzazione che ha privilegiato efficienza, scala e apertura rispetto a resilienza, sicurezza e sostenibilità politica.

Dall’integrazione all’esposizione.

La caratteristica distintiva dell’era della globalizzazione è stata la misura in cui la produzione e la logistica sono state ottimizzate per minimizzare i costi. Le catene di fornitura sono diventate più lunghe, più snelle e più concentrate geograficamente. La ridondanza nazionale è stata trattata come inefficienza; l’autonomia strategica come protezionismo. I recenti shock hanno messo in luce i limiti di questo modello. La pandemia ha interrotto l’accesso a beni essenziali. I mercati energetici si sono dimostrati vulnerabili alla leva geopolitica. La carenza di semiconduttori avanzati ha dimostrato la fragilità delle reti di produzione altamente specializzate. Allo stesso tempo, l’intensificazione della competizione strategica, in particolare tra Stati Uniti e La Cina ha modificato il modo in cui viene percepita l’interdipendenza economica. Commercio e investimenti non sono più visti come canali neutrali di reciproco vantaggio, ma come potenziali vettori di dipendenza e influenza. Istituzioni come la l’Organizzazione Mondiale del Commercio, concepita per un mondo di interessi convergenti, ha faticato a adattarsi a questo cambiamento.

La ricomparsa dello Stato strategico.

La risposta è stata una ricalibrazione delle politiche economiche, piuttosto che un ritiro dall’impegno globale. I governi stanno intervenendo più direttamente in settori considerati critici per la sicurezza nazionale e la competitività a lungo termine: energia, produzione manifatturiera avanzata, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale. La politica industriale, a lungo considerata inefficiente o distorsiva nelle economie avanzate, è tornata a essere uno strumento centrale della governance economica. Resilienza, diversificazione e relazioni di fornitura affidabili ora superano i guadagni marginali derivanti dall’arbitraggio globale dei costi. Ciò non equivale a una deglobalizzazione. I volumi commerciali rimangono elevati e i flussi transfrontalieri persistono. Tuttavia, sono sempre più influenzati dall’allineamento politico, dalla compatibilità normativa e da considerazioni strategiche.

Un ordine globale più frammentato.

Il sistema emergente può essere descritto al meglio come una globalizzazione selettiva all’interno di un quadro multipolare. L’integrazione economica si sta approfondendo all’interno delle regioni e tra partner politicamente allineati, mentre diventa più limitata attraverso le linee di frattura geopolitiche. È improbabile che questa frammentazione sia temporanea. Le tecnologie che guideranno la crescita futura – semiconduttori, sistemi energetici puliti, infrastrutture dati – sono ad alta intensità di capitale, strategicamente sensibili e strettamente legate alla capacità dello Stato. Il loro sviluppo non sarà lasciato interamente ai mercati globali. Di conseguenza, è probabile che l’economia mondiale diventi meno efficiente nel complesso, ma più resiliente a livello nazionale e di blocco. Le conseguenze distributive varieranno considerevolmente, favorendo i paesi con istituzioni solide, capacità fiscale e profondità tecnologica.

La fine di un presupposto.

Il cambiamento più significativo è concettuale, più che operativo. L’era della globalizzazione si basava sulla convinzione che l’integrazione economica avrebbe alla fine superato la rivalità politica e che i mercati avrebbero disciplinato gli Stati più efficacemente di quanto gli Stati avrebbero plasmato i mercati.

Questa convinzione è stata rivista.

L’ordine emergente accetta che l’apertura economica debba coesistere con vincoli strategici e che l’integrazione sia una scelta piuttosto che un destino. I governi non cercano più di isolare la politica economica dalla geopolitica; la stanno incorporando esplicitamente. Ciò segna la fine dell’era della globalizzazione, così come era intesa alla fine del XX secolo. Ciò che la sostituirà sarà più complesso, più frammentato e più apertamente politico, ma anche più in linea con le realtà del potere e del rischio del mondo contemporaneo.”

Winter Games Express è il treno di cioccolato più lungo del mondo

MILANO, 26 gennaio 2026 – Oltre 55 metri di lunghezza per 28 quintali di peso: sono i numeri impressionanti del “Winter Games Express”, la scultura che da oggi detiene ufficialmente il Guinness World Record™ come treno di cioccolato più lungo del mondo.

La certificazione è arrivata questa mattina a Palazzo Lombardia, dove i giudici internazionali hanno sancito il primato (esattamente 55,27 metri) alla presenza del governatore Attilio Fontana.

L’opera, realizzata sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, non è solo una prova di abilità tecnica, ma un omaggio tangibile ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Il treno rientra infatti nel programma delle Cultural Olympiad di Regione Lombardia e dell’Olimpiade Culturale, il palinsesto diffuso che punta a diffondere i valori olimpici attraverso cultura e sport in vista delle gare che prenderanno il via il 6 febbraio prossimo.

Winter Games Express

Il record è frutto di una sinergia internazionale tra maestranze italiane e maltesi. A guidare la squadra è stato Andrew Farrugia, docente dell’Institute of Tourism Studies di Malta e già detentore del precedente primato.

«Questo risultato è figlio di un lavoro enorme, fatto di precisione millimetrica – ha commentato Farrugia –. È la celebrazione dell’unione tra professionisti, scuole e istituzioni dei nostri due Paesi».

Fondamentale il ruolo della formazione: il progetto ha visto lavorare fianco a fianco maestri pasticceri affermati e studenti delle scuole alberghiere e dei centri professionali. «Il “Winter Games Express” dimostra che fare rete genera valore reale», ha sottolineato Andrea Bonati, presidente del Consorzio Artigiani Pasticceri Bergamaschi.

Un concetto ribadito da Cristian Cantaluppi, CEO di CAST (Istituto Italiano di Arti Culinarie e Ospitalità), che ha evidenziato come l’esperienza abbia permesso ai futuri pasticceri di «respirare la complessità di un grande progetto e costruire una vera mentalità professionale».

Il progetto si distingue anche per l’attenzione all’ambiente e al sociale. Il cioccolato utilizzato, fornito dal partner Belcolade Puratos, è certificato Cacao Trace, garantendo una filiera sostenibile e diretta con i coltivatori.

Pierre Tussot, CEO dell’azienda, ha rassicurato sul destino dell’opera: «Al termine dell’esposizione nulla andrà sprecato. Il cioccolato verrà recuperato e riutilizzato in ambito agricolo, trasformando il record in un esempio di responsabilità ambientale».

L’iniziativa ha inoltre un forte risvolto benefico, promosso dai consiglieri regionali Giovanni Malanchini e Roberto Anelli, che hanno definito il treno «un simbolo dello spirito lombardo: eccellenza artigiana e solidarietà».

Attraverso la vendita di tavolette di cioccolato dedicate, verranno raccolti fondi per l’Associazione Cure Palliative ODV-ETS di Bergamo e per il St. Michael Hospice di Malta«Un gesto che trasforma un record in aiuto concreto per le famiglie», ha ringraziato la presidente dell’associazione bergamasca, Aurora Minetti.

Prossima fermata: Orio al Serio

Dopo il debutto a Palazzo Lombardia, il treno dei record si prepara a viaggiare (metaforicamente). Dal 29 gennaio al 20 febbraio, l’opera sarà esposta all’Aeroporto di Bergamo Orio al Serio, dove passeggeri e visitatori potranno ammirare il Guinness World Record e contribuire alla raccolta fondi benefica.

Winter Games Express

Il discorso completo in italiano di Milei a Davos 2026

Milei Davos 2026 discorso completo italiano

Javier Milei torna a scuotere il World Economic Forum. A Davos 2026, il Presidente argentino ha aperto il suo intervento con una sentenza netta: “Machiavelli è morto”. Mettendo da parte il cinismo politico, Milei ha spiegato perché non esiste conflitto tra etica ed economia, difendendo il capitalismo non solo come il sistema più efficiente, ma come l’unico moralmente legittimo. Di seguito trovate la traduzione integrale del discorso, un viaggio tra filosofia, diritto naturale e i risultati delle riforme in Argentina.

MILEI A DAVOS 26: IL DISCORSO INTEGRALE IN ITALIANO

Buon pomeriggio a tutti.

Sono qui davanti a voi per affermare categoricamente che Machiavelli è morto.

Per anni, il nostro pensiero è stato distorto dalla presentazione di un falso dilemma nella progettazione delle politiche pubbliche, secondo il quale ci saremmo trovati presumibilmente di fronte a una scelta tra l’efficienza politica da un lato e il rispetto dei valori etici e morali dell’Occidente dall’altro.

Come sottolinea il professor Jesús Huerta de Soto nella sua opera sull’efficienza dinamica, da tale prospettiva, l’efficienza non è compatibile con vari schemi di equità o giustizia, ma scaturisce unicamente ed esclusivamente da uno di essi: quello basato sul rispetto della proprietà privata e della funzione imprenditoriale.

Pertanto, la contrapposizione tra le dimensioni dell’efficienza e della giustizia è falsa ed erronea. Vale a dire, ciò che è giusto non può essere inefficiente, né ciò che è efficiente può essere ingiusto. In realtà, dal punto di vista dell’analisi dinamica, giustizia ed efficienza sono due facce della stessa medaglia.

Senza dubbio, il pensatore che ha inteso questo concetto con maggiore chiarezza è stato Murray Rothbard, quando ha articolato la connessione tra la concezione dinamica dell’efficienza economica e la sfera dell’etica. Rothbard considerava essenziale stabilire in anticipo un quadro etico adeguato per favorire l’efficienza dinamica, data la nostra mancanza di conoscenza riguardo ai fini, ai mezzi e alle funzioni di utilità che esistono nella realtà.

Secondo Rothbard, visione alla quale aderisco anche nel mio ruolo di Presidente della grande nazione argentina, solo i principi etici alla base della cultura occidentale possono fungere da criteri di efficienza quando si tratta di prendere decisioni di politica pubblica.

Per dirla senza mezzi termini: quando si progettano politiche pubbliche, è inaccettabile dal punto di vista etico e morale sacrificare la giustizia sull’altare dell’efficienza.

Questo impegno verso i valori non solo si pone al di sopra dell’efficienza economica, ma si colloca ben al di sopra dell’utilitarismo politico. Così, accantonando i valori etici e morali, finiamo con politiche che non sono solo ingiuste, ma che portano anche al collasso, non solo economico ma anche sociale, a tal punto da poter causare, in ultima analisi, la caduta della stessa civiltà occidentale.

È per questo che, nel 2024, in questo stesso forum, ho dichiarato che l’Occidente era in pericolo. A mia volta, nel mio intervento del 2025, ho dimostrato che le agende e le politiche promosse da varie organizzazioni e forum internazionali non erano altro che un insieme di politiche socialiste elegantemente confezionate per ingannare le persone di spirito nobile e piene di buone intenzioni. Tuttavia, ciò ha portato sempre ai medesimi risultati catastrofici.

Per questo non dobbiamo mai dimenticare le parole di Thomas Sowell sul socialismo, del quale riconosceva il merito di sembrare molto attraente, ma il cui rovescio della medaglia è che finisce sempre male, spaventosamente male.

Infatti, al di là dei continui disastri causati dal socialismo nel corso del XX secolo, possiamo osservare i terribili danni provocati in Venezuela. Non solo un crollo dell’80% del PIL, ma qualcosa di ben peggiore, ovvero l’instaurazione di una sanguinaria narco-dittatura i cui tentacoli terroristici si sono diffusi in tutto il nostro continente nelle Americhe.

Pertanto, oggi più che mai, di fronte al degrado etico e morale che affligge l’Occidente come risultato dell’abbraccio alla nuova agenda socialista, è necessario promuovere nuovamente le idee di libertà. Tuttavia, a differenza di come questo è stato affrontato in passato sulla base di un quadro utilitaristico, oggi la difesa del sistema capitalista di libera impresa deve fondarsi sulla sua virtù etica e morale.

Come sottolinea Israel Kirzner, i socialisti di oggi non negano la superiorità del capitalismo in termini di produttività; essi sfidano il capitalismo sulla base del fatto che è ingiusto. Pertanto, non è sufficiente che il sistema sia più produttivo, perché se le sue radici fossero ingiuste, il capitalismo non dovrebbe essere difeso.

Oggi dimostrerò che il capitalismo di libera impresa non solo è più produttivo, ma è anche l’unico sistema giusto. Dimostrerò inoltre che non esiste alcun dilemma tra utilitarismo politico e processo decisionale basato sui valori, poiché se i due fossero in conflitto, ciò implicherebbe che le fondamenta dell’utilitarismo politico dovrebbero essere scartate in quanto ingiuste.

Di conseguenza, ciò significa che se desideriamo emergere dal nostro presente oscuro, dobbiamo trarre nuovamente ispirazione dalla filosofia greca, abbracciare il diritto romano e ritornare ai valori giudaico-cristiani, permettendoci così di salvare l’Occidente.

Una gran parte dei conflitti umani nasce da una fallita interazione tra diritto naturale e diritto positivo.

  • Il diritto naturale è la legge che dovrebbe governare gli esseri umani perché è conforme alla loro natura, ed è quindi giusta in senso universale. È una legge comune a tutti gli uomini poiché è intrinseca alla loro essenza e quindi immutabile e inalterabile.
  • Al contrario, il diritto positivo è la legge scritta dagli esseri umani per governare secondo la loro convenienza.

Pertanto, quando il diritto positivo è in armonia con il diritto naturale, vi sarà giustizia. In caso contrario, la legge può essere legale ma non legittima.

Di conseguenza, vengono riconosciuti due diritti fondamentali: il diritto alla vita e il diritto alla libertà.

L’uomo nasce vivo e libero e ha il diritto di preservare questi attributi della natura. Ha anche il diritto di esigere che gli altri li rispettino per perseguire la propria felicità, che è il fine verso cui tende ogni essere umano. Accanto a questi, abbiamo i diritti acquisiti, che non sono né naturali né inerenti agli esseri umani, ma sono invece guadagnati attraverso il merito o ottenuti come dono.

Così, dal diritto fondamentale alla libertà deriva il diritto acquisito alla proprietà privata, che si manifesta nella nostra capacità di acquisire liberamente beni con i frutti del nostro lavoro o di ricevere beni che sono liberamente donati o ereditati. A sua volta, il diritto di proprietà, specialmente a causa delle sue conseguenze dinamiche, è legato al principio di appropriazione di Locke. La proprietà può derivare non solo da donazione, regali, eredità e/o scambio, ma anche dall’appropriazione tramite scoperta e creazione.

Infine, questi diritti sono completati dal principio di non aggressione, che stabilisce che nessun essere umano ha il diritto di infliggere aggressioni di alcun tipo a un altro essere umano. Ciò include non solo l’aggressione fisica, ma anche tutte le forme di coercizione, compulsione e/o imposizione sotto la minaccia della forza.

Quindi, definiamo il liberalismo libertario, in linea con Alberto Benegas Lynch Junior, come il rispetto irrestretto del progetto di vita altrui basato sul principio di non aggressione e in difesa del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà, le cui istituzioni sono la proprietà privata, i mercati liberi dall’intervento statale, la concorrenza intesa come libera entrata e uscita, la divisione del lavoro e la cooperazione sociale.

Naturalmente, associata a questo ordine sociale, sorge la domanda se esso sia giusto. Pertanto, per determinare se il sistema è giusto, il riferimento necessario è Ulpiano, la cui premessa di base costituisce un fondamento del diritto romano ed è indubbiamente uno dei pilastri della civiltà occidentale.

Così, la giustizia è la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno il suo, vale a dire, l’intenzione di dare a ciascuno ciò che gli appartiene. Tuttavia, l’affermazione di Ulpiano non finiva qui; egli aggiungeva che i precetti del diritto consistono nel vivere onestamente, non nuocere a nessuno e dare a ciascuno il suo.

Pertanto, da tutto ciò consegue che una delle caratteristiche definitorie del capitalismo di libera impresa è che si tratta di una dottrina giusta. Dato il quadro istituzionale emergente, che abbiamo dimostrato essere giusto, è ora il momento di dimostrare che è anche efficiente.

La prima formulazione a questo proposito fu avanzata da Adam Smith, il quale, utilizzando l’argomento della mano invisibile, ipotizzò che ogni individuo, perseguendo i propri interessi, massimizza il benessere sociale. Successivamente, i neoclassici, guidati da un’idea della mano invisibile basata sull’ottimo paretiano, derivarono il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere, vale a dire che ogni equilibrio competitivo è un ottimo di Pareto.

Tuttavia, ciò richiedeva di abbracciare una struttura matematica che lasciava la porta aperta all’intervento statale con l’obiettivo ben intenzionato di correggere i fallimenti del mercato, che, dal mio punto di vista, non esistono realmente.

Per affrontare questo problema, la dimostrazione sviluppata da Hans-Hermann Hoppe, basata sui diritti di proprietà in linea con il principio di appropriazione originale di Locke insieme al principio di non aggressione, non solo si rivela soddisfacente nello stabilire l’ottimalità, ma non lascia alcuno spazio all’intervento. A tal proposito, Hoppe afferma:

“Qualsiasi deviazione da questo insieme di regole implica, per definizione, una ridistribuzione dei titoli di proprietà, e quindi del reddito, dai produttori-utenti e parti contraenti ai non produttori-utenti e non contraenti. Di conseguenza, qualsiasi deviazione di questo tipo implica che ci sarà relativamente meno appropriazione originale di risorse, la cui scarsità è nota, e pertanto ci sarà meno produzione di nuovi beni, meno manutenzione dei beni esistenti e meno contratti e scambi reciprocamente vantaggiosi. Ciò implica naturalmente un tenore di vita inferiore rispetto ai beni e servizi che cambiano di mano. Inoltre, il postulato che solo il primo utilizzatore di un bene acquisisca diritti di proprietà su di esso, non l’ultimo, assicura che gli sforzi produttivi siano i più elevati possibile in ogni momento.”

Allo stesso modo, la nozione che solo l’integrità fisica della proprietà e non il suo valore debba essere protetta, garantisce che ogni proprietario intraprenderà i massimi sforzi possibili per produrre valore, vale a dire, sforzi per promuovere cambiamenti favorevoli nel valore della proprietà e per prevenire o contrastare qualsiasi cambiamento sfavorevole nel suo valore.

Pertanto, qualsiasi deviazione da queste regole comporta una riduzione degli sforzi produttivi in ogni momento.

Si noti che, basandosi sulla proprietà privata piuttosto che su funzioni di eccesso di domanda derivate da esercizi di ottimizzazione, questo approccio consente di raggiungere un ottimo senza la necessità di utilizzare ipotesi esoteriche che servano poi come giustificazione per l’intervento statale. Ciò evita anche di cadere nell’assurdità empirica del secondo teorema dell’economia del benessere, che postula l’indipendenza tra produzione e distribuzione, come se scegliere tra capitalismo e comunismo fosse neutrale in termini di risultati.

Quindi, avendo dimostrato che le istituzioni del capitalismo di libera impresa, supportate dai diritti naturali, dal principio di appropriazione originale di Locke e dal principio di non aggressione, non sono solo giuste ma anche efficienti, almeno in termini statici, è ora il momento di mostrare che il capitalismo di libera impresa mostra le stesse proprietà anche in termini dinamici.

Già nel 380 a.C., Senofonte sottolineava che l’economia è una forma di conoscenza che consente agli uomini di accrescere la propria ricchezza, argomentando che la proprietà privata è il veicolo più vantaggioso per la vita degli individui. Senofonte passò poi ad affrontare il concetto di efficienza da due prospettive:

  1. Da un lato, da un punto di vista statico, definì l’efficienza come la gestione delle risorse disponibili volta a evitare sprechi, evidenziando il beneficio della proprietà privata affermando che l’occhio del padrone è il modo migliore per ingrassare il bestiame.
  2. Dall’altro lato, nella sua seconda definizione di efficienza, Senofonte approfondì l’ambito dinamico, notando che l’efficienza comporta anche l’accrescimento della ricchezza, ovvero l’aumento della quantità disponibile di beni attraverso la creatività imprenditoriale, segnatamente tramite il commercio e la speculazione.

Quest’ultimo criterio di efficienza è di fondamentale importanza per lo studio della crescita economica, perché, a differenza di un modello statico che considera solo quelli che Robert Lucas Junior ha definito parametri profondi — cioè preferenze, tecnologia e dotazioni iniziali di risorse — nella sfera dinamica, sia la tecnologia che le dotazioni iniziali possono variare. E di fatto, lo fanno continuamente come risultato della creatività imprenditoriale.

Inoltre, l’istituzione della proprietà privata merita un capitolo a parte. Facendo perno su di essa, la Scuola Austriaca di Economia, da Mises, Hayek, Rothbard, Kirzner e Hoppe fino a Huerta de Soto, ha dimostrato l’impossibilità del socialismo, smantellando così l’idea spettrale di John Stuart Mill che postulava l’indipendenza tra produzione e distribuzione; una forma di sordità accademica che ha portato al socialismo ed è costata al mondo la vita di 150 milioni di esseri umani, mentre coloro che sono riusciti a sopravvivere al terrore lo hanno fatto in una povertà assurda.

In linea con le osservazioni precedenti e coerentemente con la seconda linea di analisi di Senofonte, la teoria economica ha identificato quattro fonti di progresso economico:

  • In primo luogo, c’è la divisione del lavoro, che è stata illustrata da Adam Smith attraverso l’esempio della fabbrica di spilli. Nella sua essenza, questo è un meccanismo che genera guadagni di produttività, manifestati come rendimenti crescenti. Sebbene il suo limite sia determinato dalla dimensione del mercato, la dimensione del mercato è influenzata positivamente da questo processo. Tuttavia, vale anche la pena notare che questo processo virtuoso non è infinito e che il suo limite ultimo risiede nella dotazione di risorse iniziali.
  • In secondo luogo, c’è l’accumulazione di capitale, sia fisico che umano. Per quanto riguarda il capitale fisico, l’interazione tra risparmio e investimento è cruciale, evidenziando il ruolo fondamentale dei mercati dei capitali e del sistema finanziario nello svolgere tale intermediazione. Sul versante del capitale umano, l’attenzione non dovrebbe limitarsi alla sola istruzione, ma dovrebbe includere anche lo sviluppo delle capacità cognitive fin dalla nascita, così come la nutrizione e la salute, elementi basilari per ottenere l’accesso all’istruzione e al mercato del lavoro.
  • In terzo luogo, c’è il progresso tecnologico, che consiste nell’essere in grado di produrre una maggiore quantità di beni con la stessa quantità di risorse, o nel produrre lo stesso output utilizzando una minore quantità di input.
  • Infine, c’è lo spirito imprenditoriale, o meglio la funzione imprenditoriale, che, secondo il professor Huerta de Soto, costituisce il motore principale del processo di crescita economica. Perché, sebbene i tre fattori menzionati siano importanti, senza imprenditori non può esserci produzione e gli standard di vita sarebbero estremamente precari.

Infatti, la funzione imprenditoriale non è tanto focalizzata sull’efficienza a breve termine, quanto piuttosto sull’aumento della qualità di beni e servizi, il che, a sua volta, porta a standard di vita più elevati. Su questa base, ciò che conta davvero è espandere la frontiera delle possibilità produttive nella misura massima possibile. Così, l’efficienza dinamica può essere intesa come la capacità di un’economia di favorire la creatività e il coordinamento imprenditoriale.

A sua volta, il criterio dell’efficienza dinamica è inseparabilmente legato al concetto di funzione imprenditoriale, che è quella capacità tipicamente umana di percepire le opportunità di profitto che sorgono nell’ambiente e di agire di conseguenza per trarne vantaggio. Ciò rende fondamentale il compito di scoprire e creare nuovi fini e mezzi, guidando il coordinamento spontaneo per risolvere gli squilibri di mercato.

Inoltre, questa definizione di efficienza dinamica proposta da Huerta de Soto combina in modo coerente e appropriato l’idea di distruzione creatrice di Schumpeter con il concetto di efficienza adattiva di North. Naturalmente, dato il ruolo della funzione imprenditoriale, le istituzioni in cui essa si sviluppa sono di vitale importanza.

A questo proposito, sia Douglass North che Jesús Huerta de Soto considerano una delle funzioni chiave delle istituzioni quella di ridurre l’incertezza. Quindi, mentre North le presenta come un insieme di vincoli ideati dall’uomo che strutturano l’interazione sociale in modo ripetitivo, Huerta de Soto ritiene che queste istituzioni, concepite dagli esseri umani, emergano spontaneamente da un processo di interazione sociale senza essere progettate da alcun singolo individuo, e che riducano l’incertezza nel processo di mercato.

Come sottolinea Roy Cordato, il quadro istituzionale appropriato è quello che favorisce la scoperta e il coordinamento imprenditoriale. Di conseguenza, all’interno di questo quadro, la politica economica dovrebbe mirare a identificare e rimuovere tutte le barriere artificiali che ostacolano il processo imprenditoriale e gli scambi volontari. Data l’influenza decisiva delle istituzioni sul progresso economico, ciò dirige la nostra attenzione sull’importanza dell’etica, poiché le società che aderiscono a valori morali e principi etici più forti a sostegno delle istituzioni saranno dinamicamente più efficienti e godranno quindi di maggiore prosperità.

Di conseguenza, il problema etico fondamentale è la ricerca del modo migliore per favorire il coordinamento e la creazione imprenditoriale.

Pertanto, nel campo dell’etica sociale, concludiamo che concepire gli esseri umani come attori creativi e coordinatori implica accettare assiomaticamente il principio secondo cui ogni essere umano ha il diritto di appropriarsi dei risultati della propria creatività imprenditoriale. Quindi l’appropriazione privata dei frutti di ciò che gli imprenditori creano e scoprono è un principio di diritto naturale, perché se un autore non fosse in grado di appropriarsi di ciò che crea o scopre, la sua capacità di rilevare opportunità di profitto sarebbe bloccata e l’incentivo a compiere le proprie azioni scomparirebbe.

In definitiva, il principio etico appena enunciato è il fondamento etico basilare dell’intera economia di mercato.

Quindi, ciò che abbiamo appena dimostrato è che il capitalismo di libera impresa non è solo giusto, ma anche efficiente ed è anche quello che massimizza la crescita.

Dato il quadro concettuale dell’efficienza dinamica e l’assenza di un dilemma tra efficienza e valori etici nella progettazione delle politiche pubbliche, è interessante considerare la loro attuazione nella vita reale. Al di là degli enormi risultati che abbiamo mostrato durante questi anni di governo, avendo sradicato un deficit fiscale del 15% del PIL, riducendo l’inflazione dal 300% al 30%, abbassando il rischio paese di 2.500 punti base e ripristinando la crescita economica, con la povertà in calo dal 57% al 27%, perseguendo politiche pubbliche guidate da valori etici e morali, vorrei concentrarmi sul caso del Ministero della Deregolamentazione, o, come lo chiamiamo a casa, il Ministero dei Rendimenti Crescenti.

Questo ministero si ispira all’evoluzione del PIL pro capite dall’inizio dell’era cristiana, che ha la forma di una mazza da hockey. Questa figura nasce dal fatto che fino all’anno 1800 il PIL pro capite è rimasto quasi costante e da quel momento in poi è aumentato di 15 volte in un contesto in cui la dimensione della popolazione è aumentata di dieci volte. Parallelamente, mentre il PIL cresceva, la povertà estrema è scesa da livelli del 95% al 10%.

Tuttavia, questa meraviglia implica l’esistenza di rendimenti crescenti, che in economia sono associati a strutture di mercato concentrate, ed è qui che sorge il dilemma di politica pubblica tra efficienza paretiana e giustizia. Nell’analisi paretiana, i rendimenti crescenti comportano l’esistenza di non convessità nell’insieme di produzione che impediscono la derivazione di una funzione di profitto con un massimo. Di conseguenza, né l’offerta di beni né la domanda di importazioni sono ottimali. In risposta, si propone la regolamentazione delle imprese per assimilarle a un caso perfettamente competitivo, cioè per uccidere i rendimenti crescenti e con essi la crescita economica.

Considerate gli effetti causati dalla regolamentazione in tutto il mondo.

La visione del capitalismo basata sui valori sostiene che se tale posizione è stata raggiunta attraverso la scoperta, lo scambio volontario e senza violare il principio di non aggressione, non vi è alcuna giustificazione per l’intervento. Infatti, l’intervento costituisce una violazione dei diritti di proprietà e, punendo i profitti, la crescita potenziale dell’economia diminuisce, quindi l’intervento e la regolamentazione sono dinamicamente inefficienti perché sono violenti e quindi ingiusti.

È per questo che, da quando siamo entrati in carica nel 2023, abbiamo attuato, grazie allo sforzo ciclopico di Federico Sturzenegger, 13.500 riforme strutturali, che oggi ci permettono di avere un’economia dinamicamente più efficiente e ci consentiranno di crescere ancora una volta. Ovvero rendere l’Argentina di nuovo grande.

Così, l’ottimo paretiano è chiaramente messo in discussione, e per questo motivo molti considerano che autorizzi la regolamentazione delle strutture concentrate assimilandole a un modello competitivo. Ma, come ho detto, questo significa uccidere i rendimenti crescenti, con l’effetto collaterale non intenzionale di uccidere la crescita.

Si noti che, sulla stessa linea, possiamo affrontare anche la questione dell’intelligenza artificiale, uno strumento che può essere visto come la versione del XXI secolo della fabbrica di spilli di Adam Smith. Cioè un catalizzatore per rendimenti crescenti e, di conseguenza, un catalizzatore per una maggiore crescita e benessere. Pertanto, la cosa più responsabile che gli stati possono fare riguardo a questo problema è smettere di infastidire coloro che stanno creando un mondo migliore.

Permettetemi di dirlo in modo diretto. La cosa più responsabile che i politici possono fare è smettere di infastidire coloro che stanno creando un mondo migliore.

Allo stesso tempo, desidero sottolineare che tutte le paure associate a scenari distopici sono sciocchezze. La risposta è Adam Smith; il limite ai rendimenti crescenti è determinato dalla dimensione del mercato. Non dobbiamo infine dimenticare che l’implementazione di questi progetti richiede input reali e risorse finanziarie, quindi l’espansione sarà vincolata dalle dotazioni iniziali.

Infine, legato a questo futuro fenomenale che ci attende, il ruolo del capitale umano è di vitale importanza. E a questo proposito, in Argentina, grazie al lavoro del Ministro Sandra Pettovello rispetto ai settori vulnerabili, abbiamo smesso di dare alle persone il pesce e abbiamo iniziato a insegnare loro come pescare e, se possibile, sperando di incoraggiarle a creare la propria azienda di pesca.

Infine, nonostante la critica popolare, il capitalismo di libera impresa non mina i valori morali. Dopotutto, il progresso economico attraverso il meccanismo della mano invisibile è emerso dai sentimenti morali di Adam Smith, e l’era moderna deve la sua esistenza a quelle che McCloskey chiama le virtù borghesi.

A sua volta, grazie al grande lavoro di Huerta de Soto nello sviluppo del concetto di efficienza dinamica e alla sua applicazione in Argentina, possiamo essere fiduciosi che il presunto dilemma tra efficienza e giustizia sia falso. Vale a dire che i mercati non sono solo superiori in termini produttivi, ma sono anche giusti. Pertanto, le politiche pubbliche dovrebbero essere guidate dall’etica piuttosto che dall’utilitarismo economico e/o politico, che porta invariabilmente a soluzioni ingiuste, populiste e impoverenti.

Quindi riaffermo ciò che ho dichiarato all’inizio di questo intervento. Machiavelli è morto. Pertanto, è ora di seppellirlo.

Inoltre, dato il profondo legame tra moralità e liberi mercati, questi ultimi ci rendono persone migliori. Grazie a mercati dinamicamente efficienti, possiamo simultaneamente raggiungere il progresso economico, difendere la proprietà privata, mantenere la pace, ottenere l’armonia sociale e rafforzare le virtù sociali che sono indispensabili per una società prospera.

Infine, vorrei lasciarvi con una riflessione sulla porzione della Torah di questa settimana: la Parashah Bo descrive il momento in cui Mosè affronta il Faraone, simbolo del potere oppressivo dello stato, per avvertirlo che se non avesse liberato il popolo ebraico, le ultime tre piaghe si sarebbero abbattute sull’Egitto.

  1. Quando il Faraone rifiutò, arrivò la piaga delle locuste, che significava carestia.
  2. Poi arrivò la piaga delle tenebre, che significava la perdita di chiarezza nel processo decisionale.
  3. E infine, la piaga della morte dei primogeniti, che illustra il destino di una società che nega la libertà.

L’analogia con quanto sta accadendo oggi in Occidente è cristallina. Da qualche tempo, e per qualche strana ragione, l’Occidente ha iniziato a voltare le spalle alle idee di libertà. È per questo che, in questo stesso luogo nel 2024, ho affermato che l’Occidente era in pericolo, come risultato dell’aver abbracciato dosi crescenti di socialismo nella sua forma più ipocrita, che è il wokismo. A mia volta, nel 2025, ho spiegato i parassiti mentali seminati dalla sinistra nell’umanità.

Tuttavia, il 2026 è l’anno in cui vi porto buone notizie. Il mondo ha iniziato a svegliarsi.

La prova migliore di ciò è quanto sta accadendo nelle Americhe con la rinascita delle idee di libertà. Pertanto, le Americhe saranno il faro di luce che illuminerà ancora una volta l’intero Occidente, ripagando così il debito di civiltà con espressioni di gratitudine verso le fondamenta della filosofia greca, del diritto romano e dei valori giudaico-cristiani.

Abbiamo un futuro migliore davanti a noi, ma quel futuro migliore esiste solo se torniamo alle radici dell’Occidente, il che significa tornare alle idee di libertà.

Che Dio benedica l’Occidente. Possano le forze del cielo essere con noi, e viva la libertà, dannazione.

Grazie mille.

Il discorso completo in italiano di Elon Musk a Davos 2026

Elon Musk discorso completo in italiano Davos 2026

A Davos, durante l’ultima edizione del World Economic Forum, è andato in scena un dialogo che ha spaziato dalla finanza globale alla sopravvivenza della specie umana. Protagonisti due giganti: Larry Fink, CEO di BlackRock, e Elon Musk.

Quella che è iniziata come una discussione sui rendimenti finanziari si è presto trasformata in una masterclass di ingegneria e filosofia futurista. Al centro del dibattito: l’Intelligenza Artificiale, la robotica, spazio e l’inevitabile corsa all’energia.

ELON MUSK A DAVOS 26: IL DISCORSO INTEGRALE IN ITALIANO

Larry Fink: Non è stato…un grande applauso. Ricominciamo. (Applausi) Larry Fink: Così va meglio. Grazie. Sì. Renderemo la cosa interessante. Quante? Quante citazioni vorrete dopo questa sessione?

Elon Musk: Non lo so. Cinque.

Larry Fink: Ok. Allora, buon pomeriggio a tutti. È fantastico vedere tutti voi qui. È stata una settimana incredibile qui a Davos. Spero abbiate notato che stiamo avendo molte conversazioni qui a Davos. Spero che tutti siano d’accordo. Ci sono conversazioni su cui potremmo non essere d’accordo. Ce ne sono molte su cui potremmo esserlo. Ma attraverso questi dialoghi, e penso al risultato di oggi con l’accordo di pace, il World Economic Forum è qui per questo: per favorire la comprensione e anche la risoluzione. Quindi, è una componente importante di chi siamo e cosa siamo.

E sono entusiasta di avere Elon Musk con noi. È venuto fin dalla California per essere qui e vedere tutti voi. Quindi, grazie. Elon. Benvenuto.

Elon Musk: Grazie. Voglio dire, ho sentito… ho sentito della formazione del vertice di PIECE (gioco di parole con PEACE, una battuta sul fatto che più che di pace a lui sembrano accordi sui pezzi di nazioni), e mi sono detto: “È quello che vedo? Un pezzetto di Groenlandia, un pezzetto di Venezuela?”.

Larry Fink: Ciò che vogliamo è la pace. Ok, voglio dire, come ho detto, sono piuttosto orgoglioso… come CEO di BlackRock, da quando ci siamo quotati, il rendimento composto di BlackRock per i nostri azionisti è stato del 21%. Da quando Elon ha quotato Tesla, il suo rendimento composto è del 43%. Questa è solo un’altra pubblicità per tutti, specialmente per gli europei. Ecco perché più cittadini dovrebbero investire nella crescita, investire nei propri paesi. Immaginate se molti fondi pensione avessero investito con Elon quando Tesla si è quotata, e quanto avremmo guadagnato rispetto ad altri fondi che hanno investito fianco a fianco con Elon e nella crescita. Quindi, un rendimento spettacolare e ci sono pochissime aziende… Beh, non credo ci sia nessun’altra azienda grande come Tesla oggi che abbia quel rendimento composto. Quindi congratulazioni. Penso sia un buon metro di misura.

Elon Musk: Beh, abbiamo un team incredibile in Tesla ed è quella la ragione.

Larry Fink: Quindi voglio entrare nel vivo, nella parte significativa riguardo la tecnologia, le possibilità. Voglio parlare di IA e robotica, energia, spazio e il progresso che in definitiva si riduce all’ingegneria, alla disciplina ingegneristica, all’esecuzione su scala. E se non c’è nessuno che ha l’esperienza e la forza d’animo per affrontare questi problemi di petto, non solo le idee ma l’esecuzione attraverso così tante tecnologie diverse… quello sei tu, Elon. Ed è per questo che ho pensato fosse importante per noi avere questo dialogo. Dunque, attualmente stai lavorando nel campo dell’IA, della robotica, dello spazio e dell’energia, tutto allo stesso tempo. Quando guardi a questi sforzi, cos’hanno in comune dal punto di vista ingegneristico?

Elon Musk: Beh, sono tutte sfide tecnologiche molto difficili. Ma l’obiettivo generale delle mie aziende è massimizzare il futuro della civiltà, fondamentalmente massimizzare la probabilità che la civiltà abbia un grande futuro. E di espandere la coscienza oltre la Terra. Prendiamo SpaceX, per esempio. SpaceX riguarda l’avanzamento della tecnologia missilistica al punto in cui possiamo estendere la vita e la coscienza oltre la Terra. Sulla Luna, su Marte, eventualmente verso altri sistemi stellari. E penso che dovremmo sempre considerare la coscienza, la vita come la conosciamo, come precaria e delicata. Perché, per quanto ne sappiamo, non sappiamo se ci sia vita altrove. Sai, mi chiedono spesso: “Ci sono alieni tra noi?” E io rispondo che io sono uno.

Larry Fink: O che vieni dal futuro.

Elon Musk: Non mi credono. Quindi, io… penso che se qualcuno dovesse sapere se ci sono alieni tra noi, quello sarei io. Abbiamo 9000 satelliti lassù, e non una volta abbiamo dovuto evitare un’astronave aliena. Quindi mi dico: “Non lo so”. Il punto è che penso dovremmo presumere che la vita e la coscienza siano estremamente rare. E potremmo esserci solo noi. E se questo è il caso, dobbiamo fare tutto il possibile per assicurare che la luce della coscienza non si spenga, perché l’immagine nella mia mente è quella di una piccola candela in una vasta oscurità, una piccola candela di coscienza che potrebbe facilmente spegnersi. Ed è per questo che è importante rendere la vita multi-planetaria, così che se ci fosse un disastro naturale o causato dall’uomo sulla Terra, la coscienza possa continuare. Questo è lo scopo di SpaceX.

Tesla riguarda ovviamente la tecnologia sostenibile e, a questo punto, abbiamo aggiunto alla nostra missione l'”abbondanza sostenibile”. Quindi con la robotica e l’IA, questa è davvero la strada per l’abbondanza per tutti. Se dici, sai, la gente parla spesso di risolvere la povertà globale o, essenzialmente, come garantire a tutti un tenore di vita molto alto… Penso che l’unico modo per farlo siano l’IA e la robotica. Il che non significa che sia privo di problemi. Voglio dire, dobbiamo stare molto attenti con l’IA. Dobbiamo stare molto attenti con la robotica. Non vogliamo ritrovarci in un film di James Cameron. Sai, Terminator… sono grandi film. Ma non vogliamo essere dentro Terminator, ovviamente. Ma se hai un’IA onnipresente che è essenzialmente gratuita o quasi, e una robotica diffusa, allora avrai un’esplosione nell’economia globale, un’espansione dell’economia globale che è davvero senza precedenti.

Larry Fink: Quell’espansione… Sarà ampia? O sarà ristretta? E come può essere creata? Come può ampliare l’economia globale?

Elon Musk: Sì, è… Voglio dire, il modo di pensarci è che se hai un gran numero di robot umanoidi, l’output economico è la produttività media per robot moltiplicata per il numero di robot. Giusto. E in realtà, la mia previsione nello scenario “benevolo” del futuro è che i robot produrranno così tanti robot e IA che satureranno effettivamente tutti i bisogni umani; nel senso che non riuscirai nemmeno a pensare a qualcosa da chiedere al robot a un certo punto. Ci sarà una tale abbondanza di beni e servizi perché la mia previsione è che ci saranno più robot che persone.

Larry Fink: Ma come mantieni lo scopo umano in quello scenario?

Elon Musk: Voglio dire, sai, nulla è perfetto. Ma è necessario, cioè, non puoi avere entrambe le cose: non puoi avere lavoro che deve essere fatto e una straordinaria abbondanza per tutti. Perché se è un lavoro che deve essere fatto, e solo alcune persone possono farlo, allora non puoi avere l’abbondanza.

Larry Fink: Ed è limitato.

Elon Musk: Sì, limitato. Esattamente. Ma se hai miliardi di robot umanoidi… e penso che lo saranno, penso che chiunque sulla Terra ne avrà uno e ne vorrà uno. Perché chi non vorrebbe un robot per, sai, assumendo che sia molto sicuro… sorvegliare i tuoi figli, prendersi cura dei tuoi animali domestici? Se hai genitori anziani… molti amici potrebbero avere genitori anziani ed è molto difficile prendersi cura di loro.

Larry Fink: Costoso?

Elon Musk: Sì, è costoso, ed è faticoso, e semplicemente non ci sono abbastanza persone per prendersi cura… non abbastanza giovani per prendersi cura degli anziani. Giusto? Quindi se avessi un robot che potesse prendersi cura e proteggere un genitore anziano, penso sarebbe fantastico. Sarebbe una cosa incredibile da avere. E penso che avremo queste cose. Quindi, voglio dire, nel complesso sono molto ottimista riguardo al futuro. Penso che siamo diretti verso un futuro di straordinaria abbondanza, il che è fantastico.

Larry Fink: E sicuramente siamo nel periodo più interessante della storia. Penso ci sia più tempo medio nella storia… quindi, potremo, io e te, invertire l’invecchiamento in questa nuova storia o lo vedremo accadere?

Elon Musk: Sai, non ho dedicato molto tempo alla questione dell’invecchiamento. Penso però sia un problema molto risolvibile. Penso che quando capiremo cosa causa l’invecchiamento, scopriremo che è incredibilmente ovvio. Non è una cosa sottile. La ragione per cui dico che non è una cosa sottile è perché tutte le cellule nel tuo corpo, sai, con qualche eccezione, invecchiano praticamente allo stesso ritmo. Sai, non ho mai visto qualcuno con un braccio sinistro vecchio e un braccio destro giovane in vita mia. Quindi perché succede? Significa che deve esserci un orologio. Un orologio sincronizzatore, giusto? Che si sincronizza attraverso 35 trilioni di cellule nel tuo corpo. E, sai, c’è qualche beneficio nella morte, comunque. C’è una ragione per cui non abbiamo effettivamente una durata della vita più lunga. Perché se le persone vivessero per sempre o per molto tempo, penso ci sia il rischio di una fossilizzazione della società, di cose che rimangono bloccate al loro posto. Potrebbe diventare soffocante. Semplicemente, mancherebbe di vivacità. Ma detto questo… Penso che troveremo modi per estendere la vita e forse anche invertire l’invecchiamento? Penso sia altamente probabile.

Larry Fink: Non vedo l’ora. Quindi, nel futuro di cui parli, modelli di IA, macchine autonome, razzi… Tutto dipende da aumenti massicci di calcolo, aumenti massicci di energia, energia costosa, economia di scala. Quali sono i colli di bottiglia per arrivarci? E ancora una volta, con tutte quelle spese, come possiamo assicurarci che sia un beneficio per tutti e non ristretto a pochi?

Elon Musk: Penso semplicemente che la cosa naturale sia che diventerà molto diffuso perché le aziende di IA cercheranno quanti più clienti possibili, e il costo dell’IA sta già crollando ogni anno. Voglio dire, il costo dell’IA sta cambiando in modo significativo quasi su base mensile. Ci sono modelli aperti ora.

Larry Fink: Sì. Modelli molto aperti.

Elon Musk: E i modelli aperti sono indietro solo forse di un anno rispetto ai modelli chiusi. Quindi penso che le aziende di IA cercheranno quanti più clienti possibile, il che significa che forniranno IA al mondo. Ma il costo per ottenere il calcolo, i chip, le fabbriche, l’alimentazione… Penso che il fattore limitante per l’implementazione dell’IA sia fondamentalmente l’energia elettrica. È proprio l’energia. Vediamo il tasso di produzione dei chip IA aumentare esponenzialmente, ma il tasso di elettricità che viene messa in rete è del 3-4% all’anno. È chiaro che molto presto, forse anche più avanti quest’anno, produrremo più chip di quanti ne possiamo accendere.

Larry Fink: Eccetto per la Cina che cerca di…

Elon Musk: La crescita della Cina nell’elettricità è tremenda. Stanno costruendo 100GW di nucleare mentre parliamo. In realtà, il solare è la cosa più grande in Cina. Credo che la capacità di produzione cinese sul solare sia di 1500 gigawatt all’anno. E stanno installando oltre 1000GW all’anno di solare. Se lo dividi per circa quattro o cinque per avere un carico continuo… sono circa 250GW di energia a stato stazionario, abbinata alle batterie. È un numero molto grande. È la metà dell’utilizzo medio di energia negli USA. La Cina, solo col solare e le batterie, può fare metà della produzione elettrica degli USA all’anno. Il solare è di gran lunga la più grande fonte di energia. E quando guardi oltre, anche sulla Terra, ma certamente oltre la Terra, il Sole si arrotonda al 100% di tutta l’energia. Il Sole rappresenta il 99,8% della massa del sistema solare. Giove è circa lo 0,1%. E tutto il resto è irrilevante. Ed è per questo che una delle cose che faremo con SpaceX, entro pochi anni, è lanciare satelliti IA alimentati a energia solare. Perché lo spazio è davvero la fonte di un potere immenso, e non hai bisogno di occupare spazio sulla Terra. C’è così tanto spazio lassù e puoi scalare fino a centinaia di terawatt all’anno.

Larry Fink: Io e te abbiamo già avuto queste conversazioni, ma cosa diresti al pubblico? Cosa ci vorrebbe per gli Stati Uniti? E che tipo di geografia servirebbe per avere quel campo solare per elettrificare gli Stati Uniti? E poi lasciami fare la domanda: perché non lo stiamo facendo?

Elon Musk: Sì. Quindi, immagino che un modo approssimativo di pensarci è… 100 miglia per 100 miglia (circa 160km per 160km) di solare sono sufficienti per alimentare l’intero Stati Uniti. Potresti prendere praticamente un piccolo angolo dello Utah, o Nevada, New Mexico… ovviamente non lo vorresti tutto in un posto. Ma è una percentuale molto piccola dell’area degli USA per generare tutta l’elettricità che gli USA usano. E lo stesso è vero per l’Europa, potresti prendere aree relativamente non popolate, diciamo, della Spagna o della Sicilia e generare tutta l’energia elettrica di cui l’Europa ha bisogno.

Larry Fink: Allora perché non pensi che ci sia un movimento simile qui e negli Stati Uniti?

Elon Musk: Sfortunatamente negli USA le barriere tariffarie per i pannelli solari sono estremamente alte. E questo rende l’economia dell’installazione solare artificialmente costosa perché la Cina produce quasi tutto il solare.

Larry Fink: Cosa ci vorrebbe per l’Europa o gli USA per costruirlo commercialmente su scala?

Elon Musk: Beh, posso dirti cosa faremo noi. SpaceX e Tesla… stiamo costruendo solare su larga scala. I team di SpaceX e Tesla, entrambi separatamente, stanno lavorando per arrivare a 100GW all’anno di energia solare prodotta negli USA. E questo probabilmente richiederà circa tre anni o giù di lì, ma questi sono numeri piuttosto grandi. E sai, incoraggio altri a fare lo stesso. Noi ovviamente non controlliamo la politica tariffaria degli USA. Ma per gli altri paesi, direi che… sai, la Cina produce celle solari che sono incredibilmente economiche. E penso che varrebbe la pena fare solare su larga scala.

Larry Fink: Dunque, so che farai un paio di grandi annunci sulla robotica e su cosa può fare. Voglio dire, quando sono andato in fabbrica, mi hai mostrato i robot. Hai parlato di miliardi di robot, ma quanto velocemente possono essere dispiegati in un contesto di fabbrica? Quanto velocemente possono essere utilizzati ed essere funzionali e creare quell’abbondanza di cui parlavi?

Elon Musk: Beh, la robotica avanzerà molto velocemente. Abbiamo alcuni robot Tesla Optimus che fanno compiti semplici in fabbrica. Probabilmente più avanti quest’anno… entro la fine di quest’anno, penso faranno compiti più complessi. E saranno ancora impiegati in un ambiente industriale e probabilmente l’anno prossimo… direi che entro la fine del prossimo anno venderemo robot umanoidi al pubblico. È allora che saremo fiduciosi che ci sia un’altissima affidabilità, altissima sicurezza. E anche il raggio di funzionalità sarà molto alto. Potrai praticamente chiedergli di fare qualsiasi cosa tu voglia.

Larry Fink: Lo stai già vedendo nelle auto Tesla. Sono i cambiamenti software che state facendo. L’aggiornamento dell’abilità del robot all’interno dell’auto.

Elon Musk: Sì. Il software Tesla Full Self-Driving. Lo aggiorniamo a volte una volta a settimana. E recentemente alcune compagnie assicurative hanno detto che è effettivamente così sicuro… Il Full Self-Driving di Tesla è così sicuro che stanno offrendo ai clienti l’assicurazione a metà prezzo se usano il Full Self-Driving in auto.

Larry Fink: E questo deve essere monitorato dalla compagnia assicurativa. Fa parte dell’accordo?

Elon Musk: Sì. Ma penso che le auto a guida autonoma siano essenzialmente un problema risolto a questo punto. E Tesla ha lanciato il suo servizio di Robotaxi in alcune città. Sarà molto diffuso entro la fine di quest’anno negli USA. E poi speriamo di ottenere l’approvazione per la guida autonoma supervisionata in Europa, si spera il mese prossimo.

Larry Fink: Davvero? Così presto?

Elon Musk: Sì. E poi forse tempistiche simili per la Cina. Si spera.

Larry Fink: Voglio passare allo spazio perché storicamente lo spazio è ad alta intensità di capitale, storicamente fatto dai governi… È cambiato l’intero modello. Ma l’abbiamo visto lento a scalare, e ora stiamo iniziando a vederlo accelerare in quello che state facendo. Parlaci dell’automazione e dell’IA, come sta cambiando l’economia nel costruire, preparare e operare nello spazio.

Elon Musk: Certo. Beh, la svolta chiave… la svolta maggiore che SpaceX spera di raggiungere quest’anno è la completa riutilizzabilità. Nessuno ha mai raggiunto la completa riutilizzabilità di un razzo, che è molto importante per il costo di accesso allo spazio. Abbiamo raggiunto una riutilizzabilità parziale con il Falcon 9 facendo atterrare lo stadio booster, che ora abbiamo fatto atterrare oltre 500 volte. Ma dobbiamo gettare via lo stadio superiore, lo stadio superiore si perde al rientro per il Falcon 9. E il costo di quello è equivalente a un jet di piccole o medie dimensioni. Ma con Starship, che è un razzo gigante, la macchina volante più grande mai costruita…

Larry Fink: Il razzo che stai usando per l’idea di andare su Marte, giusto?

Elon Musk: Sì. Marte e la Luna. Così come per cose satellitari ad alto volume. Quindi Starship, speriamo quest’anno, dovrebbe provare la completa riutilizzabilità, il che sarà un’invenzione profonda. Perché il costo di accesso allo spazio crollerà di un fattore 100 quando raggiungi la completa riutilizzabilità. È lo stesso tipo di differenza economica che ti aspetteresti tra, diciamo, un aereo riutilizzabile e uno non riutilizzabile. Cioè, se dovessi buttare via il tuo aereo dopo ogni volo, sarebbe un volo molto costoso. Ma se devi solo rifornirlo, allora è il costo del carburante. E quindi quella è davvero la svolta fondamentale che porta il costo di accesso allo spazio… pensiamo, sotto il costo del trasporto merci sugli aerei. Quindi, sai, sotto i 100 dollari alla libbra, facilmente. Quindi rende mettere grandi satelliti nello spazio molto, molto economico. E poi quando hai il solare nello spazio ottieni cinque volte più efficacia rispetto al solare a terra, perché c’è sempre sole ed è freddo.

Larry Fink: C’è qualche capacità nel fare quello e poi riportare quell’energia sulla Terra? O state solo prendendo quell’energia per utilizzarla per i bisogni, come costruire un data center nello spazio?

Elon Musk: Penso che sia ovvio costruire data center IA alimentati a energia solare nello spazio. Perché, come hai menzionato, è anche molto freddo nello spazio. Se sei nell’ombra, allora fa molto freddo nello spazio. Solo 3 gradi Kelvin. Quindi basta avere i pannelli solari rivolti al sole e poi un radiatore che è puntato lontano dal sole. Ed è un sistema di raffreddamento molto efficiente. Quindi, la realtà è che il posto più economico per mettere l’IA sarà lo spazio, e questo sarà vero entro due anni, forse tre al massimo.

Larry Fink: Bene, guardando a 10 o 20 anni da oggi. Come descriveresti il successo con l’IA o la tecnologia spaziale? Sei più sicuro di cosa accadrà nei prossimi tre anni o tra 5 o 10?

Elon Musk: Non so cosa accadrà tra dieci anni, ma al ritmo con cui l’IA sta progredendo… Penso che potremmo avere un’IA più intelligente di qualsiasi umano entro la fine di quest’anno. E direi non più tardi del prossimo anno. E poi probabilmente entro il 2030 o 2031, tra 4 o 5 anni, l’IA sarà più intelligente di tutta l’umanità messa insieme.

Larry Fink: Abbiamo solo pochi minuti rimasti. Ma voglio umanizzarti per un secondo. Sei l’imprenditore industriale di maggior successo del 21° secolo. Forse anche oltre. Quindi voglio davvero capire, cosa ti ha ispirato? Chi ti ha ispirato? Qual è stata la base della tua curiosità? E, soprattutto, qual è stato il tuo momento “Eureka”? Un’epifania in qualsiasi momento della tua vita e carriera?

Elon Musk: Beh, da bambino leggevo molta fantascienza, libri fantasy. Sai, ne abbiamo parlato, e fumetti. Ed ero tipo… tecnologia! Non mi aspettavo di essere dove sono oggi. Sembra incredibilmente implausibile. Ma sì, sono stato ispirato leggendo libri sul futuro della fantascienza. E immagino di voler rendere la fantascienza “non finzione”. A un certo punto. Trasformare la fantascienza in fatti scientifici. E, sai, vogliamo avere qualcosa come la Flotta Stellare. Quindi Star Trek per davvero. Dove abbiamo effettivamente navi spaziali giganti che viaggiano nello spazio, vanno su altri pianeti, viaggiano verso altri sistemi stellari.

Larry Fink: Sai, mi piacerebbe essere teletrasportato a New York invece di volare.

Elon Musk: Mi piacerebbe capire il significato della vita. Il Modello Standard della fisica è corretto riguardo l’inizio della vita, l’inizio dell’esistenza e la fine dell’universo? Quali domande non sappiamo di dover porre che dovremmo porre? E l’IA ci aiuterà con queste cose. Quindi sto solo cercando di dire: come siamo arrivati qui? Cosa sta succedendo? Cosa è reale? Ci sono alieni? Forse ci sono. E se avessimo astronavi che viaggiano verso altri sistemi stellari, potremmo incontrare alieni. Oppure potremmo trovare molte civiltà aliene morte da tempo. Ma io… voglio solo sapere cosa sta succedendo. Sono curioso riguardo l’universo e questa è la mia filosofia.

Larry Fink: Ti vedi andare su Marte nel corso della tua vita?

Elon Musk: Sì. Voglio dire, dico sempre… sai, è lunga.

Larry Fink: Maa non è tra tre anni?

Elon Musk: Sono sei mesi. Sei mesi. Tutto qui. Sì. Sei mesi. Ma i pianeti si allineano solo ogni due anni. Ok. Sì, mi è stato chiesto alcune volte: “Vuoi morire su Marte?”. E io rispondo: “Sì, ma basta che non sia all’impatto”.

Larry Fink: Questa è una buona risposta. Comunque, il tempo è scaduto. Spero che tutti abbiano apprezzato. Voglio dire, ci sono così tanti miti su Elon Musk. Posso dirvi che è un grande amico, e ho imparato così tanto da lui. E sono totalmente ispirato da ciò che ha fatto. Sono stato ispirato da chi è. E sono totalmente ispirato dalla sua visione del futuro. E non penso sia un futuro così brutto. E concordo con il suo ottimismo. Quindi Elon, grazie. Qualche ultima parola?

Elon Musk: Beh, penso che in generale le mie ultime parole sarebbero di incoraggiare tutti a essere ottimisti ed entusiasti per il futuro. E in generale, penso che per la qualità della vita sia effettivamente meglio peccare di ottimismo e sbagliare piuttosto che essere pessimisti e avere ragione.

La convention vincente è durante il Festival di Sanremo

Roma, 20 gennaio 2026 – “Dopo il successo di Nunzio Puccio come vincitore del Premio Eccellenza Italiana 2025 a Washington arriva dopo meno di 60 giorni l’edizione a Sanremo del suo evento di punta dove il Paese si ferma a guardare meravigliato e compiaciuto (e solo per pochissime eccezioni annoiato e rassegnato) il Festival della Canzone Italiana, – dichiara Massimo Lucidi Giornalista Internazionale – giunto quest’anno alla 76esima edizione, il prossimo 24/28 febbraio. I cantanti e l’intera filiera dell’industria discografica, un pubblico enorme di professionisti e fans, giovani e famiglie offrono uno spettacolo senza pari riempiendo la città di bellezza, colori e calore verso tanti idoli dello star system. Magari le canzoni vanno pure in secondo piano. Ma vince la festa e l’incontro gioioso”.

Un’atmosfera unica che a bordo di Costa Crociere diventa esclusiva, da sogno. A bordo della Costa Toscana, in partenza il 21 da Genova e in navigazione verso Sanremo con una toccata in Costa Azzurra, la Visione di impresa innovativa di Nunzio Puccio e sua figlia Federica ha spinto Be1 srl a trasformare l’atmosfera di una crociera unica nel suo genere in una metafora di formazione e di crescita personale. Un evento di successo che cresce ogni anno.

Oltre 350 imprenditori nel settore retail dei servizi si incontrano su iniziativa di Be1 per confrontarsi sulle opportunità di business che il cambiamento offre: Edison, Tim, Verisure, Unipol, Motorola sono tra i protagonisti dell’incontro con i propri partner della distribuzione. Una festa certo. Ma anche un incontro, con tanti momenti di riflessione, condividendo i partecipanti gli stessi spazi, a largo di Sanremo, in occasione del festival, con collegamenti e ospiti, sorprese e voglia di incontro a bordo della Crociera.

“L’idea nasce per offrire un momento di spensieratezza, ma pure di riflessione nella cornice del festival, visto l’originale osservatorio sui consumi e sulla società dei professionisti che invitiamo e degli artisti che viviamo, in queste ore, – spiega Puccio – tutti loro sono così in grado di scambiarsi opinioni originali, sulle tendenze e sulle mode del futuro, sui mercati in evoluzione continua, rendendo l’incontro a bordo non solo piacevole, ma anche di formazione e utile a rinsaldare le relazioni che noi abbiamo sul mercato con i protagonisti del retail” conclude soddisfatto Nunzio Puccio, presidente di Be1 e ideatore dell’iniziativa.

Fondazione E-Novation: importante iniziativa nuovo fondo di investimento nell’arte di Anchorage Group

Roma, 9 gennaio 2026 – “Il fondo di investimento nell’arte targato Anchorage Group è destinato al successo perché restituisce centralità e protagonismo alla figura del collezionista istituzionale o privato e rende trasparente il mercato altrimenti vittima di incertezza e sovraccosti”.

Massimo Lucidi, giornalista internazionale e Presidente della Fondazione E-novation, basato in Italia e negli USA, ha visto nascere, crescere e consolidarsi “Miami Art Basel” e i protagonisti del mondo finanziario globale che ruota attorno alla più grande kermesse di collezionisti da tutto il mondo: da questo osservatorio privilegiato, non ha dubbi su come parte il 2026.

“La lunga filiera dei professionisti della meraviglia così mi piace definire il mondo dell’arte, spiega Lucidi, inizia l’anno con una grande opportunità sistemica che va spiegata al mercato. E si chiama Anchorage Investment Fund”.

Chi è Anchorage Group

Anchorage Group, fondata nel 2000, è una società di consulenza geopolitica e di strategia aziendale con sede a Londra. Per oltre vent’anni, Anchorage ha offerto consulenza a società blue-chip, istituzioni, family office e persone fisiche con un elevato patrimonio netto su investimenti, ristrutturazioni, strategia aziendale, gestione patrimoniale e immobiliare, tutela del patrimonio e comunicazione.

Negli ultimi anni, questi clienti si sono rivolti sempre più ad Anchorage per qualcosa che nessuna banca o galleria può offrire: chiarezza, fiducia e controllo sulle proprie collezioni d’arte. La mancanza di trasparenza nei prezzi e nelle pratiche, gli elevati costi e il controllo limitato sia per gli acquirenti che per i venditori in un mercato ampiamente autoregolato, hanno reso i clienti di Anchorage diffidenti nel procedere secondo i metodi tradizionali. All’asta, i venditori si trovano ad affrontare commissioni elevate e risultati incerti, mentre gli acquirenti pagano premi che fanno aumentare i prezzi.

“Colgo che Anchorage ritiene che i collezionisti dovrebbero avere una scelta migliore, poiché il mercato dell’arte non è solo creativo, ma anche commerciale, politico, emotivo e finanziario. Eppure, rimane uno dei settori meno trasparenti a livello globale” afferma Lucidi.

La nascita di Anchorage Art e il lancio del fondo AIFM

Anchorage Art è stata fondata nel 2024 per contribuire a tutelare gli investimenti artistici dei collezionisti, offrendo rappresentanza riservata ad acquirenti e venditori, accesso a una rete globale di opere d’arte eccezionali e un database proprietario con accesso digitale sicuro.

Insieme al suo partner svizzero, Anchorage funge da depositario di oltre 250 opere d’arte antiche in un porto franco svizzero. All’inizio del 2026, Anchorage lancia il suo Fondo di Investimento per l’arte (AIFM) in Liechtenstein, un veicolo di investimento alternativo in cui l’arte funge da asset class, supervisionato da esperti indipendenti e conforme alle disposizioni della FMA (l’autorità di regolamentazione finanziaria del paese).

I vantaggi per i collezionisti

Il Fondo seleziona attentamente opere d’arte catalogate, offrendo agli investitori vantaggi sia culturali che finanziari:

  • Piattaforma sicura e regolamentata: Un accesso internazionale per investimenti collettivi.
  • Protezione degli investitori: Massima conformità antiriciclaggio e verifica delle opere.
  • Modello di “comparti”: Consente ai proprietari di un’opera d’arte di sbloccare liquidità.

Per la prima volta, i collezionisti possono utilizzare le loro opere d’arte come capitale finanziario senza rinunciare alla proprietà intellettuale e al valore intrinseco del bene.

“Appare evidente che Anchorage rimodella il modo in cui i beni artistici vengono conservati, valutati e finanziati” conclude Lucidi sfogliando un catalogo digitale il cui accesso è esclusivo, va richiesto, perché “l’emozione parta da un clic”.

Image:
PETER SCHUYFF
FEBO, 2018 (detail)
Acrylic on paper
150 x 170 cm
59 1/8 x 66 7/8 in
Private collection Amsterdam

Il Mansio: apre a Rivoltella la prima locanda vegetale del Lago di Garda

Nel cuore antico di Rivoltella, ai piedi della storica Torre longobarda di Re Desiderio, ha aperto le porte Il Mansio, un progetto che ridefinisce i canoni dell’ospitalità di lusso sul Lago di Garda. Non si tratta solo di un boutique hotel, ma della prima “Locanda Contemporanea” della zona a sposare una filosofia 100% vegetale, unendo il recupero architettonico d’eccellenza a un’esperienza sensoriale consapevole.

Dal recupero industriale al Boutique Hotel

L’edificio che oggi ospita Il Mansio sorge laddove un tempo operava la storica Falegnameria Silvestri. Dopo trent’anni di abbandono, il rudere è rinato grazie alla visione della famiglia Mori e all’attento intervento di restauro firmato da Pelizzari Studio.

Il nome stesso evoca la storia del territorio: Rivoltella era infatti una mansio romana, una stazione di sosta e cambio cavalli lungo la via verso Brescia. Oggi, quel concetto di accoglienza rinasce in chiave moderna, offrendo un botique hotel di raffinata eleganza.

L’ospitalità “Vegan Luxury”: tra design e sostenibilità

Ogni dettaglio de Il Mansio, dalla Spa alla scelta dei tessuti, è studiato per essere in totale armonia con l’ambiente.

  • Design e Comfort: Le suite, tutte diverse, presentano pavimenti in rovere spazzolato, tessuti biologici come lino e cotone, e bagni interamente in marmo.
  • Private Spa: Un rifugio esclusivo per la coppia che include sauna, bagno turco, doccia emozionale e una vasca idromassaggio ispirata alle antiche terme.
  • La palestra: uno spazio compatto e funzionale, progettato per offrire allenamenti completi in un ambiente curato e armonioso.

La rivoluzione in cucina: l’eccellenza plant-based

Il cuore pulsante della struttura è la proposta gastronomica guidata dalla ventottenne Chef Veronica Lora. La sua cucina vegetale è concreta e autentica, basata su materie prime biologiche e locali.

  • Piatti signature: Tra le eccellenze spiccano la pasta fresca fatta in casa e lo zabaione al Recioto di Soave con sbrisolona mantovana (rigorosamente senza uova o latticini), già diventato il piatto simbolo della locanda.
  • Colazione consapevole: Un rito lento che offre croissant fragranti, ricotta di mandorle, hummus e torte home-made, servito nella breakfast room o direttamente in camera.
  • Mixologia territoriale: Il cocktail bar propone signature drink che omaggiano il Garda, come il “Garda Zero”, a base di cedrata Tassoni, salvia e gin locale.

I giovani volti dietro il progetto

Il progetto è guidato da Valentina Mori (Owner & Manager), architetto di formazione e con esperienza pluriennale nel marketing, una ragazza trentenne che ha voluto restituire valore al proprio borgo natale. Al suo fianco, oltre alla Chef Lora, opera il Maître & Sommelier Andrea Bresciani, che ha curato una carta dei vini di nicchia focalizzata su etichette vegane e territoriali.

Per garantire l’eccellenza del format, Il Mansio si è avvalso della consulenza di Vegan Set, Hospitality Boutique specializzata nel lusso vegetale di alto profilo.


Sito ufficiale: www.ilmansio.net