Disponibili posizioni per pizzaioli, cuochi, camerieri, store manager e addetti alle pulizie
Pollicino, catena di ristoranti per famiglie, aprirà a Brescia un nuovo locale di 1.000 metri quadrati con 350 posti a sedere a fine settembre 2026, in via Triumplina. Il ristorante avrà un’area giochi di 300 metri quadrati per bambini fino a 10 anni e una zona dedicata ai vintage games. In vista dell’apertura, Pollicino è alla ricerca di 30 nuove risorse sul territorio da inserire in organico.
La campagna di recruiting è già attiva per strutturare lo staff, che comprende pizzaioli, cuochi, camerieri, personale di sala, store manager e addetti ai servizi di pulizia. L’obiettivo della proprietà è formare un team capace di gestire i flussi di un locale progettato per grandi numeri, mantenendo gli alti standard di qualità del brand. Gli interessati a far parte della nuova squadra possono inviare il proprio curriculum vitae all’indirizzo email recruiting@ristopollicino.it.
“L’apertura a Brescia accelera il nostro piano di sviluppo e rappresenta un vero e proprio passo in avanti attraverso questa piazza strategica”, spiega Francesco Porcelli, CEO di Pollicino. “Il percorso imprenditoriale mio e dei miei soci ha preso il via proprio nel bresciano e per questo ne conosciamo il pubblico, il dinamismo e le esigenze. Abbiamo voluto investire con forza qui perché crediamo nelle potenzialità della provincia, offrendo alle famiglie un luogo di aggregazione dove gli adulti si godono una cena di qualità in relax, mentre i figli si divertono nelle nostre grandi aree gioco”.
Pollicino ha aperto il primo locale nel 2013 in provincia di Milano introducendo il modello Ristofamily, dove la cucina alla griglia, la pizza, gli hamburger e lo gnocco fritto con salumi si affiancano alle esperienze per famiglie come i pranzi della domenica con le mascotte dei cartoni animati e babycooking. La strategia di crescita per prossimità geografica ha permesso al marchio di consolidarsi tra Lombardia e Piemonte, puntando su locali di ampia metratura che garantiscano il relax dei genitori e il divertimento dei bambini.
Taglio del nastro per il terzo e ultimo lotto tra via Gramsci e vicolo delle Lavandaie. Un’opera strategica che unisce qualità architettonica, sicurezza urbana e rilancio turistico, frutto della sinergia tra Comune, Regione e Autorità di Bacino.
Il lungolago di Desenzano del Garda cambia volto e diventa sempre più attrattivo. Giovedì 21 maggio è stato inaugurato ufficialmente il terzo e ultimo lotto del vasto progetto di riqualificazione del lungolago cittadino, nel tratto compreso tra via Gramsci e lo storico vicolo delle Lavandaie. Un traguardo atteso che va a collegare in modo fluido e moderno il centro storico alla spiaggia del Desenzanino.
Alla cerimonia, che ha visto una grande partecipazione di cittadini e autorità locali, è intervenuta anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Opere pubbliche, Claudia Maria Terzi, a testimonianza del forte coinvolgimento del Pirellone nell’opera.
I numeri di un maxi-investimento
Questo ultimo intervento ha richiesto un quadro economico di 3.140.000 euro, frutto di una stretta collaborazione istituzionale: 1,25 milioni a carico del Comune di Desenzano, 1,25 milioni stanziati da Regione Lombardia e 640.000 euro coperti dall’Autorità di Bacino Laghi Garda e Idro.
Cifre che vanno a sommarsi ai lotti precedenti, inaugurati rispettivamente nel 2021 e lo scorso anno, per un valore totale del restyling che supera gli 8,3 milioni di euro (di cui ben 3,5 milioni finanziati da Regione Lombardia). «Su quest’opera abbiamo compiuto uno sforzo rilevante – ha sottolineato l’assessore Terzi – completando un percorso di valorizzazione di una delle destinazioni più attrattive della Lombardia».
Una “piazza sospesa sull’acqua” tra storia, verde e design
La nuova promenade si sviluppa per circa 200 metri, mantenendo una generosa larghezza costante di 9 metri. A fare da filtro tra la viabilità e il percorso pedonale è stata inserita una fascia verde larga dai 2 ai 4 metri, arricchita dalla piantumazione di nuovi Tilia europaea e arbusti sempreverdi, nel pieno rispetto degli alberi di pregio preesistenti.
Il profilo sinuoso dell’affaccio a lago è stato impreziosito dall’utilizzo di materiali tipici del territorio: pavimentazione in granito chiaro “Tonalite”, eleganti bordi in marmo rosso Verona e sedute in cemento bianco e legno. Ad illuminare il percorso, un moderno impianto a LED votato alla sostenibilità.
Di particolare pregio è la valorizzazione della storica discesa a lago “delle Lavandaie”: per l’occasione sono state svelate due sculture dedicate proprio alla figura delle lavandaie, realizzate dall’artista Angiolino Aime, che restituiscono alla città un pezzo della sua identità storica. «La passeggiata si configura come una vera e propria piazza sospesa sull’acqua, integrata con il percorso esistente e con il centro balneare», ha commentato Claudia Maria Terzi.
Non solo estetica: la sicurezza al centro
L’opera, tuttavia, non risponde soltanto a un’esigenza paesaggistica o turistica. Il progetto riveste una funzione strategica fondamentale per la sicurezza urbana e ambientale. L’ampliamento della banchina verso il lago, infatti, ha permesso di allontanare il punto di frangimento delle onde dalla carreggiata stradale, mitigando gli effetti negativi del moto ondoso lacustre durante i maltempi. Un accorgimento ingegneristico che garantisce oggi una maggiore protezione della strada e percorsi nettamente più sicuri e fruibili per pedoni e ciclisti.
La nuova passeggiata di Desenzano si inserisce così in un mosaico più ampio di investimenti sul demanio lacuale, che comprende il potenziamento della navigazione laghi e lo sviluppo della Ciclovia del Garda, puntando a sostenere l’economia del territorio rendendolo sempre più accessibile e moderno.
L’abbraccio di 4.000 agricoltori bresciani alla premier e a un parterre governativo d’eccezione. Sullo sfondo, l’allarme per l’esplosione dei costi di produzione e le critiche alle politiche europee.
Brescia si trasforma per un giorno nella capitale politica d’Italia. Al PalaLeonessa, in occasione dell’assemblea «La forza amica del Paese» promossa da Coldiretti, i massimi vertici dell’esecutivo si sono riuniti per ribadire la centralità del comparto agricolo. Accolta da un’ovazione e da una platea di quattromila agricoltori, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata accompagnata da un parterre istituzionale di altissimo livello: presenti i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (quest’ultimo in mattinata a Lonato), il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Ad accoglierli, le massime autorità locali e regionali, oltre ai vertici dell’associazione agricola, tra cui la leader bresciana Laura Facchetti e il presidente nazionale Ettore Prandini.
Un asse consolidato: la “Sovranità Alimentare”
Il legame tra l’attuale esecutivo e Coldiretti ha radici profonde, che la stessa Meloni ha tenuto a rivendicare dal palco, ricordando come la sua prima uscita pubblica da premier, poco dopo le elezioni del 2022, fu proprio in un villaggio dell’associazione. «L’agricoltura è per questo Governo una priorità assoluta. Non per calcolo, ma per convinzione», ha esordito la presidente del Consiglio, rivendicando la scelta politica – nata proprio dal dialogo con gli agricoltori – di inserire il concetto di “Sovranità alimentare” nel nome del Ministero. «Siamo in una stagione storica in cui le crisi geopolitiche riportano al centro del dibattito il tema del cibo e della sicurezza alimentare. Agricoltura e produzione sono forme di sovranità a cui una nazione non può rinunciare se vuole rimanere libera».
Il grido d’allarme dagli spalti: i costi insostenibili
Tuttavia, allontanandosi dal palco e ascoltando gli umori sugli spalti, emerge un quadro di profonda preoccupazione. La base agricola bresciana è in sofferenza, stretta nella morsa dei rincari. I numeri raccontano una realtà difficile: il gasolio agricolo è schizzato da 0,7 a 1,3 euro al litro, un salasso per macchinari che consumano fino a 40 litri all’ora. A questo si aggiunge la scarsità e il rincaro dei fertilizzanti, i cui prezzi sono lievitati oltre il 40% rispetto alla scorsa stagione.
Gli agricoltori lanciano un avvertimento chiaro anche ai consumatori: gli aumenti visti finora sugli scaffali sono legati principalmente a logistica e grande distribuzione. «Gli effetti legati agli aumenti dei costi di produzione non li abbiamo ancora visti», spiegano. E di fronte alle misure messe in campo dal governo, le certezze del bacino elettorale sembrano farsi più sfumate: se in molti riconoscono che «miracoli non ne fa nessuno», altri avvertono che «non bastano gli sconti sulle accise per andare avanti, non si può vivere di proroghe ogni venti giorni».
La risposta del Governo: l’offensiva su Bruxelles
Nei suoi ventotto minuti di intervento, la premier ha provato a rassicurare la platea indirizzando le responsabilità verso le politiche di Bruxelles. La richiesta italiana all’Europa è quella di una maggiore velocità di reazione sul tema energetico, chiedendo che l’energia venga considerata, anche nei vincoli del Patto di Stabilità, strategica quanto la spesa per la difesa. «Se non siamo in grado di difendere le nostre imprese, rischiamo che non ci sia più nulla da difendere», ha avvertito Meloni.
A supporto dell’azione di governo è intervenuto anche il ministro Lollobrigida, sottolineando i 16 miliardi investiti nel settore in tre anni e mezzo e puntando il dito contro un’Europa «troppo legata alla burocrazia e disattenta ai mercati». Un messaggio di ottimismo è arrivato invece da Antonio Tajani, che ha evidenziato come l’economia reale si basi sulla perfetta sinergia tra industria e agricoltura. I numeri, d’altronde, premiano l’export agroalimentare italiano, che ha contribuito alla crescita del 3,2% delle esportazioni complessive registrata nel 2025, superando le difficoltà legate a guerre e dazi.
Il monito di Prandini e le prospettive politiche
A chiudere il cerchio è stato il “padrone di casa”, Ettore Prandini. Il presidente di Coldiretti, oltre ad affiancare il governo nelle critiche all’Unione Europea per una burocrazia che favorisce la delocalizzazione a discapito della sicurezza agroalimentare, ha lanciato un forte appello per la stabilità istituzionale: «Non possiamo più permetterci governi che durano un anno. Vinca il centrodestra o il centrosinistra, ma si governi per cinque anni».
A margine dell’evento, Prandini ha anche colto l’occasione per spazzare via le voci su un suo futuro impegno diretto in politica. Smentita categoricamente l’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza di Regione Lombardia nel 2028: «Fino a fine 2028 sarò presidente degli agricoltori italiani e intendo continuare a rappresentarli. Voglio bene alla Lombardia e alla mia provincia, ma voglio più bene agli agricoltori bresciani».
Due importanti riconoscimenti per il turismo open-air arrivano sul Lago di Garda, a San Felice del Benaco. In occasione degli ACSI Awards 2026, assegnati da ACSI, una delle realtà europee più autorevoli nel settore del turismo all’aria aperta, Camping Europa Silvella e Camping Fornella sono stati premiati in due categorie di rilievo nazionale, confermando la qualità e il valore dell’offerta turistica del territorio.
Il Camping Europa Silvella ha ricevuto il riconoscimento per le migliori piazzole per camper in Italia, premio già ottenuto anche nel 2024, mentre il Camping Fornella è stato premiato per la migliore posizione in Italia. Un risultato significativo per due realtà storiche di San Felice del Benaco, nate entrambe alla fine degli anni Cinquanta, e cresciute insieme all’evoluzione del turismo open-air sul Lago di Garda.Gli ACSI Awards valorizzano ogni anno le strutture che si distinguono per qualità dell’esperienza, servizi, sostenibilità e innovazione. I premi vengono assegnati anche sulla base delle preferenze espresse direttamente dai campeggiatori europei: nell’edizione 2026 sono stati quasi 100.000 i voti raccolti da ACSI a livello continentale.I riconoscimenti ottenuti da Camping Europa Silvella e Camping Fornella rafforzano il ruolo di San Felice del Benaco come una delle realtà più dinamiche e apprezzate del turismo open-air italiano. Un territorio che negli anni ha saputo sviluppare un modello di ospitalità sostenibile, integrato con il paesaggio e capace di evolversi verso standard sempre più elevati.Il settore del campeggio sta vivendo una profonda trasformazione, evolvendo verso modelli di glamping e ospitalità di alta qualità, in grado di coniugare il contatto con la natura con servizi tipici dell’hôtellerie e dei resort. In questo contesto, il Lago di Garda e San Felice del Benaco rappresentano oggi uno degli esempi più avanzati del panorama italiano ed europeo, grazie anche a un clima di collaborazione positiva tra operatori turistici e realtà del territorio.La Sindaca Marzia Manovali si congratula con i campeggi premiati:
“Un riconoscimento che valorizza professionalità, ospitalità e territorio. L’Amministrazione Comunale esprime soddisfazione e congratulazioni ai campeggi Europa Silvella e Fornella per gli importanti riconoscimenti ricevuti nel settore turistico, confermandosi realtà d’eccellenza per qualità dei servizi, accoglienza e attenzione agli ospiti. L’ospitalità è da sempre uno dei punti di forza della nostra realtà e questi risultati ne sono la conferma più autentica.”
Continua la Sindaca:
“I riconoscimenti ottenuti contribuiscono a valorizzare l’intero territorio e a rafforzarne l’immagine turistica, rendendo onore al paesaggio, alle tradizioni e offrendo esperienze autentiche ai visitatori. I nostri campeggi sono ‘ambasciatori del territorio’ e rappresentano il risultato di investimenti, impegno costante e una consolidata cultura dell’accoglienza. Rinnovo quindi i complimenti ai titolari, ai collaboratori e a tutto il personale, augurando nuovi traguardi per il futuro!”.
I riconoscimenti ottenuti da Camping Europa Silvella e Camping Fornella testimoniano la capacità di San Felice del Benaco di distinguersi nel panorama del turismo open-air grazie a un equilibrio tra innovazione, qualità dell’accoglienza e valorizzazione del territorio. Un percorso costruito nel tempo, che oggi continua a rendere il Lago di Garda uno dei punti di riferimento più apprezzati del settore a livello italiano ed europeo.
Da oggi, il Paese dispone ufficialmente di droni equipaggiati con Nanotecnologia applicata, grazie all’eccellenza del laboratorio 4ward360. Si tratta di una svolta epocale: è infatti la prima volta che materiali avanzati vengono utilizzati come coating finale su sistemi aerei a pilotaggio remoto, garantendo prestazioni e protezione precedentemente inimmaginabili. Il laboratorio, punto di riferimento internazionale nel campo della scienza dei materiali, ha deciso di mettere a disposizione del polo nazionale droni il proprio know-how.
“L’introduzione di questa ‘pelle tecnologica’ molecolare rappresenta un salto di qualità rispetto alle tecnologie tradizionali, ponendo l’Italia all’avanguardia della competizione internazionale” afferma Sabrina Zuccalà, del laboratorio di Nanotecnologie 4ward360, ricordando la loro esperienza che affonda le radici in progetti di estrema complessità, come il trattamento sperimentale eseguito sul periscopio del sommergibile Gazzana, oltre a interventi strutturali su unità navali ed elicotteri.
“Oggi – aggiunge Zuccalà – quella stessa capacità di protezione viene declinata come rivestimento finale per i droni. L’applicazione di questo speciale coating è solo l’inizio di una missione strategica. Si sta attualmente conducendo un’intensa attività di ricerca scientifica per spingere le capacità di resistenza dei materiali verso nuovi orizzonti con obiettivo resistenza estrema.”
I laboratori sono al lavoro per convalidare una protezione totale in un range termico senza precedenti, puntando a garantire l’operatività dei mezzi dai -80°C fino ai +600°C.
Si vuole anche raggiungere superiorità ottica e meccanica: capitalizzando il successo del progetto sul periscopio Gazzana, il rivestimento finale assicura infatti che sensori e lenti, totalmente repellenti ad acqua, ghiaccio e agenti corrosivi, mantengano una trasparenza assoluta in ogni missione.
Si punta anche all’efficienza energetica, poiché il trattamento riduce drasticamente l’attrito dell’aria sulle superfici del drone, favorendo una maggiore autonomia di volo e una minore usura delle componenti meccaniche.
“L’obiettivo è rendere il polo nazionale droni un hub inattaccabile, dove la qualità superiore del coating finale diventi il marchio di fabbrica del ‘Made in Italy’ tecnologico. Per la prima volta, portiamo la nanotecnologia applicata come finitura protettiva nel mondo dei droni. Mettiamo il nostro impegno e i nostri laboratori al servizio del sistema per far sì che la tecnologia italiana non sia solo la più avanzata, ma la prima a definire nuovi standard globali di durata e affidabilità.”
Questa notizia arriva all’indomani del convegno nella ex base Nato di Bagnoli voluto dalla Fondazione E-novation, che commenta col suo Presidente Massimo Lucidi:
“Dovremmo essere tutti grati e attenti al lavoro di 4ward360 che sviluppa un modello di Made in Italy che premia la ricerca, la filiera produttiva, la supply chain presente sul territorio del nostro Paese; in un settore industriale che ha importanti ricadute anche in termini di Sicurezza Nazionale”.
Non solo vino, ma anche territori, cucina, accoglienza e turismo. È con questa visione che la Lombardia si prepara a tornare protagonista a Vinitaly 2026, il Salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, portando un Padiglione che amplia lo sguardo oltre il prodotto per raccontare un sistema sempre più integrato e competitivo. Oltre 4.000 gli espositori, in 18 padiglioni. Attesi poco meno di 100 mila operatori nelle quattro giornate di apertura.
Una strategia che si inserisce in un momento particolarmente favorevole per la regione, anche grazie all’onda lunga delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, che hanno rafforzato la visibilità internazionale della Lombardia e dato un impulso significativo al turismo territoriale.
In questo contesto il vino si conferma uno dei principali ambasciatori del territorio, capace di connettere prodotti di qualità, paesaggio, cultura e attrattività. Un ruolo ulteriormente rafforzato dalla celebrazione della Cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, che valorizza la tradizione gastronomica come elemento identitario e leva strategica di promozione.
“Vinitaly è per la Lombardia una vetrina strategica, una grande piattaforma – ha dichiarato il presidente della Regione Attilio Fontana – perché ci consente di presentare al mondo non solo l’eccellenza dei nostri vini, ma anche la qualità complessiva dei territori che li producono. La visibilità generata dalle Olimpiadi ci ha permesso di far conoscere tanti siti a nuovi mercati, come la Valtellina che non aveva mai avuto relazioni dirette con il mercato americano. Anche l’articolo su una testata di primo piano ha portato nuovi visitatori e nuove opportunità. Ora dobbiamo consolidare questa spinta e trasformarla in sviluppo duraturo per le imprese e per l’intera filiera del Made in Lombardy”.
EXPORT RECORD E QUALITÀ AL TOP – Il comparto vitivinicolo lombardo si presenta a Vinitaly con indicatori in crescita e una struttura produttiva sempre più solida. Nel 2025 l’export ha, infatti, raggiunto il record storico di 331,5 milioni di euro, in crescita del 7,1% sul 2024 e in controtendenza rispetto al calo registrato a livello nazionale (-3,7%) e in tutte le principali regioni esportatrici.
Non solo. La vendemmia 2025, che si è chiusa con una produzione di oltre 143 milioni di bottiglie potenziali, in crescita del 16,3% rispetto al 2024, ha visto ulteriormente rafforzarsi la vocazione alla qualità della produzione regionale.
“Il comparto vitivinicolo lombardo dimostra una forza e una capacità di crescita tutt’altro che scontate. Il record dell’export a oltre 331 milioni di euro, in controtendenza rispetto ad altre realtà è il risultato di un lavoro strutturato sulla qualità, sull’organizzazione della filiera e sulla capacità di sfidare i mercati internazionali. – ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi – E la qualità, in Lombardia, non è uno slogan: è un dato concreto. Oltre il 90,5% delle bottiglie prodotte rientra nelle Denominazioni, a fronte di una media nazionale che si ferma al 74%. Da qui dobbiamo continuare a muoverci: non inseguire modelli che non ci appartengono, ma rafforzare ciò che già ci distingue. Il vino oggi è esperienza, turismo, cultura. Se continuiamo su questa linea di qualità, posizionamento e visione integrata con il sistema di accoglienza, i risultati che oggi registriamo non resteranno un traguardo, ma diventeranno la base per una crescita ancora più solida”.
Sul fronte degli investimenti, la misura OCM sta sostenendo l’innovazione e la competitività del comparto, perché il vino lombardo continui a rafforzare la propria presenza sui mercati. Nella campagna 2025-2026 lo ha fatto con un sostegno pari a 3,7 milioni di euro, che ha attivato oltre 9,3 milioni di euro di investimenti complessivi.
“L’enoturismo si conferma uno dei segmenti più dinamici del mondo del vino, con circa 18 milioni di italiani coinvolti (4,5 milioni in più rispetto al 2024) – ha ricordato Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico – . L’interesse per le visite dirette alle aziende di produzione cresce strutturalmente: dal 60% nel 2021 al 77% nel 2025 – a conferma della centralità del contatto diretto con il mondo agricolo. I dati evidenziano che i turisti italiani cercano sempre più varietà, relazione e qualità dell’esperienza nell’enoturismo. Non è un caso che la visita alle cantine a conduzione familiare sia oggi l’esperienza più apprezzata, segno di una forte attenzione al rapporto umano in un mondo sempre più permeato dal digitale. Fra le proposte crescono le degustazioni (+15 punti percentuali rispetto al 2024), con una domanda crescente anche per le forme più sofisticate come cene in cantina e abbinamenti cibo-vino”.
“La qualità dell’accoglienza si conferma determinante: il 68% dei turisti indica la professionalità del personale come motivo principale del ritorno in cantina, insieme alla possibilità di partecipare a esperienze enoturistiche diverse (64%) e alla facilità di prenotazione (66%), evidenziando le principali leve di sviluppo per il settore – ha aggiunto Garibaldi – . Tra i fattori di scelta della cantina e della destinazione del vino, oltre alla bellezza del paesaggio e al rapporto qualità-prezzo, emerge la prossimità geografica (65%), che apre opportunità rilevanti per attività di breve raggio e di prossimità”.
IMPRESE SOLIDE E OCCUPAZIONE IN CRESCITA – A trainare questa dinamica positiva è anche l’enoturismo, che nel triennio 2022–2024 ha registrato una crescita media annua del 16% dei visitatori, posizionando la Lombardia tra le aree più dinamiche del panorama italiano.
“I numeri confermano la solidità e il potenziale di crescita del comparto vitivinicolo lombardo. – ha dichiarato il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio – L’aumento dell’export, la crescita dell’occupazione, con gli addetti in aumento dell’8,2% negli ultimi dieci anni, ma anche il dinamismo dell’enoturismo dimostrano come il vino sia oggi una leva economica strategica per il territorio. La sfida è continuare a investire in qualità, innovazione e promozione, rafforzando il posizionamento della Lombardia sui mercati internazionali, sostenendo le quasi 3 mila imprese vitivinicole lombarde che oggi garantiscono lavoro stabile a circa 6.500 addetti, a cui si aggiungono migliaia di lavoratori stagionali”.
Il Padiglione Lombardia, situato al primo piano del Palaexpo, ospiterà produttori, consorzi, associazioni e istituzioni negli spazi espositivi finanziati e realizzati nell’ambito dell’Accordo di Programma tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia. Negli oltre 3.000 metri quadrati saranno presenti più di 150 realtà, con oltre mille etichette in degustazione, a rappresentare la ricchezza e la varietà del patrimonio vitivinicolo regionale.
Nel ricco palinsesto di eventi proposti al Padiglione Lombardia, spicca il momento celebrativo dedicato alle eccellenze lombarde in programma lunedì 13 aprile, con la partecipazione del maestro pasticcere Iginio Massari, di Bruna Gritti, che con il marito Vittorio Cerea ha creato il mito di “Da Vittorio”, e di Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco.
La partecipazione lombarda a Vinitaly nasce dalla collaborazione tra Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia e Consorzi di tutela. È grazie a questa sinergia che il patrimonio vitivinicolo unico che la nostra regione è in grado di esprimere – sia in termini di qualità sia in termini di varietà – verrà proposto a buyer, operatori e giornalisti nel corso della 58^ edizione di Vinitaly.
I CONSORZI DI TUTELA – Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Ente Vini Bresciani, Consorzio Franciacorta, Consorzio Tutela Moscato di Scanzo, Consorzio Volontario Vino DOC San Colombano, Consorzio Montenetto, Consorzio Vini IGT Terre Lariane, Consorzio Vini Mantovani, Consorzio Tutela Lugana DOC, Consorzio Tutela Valcalepio, Consorzio Tutela Vini di Valtellina, Consorzio Valtènesi Riviera del Garda Classico, Produttori San Martino della Battaglia DOC, Consorzio Botticino DOC, Consorzio Tutela IGT Valcamonica.
ROMA – In occasione degli Stati Generali della Sostenibilità & Sicurezza, promossi dalla Fondazione E-Novation, Giovanni Sabetti è intervenuto per delineare le nuove frontiere della sicurezza globale, annunciando la nascita di una nuova fondazione negli Stati Uniti dedicata alla protezione delle infrastrutture critiche e della filiera alimentare.
Sicurezza Informatica e Alimentare: due facce della stessa medaglia Nel suo intervento, Sabetti ha evidenziato il legame indissolubile tra ambiti apparentemente distanti: “Un attacco cyber a un’infrastruttura strategica e la compromissione di una filiera alimentare producono il medesimo risultato: minano la stabilità sociale e la fiducia dei cittadini”. La nuova realtà USA, della quale Sabetti è un attivo promotore ed organizzatore di attività, mira proprio a colmare questo gap, costruendo uno spazio comune di sicurezza transatlantica.
Il contesto geopolitico e il ruolo delle competenze Analizzando l’attuale scenario di crisi internazionale, Sabetti ha sollevato due riflessioni centrali: L’esclusività delle competenze: Solo pochi attori globali dimostrano oggi la capacità reale di gestire la sicurezza come bene comune, operando con precisione chirurgica e minimizzando l’impatto umano. Il governo delle tecnologie: L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie necessitano di un’etica condivisa, ma soprattutto di formazione d’eccellenza. L’approssimazione attuale rappresenta un rischio per la stabilità globale. “La sicurezza non deve essere percepita come un costo, ma come un investimento strategico. Senza una governance chiara delle tecnologie, l’instabilità è destinata a crescere a tutti i livelli.”
L’Italia e l’Europa nello scacchiere globale Sabetti ha espresso un forte apprezzamento per l’operato del Governo italiano, sottolineando: Il ritorno nel Middle East North Africa: Il recupero del ruolo di intermediatore strategico nell’area del Medio Oriente e Nord Africa. La tutela del Made in Italy: L’impegno nel valorizzare le eccellenze agroalimentari e artigianali, confermato dalla crescita costante dell’export. Rivolgendosi infine all’Unione Europea, Sabetti ha auspicato un rafforzamento della via diplomatica e formativa, pilastri necessari per consolidare l’asse transatlantico e garantire la protezione delle comunità.
“Quello che ho avuto il piacere di moderare ieri alla Camera dei deputati, nella prestigiosa Sala della Lupa, rappresenta il successo del modello di impresa diffusa promosso dal Consorzio AstraTech Italia e dal suo Presidente Andrea Spoto. Un modello che segna la nascita di un tavolo permanente di confronto tra PMI, industria e finanza per crescere insieme nel segno della ricerca, dell’innovazione e della collaborazione”.
Con queste parole Massimo Lucidi, giornalista internazionale e Presidente della Fondazione E-novation, ha commentato il convegno promosso da AstraTech Italia dedicato all’evoluzione dei modelli di collaborazione tra Piccole e Medie Imprese nei settori ad alta complessità tecnologica.
“Di rado mi capita – ha aggiunto Lucidi – di moderare incontri così densi di contenuti e già orientati verso intese operative tra i promotori, piuttosto che verso annunci da costruire successivamente. Bravissimi gli amici di AstraTech”.
Il convegno ha registrato una forte partecipazione nella Sala della Lupa, riunendo imprenditori e manager provenienti dai settori dell’IT, dell’intelligenza artificiale, della space economy, della robotica, della meccanica di precisione, dei sistemi di difesa e dell’economia digitale.
All’incontro hanno preso parte rappresentanti istituzionali, manager dell’industria, esponenti del mondo accademico e del sistema finanziario, in un confronto articolato sul tema della competitività delle PMI italiane nei grandi programmi industriali europei e internazionali.
Ad aprire i lavori sono stati gli Onorevoli Marco Cerreto e Andrea Mascaretti, insieme al Senatore Luigi Spagnolli, che hanno sottolineato il ruolo strategico delle PMI quale patrimonio produttivo nazionale e la necessità di strumenti evolutivi per affrontare le nuove sfide industriali.
Nel corso del dibattito è emersa, nelle parole di Andrea Spoto, Presidente e promotore del Consorzio AstraTech Italia, una convergenza significativa su alcuni punti chiave:
i programmi industriali nei settori spazio, difesa e ICT sono sempre più integrati, pluriennali e capital intensive;
le PMI italiane rappresentano un’eccellenza tecnologica, ma spesso operano in modo frammentato;
la collaborazione strutturata tra imprese può costituire un moltiplicatore di competitività, senza comprometterne l’autonomia;
solidità organizzativa e coordinamento sono elementi sempre più richiesti dai grandi player industriali e dai mercati.
Il contributo del Questore di Roma Roberto Massucci (in video), insieme agli interventi di Salvatore Pinto, del Prof. Blandini, di Marco Lisi e dei rappresentanti del mondo finanziario e dei mercati dei capitali, ha evidenziato come nei sistemi complessi – dalla sicurezza ai programmi spaziali – il coordinamento tra competenze sia un fattore determinante per il successo.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema della bancabilità e dell’attrattività finanziaria delle aggregazioni strutturate, con l’intervento del Vicedirettore Generale di BCC Roma Alessandro Ferri e il contributo del dott. Enea Franza (CONSOB), che hanno richiamato l’importanza di trasparenza, continuità e solidità per l’accesso al credito e ai mercati.
A margine dell’incontro, Andrea Spoto ha dichiarato:
“L’esperienza del consorzio AstraTech Italia, nato senza fini di lucro e con adesione spontanea e significativa da parte delle imprese, dimostra che il bisogno di collaborazione esiste. Il confronto di oggi conferma la necessità di evolvere gli strumenti disponibili, offrendo alle PMI un ulteriore supporto per accedere ai grandi programmi industriali, nel pieno rispetto della loro autonomia”.
Il convegno si è concluso con la proposta di avviare un tavolo permanente di studio e confronto tra imprese, istituzioni, università e sistema finanziario, con l’obiettivo di approfondire modelli operativi capaci di rafforzare la competitività del sistema Paese.
Milano, 3 febbraio 2026 – La Fondazione E-novation nel mese di febbraio promuove una serie di incontri internazionali partendo da Casa Sanremo in occasione del Festival della Canzone Italiana e si prepara così agli Stati Generali della Sostenibilità e della Sicurezza, che si terranno rispettivamente il 26 e il 27 marzo nel Palazzo della Santa Sede San Carlo ai Catinari a Roma.
“Attraverso i nostri incontri valoriali ragioniamo sul mondo che cambia cercando insieme ai nostri interlocutori elementi di opportunità e di speranza” dichiara Massimo Lucidi presidente della Fondazione E-novation. Volendo da subito offrire un contributo ideale ai partecipanti, in termini di opinioni sui temi si è chiesto a Roberto Pucciano Presidente di Anchorage Group a Londra, visto all’Economic Forum di Davos, protagonista dell’economia internazionale e del pensiero geopolitico, una riflessione propria e dunque originalissima, grazie all’Osservatorio privilegiato che vive. Prosegue con un ragionamento su “la fine dell’era della globalizzazione“, questo ciclo di incontri con Roberto Pucciano che potremo poi vedere dal vivo a Roma il 26 marzo p.v.
“Per gran parte del periodo successivo alla fine della Guerra Fredda, la globalizzazione è stata trattata più come un’inevitabilità economica che come una scelta politica. La liberalizzazione degli scambi, i flussi di capitali transfrontalieri e le catene di approvvigionamento integrate a livello globale erano considerati processi auto-rinforzanti e, in ultima analisi, irreversibili. Il ruolo dei governi era in gran parte quello di facilitare l’integrazione e mitigarne le conseguenze sociali.
Questa supposizione non è più valida.
Il sistema economico globale non sta attraversando una fase di recessione ciclica, ma una transizione strutturale. Ciò che sta finendo non è lo scambio transfrontaliero in sé, ma la particolare forma di globalizzazione che ha privilegiato efficienza, scala e apertura rispetto a resilienza, sicurezza e sostenibilità politica.
Dall’integrazione all’esposizione.
La caratteristica distintiva dell’era della globalizzazione è stata la misura in cui la produzione e la logistica sono state ottimizzate per minimizzare i costi. Le catene di fornitura sono diventate più lunghe, più snelle e più concentrate geograficamente. La ridondanza nazionale è stata trattata come inefficienza; l’autonomia strategica come protezionismo. I recenti shock hanno messo in luce i limiti di questo modello. La pandemia ha interrotto l’accesso a beni essenziali. I mercati energetici si sono dimostrati vulnerabili alla leva geopolitica. La carenza di semiconduttori avanzati ha dimostrato la fragilità delle reti di produzione altamente specializzate. Allo stesso tempo, l’intensificazione della competizione strategica, in particolare tra Stati Uniti e La Cina ha modificato il modo in cui viene percepita l’interdipendenza economica. Commercio e investimenti non sono più visti come canali neutrali di reciproco vantaggio, ma come potenziali vettori di dipendenza e influenza. Istituzioni come la l’Organizzazione Mondiale del Commercio, concepita per un mondo di interessi convergenti, ha faticato a adattarsi a questo cambiamento.
La ricomparsa dello Stato strategico.
La risposta è stata una ricalibrazione delle politiche economiche, piuttosto che un ritiro dall’impegno globale. I governi stanno intervenendo più direttamente in settori considerati critici per la sicurezza nazionale e la competitività a lungo termine: energia, produzione manifatturiera avanzata, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale. La politica industriale, a lungo considerata inefficiente o distorsiva nelle economie avanzate, è tornata a essere uno strumento centrale della governance economica. Resilienza, diversificazione e relazioni di fornitura affidabili ora superano i guadagni marginali derivanti dall’arbitraggio globale dei costi. Ciò non equivale a una deglobalizzazione. I volumi commerciali rimangono elevati e i flussi transfrontalieri persistono. Tuttavia, sono sempre più influenzati dall’allineamento politico, dalla compatibilità normativa e da considerazioni strategiche.
Un ordine globale più frammentato.
Il sistema emergente può essere descritto al meglio come una globalizzazione selettiva all’interno di un quadro multipolare. L’integrazione economica si sta approfondendo all’interno delle regioni e tra partner politicamente allineati, mentre diventa più limitata attraverso le linee di frattura geopolitiche. È improbabile che questa frammentazione sia temporanea. Le tecnologie che guideranno la crescita futura – semiconduttori, sistemi energetici puliti, infrastrutture dati – sono ad alta intensità di capitale, strategicamente sensibili e strettamente legate alla capacità dello Stato. Il loro sviluppo non sarà lasciato interamente ai mercati globali. Di conseguenza, è probabile che l’economia mondiale diventi meno efficiente nel complesso, ma più resiliente a livello nazionale e di blocco. Le conseguenze distributive varieranno considerevolmente, favorendo i paesi con istituzioni solide, capacità fiscale e profondità tecnologica.
La fine di un presupposto.
Il cambiamento più significativo è concettuale, più che operativo. L’era della globalizzazione si basava sulla convinzione che l’integrazione economica avrebbe alla fine superato la rivalità politica e che i mercati avrebbero disciplinato gli Stati più efficacemente di quanto gli Stati avrebbero plasmato i mercati.
Questa convinzione è stata rivista.
L’ordine emergente accetta che l’apertura economica debba coesistere con vincoli strategici e che l’integrazione sia una scelta piuttosto che un destino. I governi non cercano più di isolare la politica economica dalla geopolitica; la stanno incorporando esplicitamente. Ciò segna la fine dell’era della globalizzazione, così come era intesa alla fine del XX secolo. Ciò che la sostituirà sarà più complesso, più frammentato e più apertamente politico, ma anche più in linea con le realtà del potere e del rischio del mondo contemporaneo.”
Javier Milei torna a scuotere il World Economic Forum. A Davos 2026, il Presidente argentino ha aperto il suo intervento con una sentenza netta: “Machiavelli è morto”. Mettendo da parte il cinismo politico, Milei ha spiegato perché non esiste conflitto tra etica ed economia, difendendo il capitalismo non solo come il sistema più efficiente, ma come l’unico moralmente legittimo. Di seguito trovate la traduzione integrale del discorso, un viaggio tra filosofia, diritto naturale e i risultati delle riforme in Argentina.
MILEI A DAVOS 26: IL DISCORSO INTEGRALE IN ITALIANO
Buon pomeriggio a tutti.
Sono qui davanti a voi per affermare categoricamente che Machiavelli è morto.
Per anni, il nostro pensiero è stato distorto dalla presentazione di un falso dilemma nella progettazione delle politiche pubbliche, secondo il quale ci saremmo trovati presumibilmente di fronte a una scelta tra l’efficienza politica da un lato e il rispetto dei valori etici e morali dell’Occidente dall’altro.
Come sottolinea il professor Jesús Huerta de Soto nella sua opera sull’efficienza dinamica, da tale prospettiva, l’efficienza non è compatibile con vari schemi di equità o giustizia, ma scaturisce unicamente ed esclusivamente da uno di essi: quello basato sul rispetto della proprietà privata e della funzione imprenditoriale.
Pertanto, la contrapposizione tra le dimensioni dell’efficienza e della giustizia è falsa ed erronea. Vale a dire, ciò che è giusto non può essere inefficiente, né ciò che è efficiente può essere ingiusto. In realtà, dal punto di vista dell’analisi dinamica, giustizia ed efficienza sono due facce della stessa medaglia.
Senza dubbio, il pensatore che ha inteso questo concetto con maggiore chiarezza è stato Murray Rothbard, quando ha articolato la connessione tra la concezione dinamica dell’efficienza economica e la sfera dell’etica. Rothbard considerava essenziale stabilire in anticipo un quadro etico adeguato per favorire l’efficienza dinamica, data la nostra mancanza di conoscenza riguardo ai fini, ai mezzi e alle funzioni di utilità che esistono nella realtà.
Secondo Rothbard, visione alla quale aderisco anche nel mio ruolo di Presidente della grande nazione argentina, solo i principi etici alla base della cultura occidentale possono fungere da criteri di efficienza quando si tratta di prendere decisioni di politica pubblica.
Per dirla senza mezzi termini: quando si progettano politiche pubbliche, è inaccettabile dal punto di vista etico e morale sacrificare la giustizia sull’altare dell’efficienza.
Questo impegno verso i valori non solo si pone al di sopra dell’efficienza economica, ma si colloca ben al di sopra dell’utilitarismo politico. Così, accantonando i valori etici e morali, finiamo con politiche che non sono solo ingiuste, ma che portano anche al collasso, non solo economico ma anche sociale, a tal punto da poter causare, in ultima analisi, la caduta della stessa civiltà occidentale.
È per questo che, nel 2024, in questo stesso forum, ho dichiarato che l’Occidente era in pericolo. A mia volta, nel mio intervento del 2025, ho dimostrato che le agende e le politiche promosse da varie organizzazioni e forum internazionali non erano altro che un insieme di politiche socialiste elegantemente confezionate per ingannare le persone di spirito nobile e piene di buone intenzioni. Tuttavia, ciò ha portato sempre ai medesimi risultati catastrofici.
Per questo non dobbiamo mai dimenticare le parole di Thomas Sowell sul socialismo, del quale riconosceva il merito di sembrare molto attraente, ma il cui rovescio della medaglia è che finisce sempre male, spaventosamente male.
Infatti, al di là dei continui disastri causati dal socialismo nel corso del XX secolo, possiamo osservare i terribili danni provocati in Venezuela. Non solo un crollo dell’80% del PIL, ma qualcosa di ben peggiore, ovvero l’instaurazione di una sanguinaria narco-dittatura i cui tentacoli terroristici si sono diffusi in tutto il nostro continente nelle Americhe.
Pertanto, oggi più che mai, di fronte al degrado etico e morale che affligge l’Occidente come risultato dell’abbraccio alla nuova agenda socialista, è necessario promuovere nuovamente le idee di libertà. Tuttavia, a differenza di come questo è stato affrontato in passato sulla base di un quadro utilitaristico, oggi la difesa del sistema capitalista di libera impresa deve fondarsi sulla sua virtù etica e morale.
Come sottolinea Israel Kirzner, i socialisti di oggi non negano la superiorità del capitalismo in termini di produttività; essi sfidano il capitalismo sulla base del fatto che è ingiusto. Pertanto, non è sufficiente che il sistema sia più produttivo, perché se le sue radici fossero ingiuste, il capitalismo non dovrebbe essere difeso.
Oggi dimostrerò che il capitalismo di libera impresa non solo è più produttivo, ma è anche l’unico sistema giusto. Dimostrerò inoltre che non esiste alcun dilemma tra utilitarismo politico e processo decisionale basato sui valori, poiché se i due fossero in conflitto, ciò implicherebbe che le fondamenta dell’utilitarismo politico dovrebbero essere scartate in quanto ingiuste.
Di conseguenza, ciò significa che se desideriamo emergere dal nostro presente oscuro, dobbiamo trarre nuovamente ispirazione dalla filosofia greca, abbracciare il diritto romano e ritornare ai valori giudaico-cristiani, permettendoci così di salvare l’Occidente.
Una gran parte dei conflitti umani nasce da una fallita interazione tra diritto naturale e diritto positivo.
Il diritto naturale è la legge che dovrebbe governare gli esseri umani perché è conforme alla loro natura, ed è quindi giusta in senso universale. È una legge comune a tutti gli uomini poiché è intrinseca alla loro essenza e quindi immutabile e inalterabile.
Al contrario, il diritto positivo è la legge scritta dagli esseri umani per governare secondo la loro convenienza.
Pertanto, quando il diritto positivo è in armonia con il diritto naturale, vi sarà giustizia. In caso contrario, la legge può essere legale ma non legittima.
Di conseguenza, vengono riconosciuti due diritti fondamentali: il diritto alla vita e il diritto alla libertà.
L’uomo nasce vivo e libero e ha il diritto di preservare questi attributi della natura. Ha anche il diritto di esigere che gli altri li rispettino per perseguire la propria felicità, che è il fine verso cui tende ogni essere umano. Accanto a questi, abbiamo i diritti acquisiti, che non sono né naturali né inerenti agli esseri umani, ma sono invece guadagnati attraverso il merito o ottenuti come dono.
Così, dal diritto fondamentale alla libertà deriva il diritto acquisito alla proprietà privata, che si manifesta nella nostra capacità di acquisire liberamente beni con i frutti del nostro lavoro o di ricevere beni che sono liberamente donati o ereditati. A sua volta, il diritto di proprietà, specialmente a causa delle sue conseguenze dinamiche, è legato al principio di appropriazione di Locke. La proprietà può derivare non solo da donazione, regali, eredità e/o scambio, ma anche dall’appropriazione tramite scoperta e creazione.
Infine, questi diritti sono completati dal principio di non aggressione, che stabilisce che nessun essere umano ha il diritto di infliggere aggressioni di alcun tipo a un altro essere umano. Ciò include non solo l’aggressione fisica, ma anche tutte le forme di coercizione, compulsione e/o imposizione sotto la minaccia della forza.
Quindi, definiamo il liberalismo libertario, in linea con Alberto Benegas Lynch Junior, come il rispetto irrestretto del progetto di vita altrui basato sul principio di non aggressione e in difesa del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà, le cui istituzioni sono la proprietà privata, i mercati liberi dall’intervento statale, la concorrenza intesa come libera entrata e uscita, la divisione del lavoro e la cooperazione sociale.
Naturalmente, associata a questo ordine sociale, sorge la domanda se esso sia giusto. Pertanto, per determinare se il sistema è giusto, il riferimento necessario è Ulpiano, la cui premessa di base costituisce un fondamento del diritto romano ed è indubbiamente uno dei pilastri della civiltà occidentale.
Così, la giustizia è la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno il suo, vale a dire, l’intenzione di dare a ciascuno ciò che gli appartiene. Tuttavia, l’affermazione di Ulpiano non finiva qui; egli aggiungeva che i precetti del diritto consistono nel vivere onestamente, non nuocere a nessuno e dare a ciascuno il suo.
Pertanto, da tutto ciò consegue che una delle caratteristiche definitorie del capitalismo di libera impresa è che si tratta di una dottrina giusta. Dato il quadro istituzionale emergente, che abbiamo dimostrato essere giusto, è ora il momento di dimostrare che è anche efficiente.
La prima formulazione a questo proposito fu avanzata da Adam Smith, il quale, utilizzando l’argomento della mano invisibile, ipotizzò che ogni individuo, perseguendo i propri interessi, massimizza il benessere sociale. Successivamente, i neoclassici, guidati da un’idea della mano invisibile basata sull’ottimo paretiano, derivarono il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere, vale a dire che ogni equilibrio competitivo è un ottimo di Pareto.
Tuttavia, ciò richiedeva di abbracciare una struttura matematica che lasciava la porta aperta all’intervento statale con l’obiettivo ben intenzionato di correggere i fallimenti del mercato, che, dal mio punto di vista, non esistono realmente.
Per affrontare questo problema, la dimostrazione sviluppata da Hans-Hermann Hoppe, basata sui diritti di proprietà in linea con il principio di appropriazione originale di Locke insieme al principio di non aggressione, non solo si rivela soddisfacente nello stabilire l’ottimalità, ma non lascia alcuno spazio all’intervento. A tal proposito, Hoppe afferma:
“Qualsiasi deviazione da questo insieme di regole implica, per definizione, una ridistribuzione dei titoli di proprietà, e quindi del reddito, dai produttori-utenti e parti contraenti ai non produttori-utenti e non contraenti. Di conseguenza, qualsiasi deviazione di questo tipo implica che ci sarà relativamente meno appropriazione originale di risorse, la cui scarsità è nota, e pertanto ci sarà meno produzione di nuovi beni, meno manutenzione dei beni esistenti e meno contratti e scambi reciprocamente vantaggiosi. Ciò implica naturalmente un tenore di vita inferiore rispetto ai beni e servizi che cambiano di mano. Inoltre, il postulato che solo il primo utilizzatore di un bene acquisisca diritti di proprietà su di esso, non l’ultimo, assicura che gli sforzi produttivi siano i più elevati possibile in ogni momento.”
Allo stesso modo, la nozione che solo l’integrità fisica della proprietà e non il suo valore debba essere protetta, garantisce che ogni proprietario intraprenderà i massimi sforzi possibili per produrre valore, vale a dire, sforzi per promuovere cambiamenti favorevoli nel valore della proprietà e per prevenire o contrastare qualsiasi cambiamento sfavorevole nel suo valore.
Pertanto, qualsiasi deviazione da queste regole comporta una riduzione degli sforzi produttivi in ogni momento.
Si noti che, basandosi sulla proprietà privata piuttosto che su funzioni di eccesso di domanda derivate da esercizi di ottimizzazione, questo approccio consente di raggiungere un ottimo senza la necessità di utilizzare ipotesi esoteriche che servano poi come giustificazione per l’intervento statale. Ciò evita anche di cadere nell’assurdità empirica del secondo teorema dell’economia del benessere, che postula l’indipendenza tra produzione e distribuzione, come se scegliere tra capitalismo e comunismo fosse neutrale in termini di risultati.
Quindi, avendo dimostrato che le istituzioni del capitalismo di libera impresa, supportate dai diritti naturali, dal principio di appropriazione originale di Locke e dal principio di non aggressione, non sono solo giuste ma anche efficienti, almeno in termini statici, è ora il momento di mostrare che il capitalismo di libera impresa mostra le stesse proprietà anche in termini dinamici.
Già nel 380 a.C., Senofonte sottolineava che l’economia è una forma di conoscenza che consente agli uomini di accrescere la propria ricchezza, argomentando che la proprietà privata è il veicolo più vantaggioso per la vita degli individui. Senofonte passò poi ad affrontare il concetto di efficienza da due prospettive:
Da un lato, da un punto di vista statico, definì l’efficienza come la gestione delle risorse disponibili volta a evitare sprechi, evidenziando il beneficio della proprietà privata affermando che l’occhio del padrone è il modo migliore per ingrassare il bestiame.
Dall’altro lato, nella sua seconda definizione di efficienza, Senofonte approfondì l’ambito dinamico, notando che l’efficienza comporta anche l’accrescimento della ricchezza, ovvero l’aumento della quantità disponibile di beni attraverso la creatività imprenditoriale, segnatamente tramite il commercio e la speculazione.
Quest’ultimo criterio di efficienza è di fondamentale importanza per lo studio della crescita economica, perché, a differenza di un modello statico che considera solo quelli che Robert Lucas Junior ha definito parametri profondi — cioè preferenze, tecnologia e dotazioni iniziali di risorse — nella sfera dinamica, sia la tecnologia che le dotazioni iniziali possono variare. E di fatto, lo fanno continuamente come risultato della creatività imprenditoriale.
Inoltre, l’istituzione della proprietà privata merita un capitolo a parte. Facendo perno su di essa, la Scuola Austriaca di Economia, da Mises, Hayek, Rothbard, Kirzner e Hoppe fino a Huerta de Soto, ha dimostrato l’impossibilità del socialismo, smantellando così l’idea spettrale di John Stuart Mill che postulava l’indipendenza tra produzione e distribuzione; una forma di sordità accademica che ha portato al socialismo ed è costata al mondo la vita di 150 milioni di esseri umani, mentre coloro che sono riusciti a sopravvivere al terrore lo hanno fatto in una povertà assurda.
In linea con le osservazioni precedenti e coerentemente con la seconda linea di analisi di Senofonte, la teoria economica ha identificato quattro fonti di progresso economico:
In primo luogo, c’è la divisione del lavoro, che è stata illustrata da Adam Smith attraverso l’esempio della fabbrica di spilli. Nella sua essenza, questo è un meccanismo che genera guadagni di produttività, manifestati come rendimenti crescenti. Sebbene il suo limite sia determinato dalla dimensione del mercato, la dimensione del mercato è influenzata positivamente da questo processo. Tuttavia, vale anche la pena notare che questo processo virtuoso non è infinito e che il suo limite ultimo risiede nella dotazione di risorse iniziali.
In secondo luogo, c’è l’accumulazione di capitale, sia fisico che umano. Per quanto riguarda il capitale fisico, l’interazione tra risparmio e investimento è cruciale, evidenziando il ruolo fondamentale dei mercati dei capitali e del sistema finanziario nello svolgere tale intermediazione. Sul versante del capitale umano, l’attenzione non dovrebbe limitarsi alla sola istruzione, ma dovrebbe includere anche lo sviluppo delle capacità cognitive fin dalla nascita, così come la nutrizione e la salute, elementi basilari per ottenere l’accesso all’istruzione e al mercato del lavoro.
In terzo luogo, c’è il progresso tecnologico, che consiste nell’essere in grado di produrre una maggiore quantità di beni con la stessa quantità di risorse, o nel produrre lo stesso output utilizzando una minore quantità di input.
Infine, c’è lo spirito imprenditoriale, o meglio la funzione imprenditoriale, che, secondo il professor Huerta de Soto, costituisce il motore principale del processo di crescita economica. Perché, sebbene i tre fattori menzionati siano importanti, senza imprenditori non può esserci produzione e gli standard di vita sarebbero estremamente precari.
Infatti, la funzione imprenditoriale non è tanto focalizzata sull’efficienza a breve termine, quanto piuttosto sull’aumento della qualità di beni e servizi, il che, a sua volta, porta a standard di vita più elevati. Su questa base, ciò che conta davvero è espandere la frontiera delle possibilità produttive nella misura massima possibile. Così, l’efficienza dinamica può essere intesa come la capacità di un’economia di favorire la creatività e il coordinamento imprenditoriale.
A sua volta, il criterio dell’efficienza dinamica è inseparabilmente legato al concetto di funzione imprenditoriale, che è quella capacità tipicamente umana di percepire le opportunità di profitto che sorgono nell’ambiente e di agire di conseguenza per trarne vantaggio. Ciò rende fondamentale il compito di scoprire e creare nuovi fini e mezzi, guidando il coordinamento spontaneo per risolvere gli squilibri di mercato.
Inoltre, questa definizione di efficienza dinamica proposta da Huerta de Soto combina in modo coerente e appropriato l’idea di distruzione creatrice di Schumpeter con il concetto di efficienza adattiva di North. Naturalmente, dato il ruolo della funzione imprenditoriale, le istituzioni in cui essa si sviluppa sono di vitale importanza.
A questo proposito, sia Douglass North che Jesús Huerta de Soto considerano una delle funzioni chiave delle istituzioni quella di ridurre l’incertezza. Quindi, mentre North le presenta come un insieme di vincoli ideati dall’uomo che strutturano l’interazione sociale in modo ripetitivo, Huerta de Soto ritiene che queste istituzioni, concepite dagli esseri umani, emergano spontaneamente da un processo di interazione sociale senza essere progettate da alcun singolo individuo, e che riducano l’incertezza nel processo di mercato.
Come sottolinea Roy Cordato, il quadro istituzionale appropriato è quello che favorisce la scoperta e il coordinamento imprenditoriale. Di conseguenza, all’interno di questo quadro, la politica economica dovrebbe mirare a identificare e rimuovere tutte le barriere artificiali che ostacolano il processo imprenditoriale e gli scambi volontari. Data l’influenza decisiva delle istituzioni sul progresso economico, ciò dirige la nostra attenzione sull’importanza dell’etica, poiché le società che aderiscono a valori morali e principi etici più forti a sostegno delle istituzioni saranno dinamicamente più efficienti e godranno quindi di maggiore prosperità.
Di conseguenza, il problema etico fondamentale è la ricerca del modo migliore per favorire il coordinamento e la creazione imprenditoriale.
Pertanto, nel campo dell’etica sociale, concludiamo che concepire gli esseri umani come attori creativi e coordinatori implica accettare assiomaticamente il principio secondo cui ogni essere umano ha il diritto di appropriarsi dei risultati della propria creatività imprenditoriale. Quindi l’appropriazione privata dei frutti di ciò che gli imprenditori creano e scoprono è un principio di diritto naturale, perché se un autore non fosse in grado di appropriarsi di ciò che crea o scopre, la sua capacità di rilevare opportunità di profitto sarebbe bloccata e l’incentivo a compiere le proprie azioni scomparirebbe.
In definitiva, il principio etico appena enunciato è il fondamento etico basilare dell’intera economia di mercato.
Quindi, ciò che abbiamo appena dimostrato è che il capitalismo di libera impresa non è solo giusto, ma anche efficiente ed è anche quello che massimizza la crescita.
Dato il quadro concettuale dell’efficienza dinamica e l’assenza di un dilemma tra efficienza e valori etici nella progettazione delle politiche pubbliche, è interessante considerare la loro attuazione nella vita reale. Al di là degli enormi risultati che abbiamo mostrato durante questi anni di governo, avendo sradicato un deficit fiscale del 15% del PIL, riducendo l’inflazione dal 300% al 30%, abbassando il rischio paese di 2.500 punti base e ripristinando la crescita economica, con la povertà in calo dal 57% al 27%, perseguendo politiche pubbliche guidate da valori etici e morali, vorrei concentrarmi sul caso del Ministero della Deregolamentazione, o, come lo chiamiamo a casa, il Ministero dei Rendimenti Crescenti.
Questo ministero si ispira all’evoluzione del PIL pro capite dall’inizio dell’era cristiana, che ha la forma di una mazza da hockey. Questa figura nasce dal fatto che fino all’anno 1800 il PIL pro capite è rimasto quasi costante e da quel momento in poi è aumentato di 15 volte in un contesto in cui la dimensione della popolazione è aumentata di dieci volte. Parallelamente, mentre il PIL cresceva, la povertà estrema è scesa da livelli del 95% al 10%.
Tuttavia, questa meraviglia implica l’esistenza di rendimenti crescenti, che in economia sono associati a strutture di mercato concentrate, ed è qui che sorge il dilemma di politica pubblica tra efficienza paretiana e giustizia. Nell’analisi paretiana, i rendimenti crescenti comportano l’esistenza di non convessità nell’insieme di produzione che impediscono la derivazione di una funzione di profitto con un massimo. Di conseguenza, né l’offerta di beni né la domanda di importazioni sono ottimali. In risposta, si propone la regolamentazione delle imprese per assimilarle a un caso perfettamente competitivo, cioè per uccidere i rendimenti crescenti e con essi la crescita economica.
Considerate gli effetti causati dalla regolamentazione in tutto il mondo.
La visione del capitalismo basata sui valori sostiene che se tale posizione è stata raggiunta attraverso la scoperta, lo scambio volontario e senza violare il principio di non aggressione, non vi è alcuna giustificazione per l’intervento. Infatti, l’intervento costituisce una violazione dei diritti di proprietà e, punendo i profitti, la crescita potenziale dell’economia diminuisce, quindi l’intervento e la regolamentazione sono dinamicamente inefficienti perché sono violenti e quindi ingiusti.
È per questo che, da quando siamo entrati in carica nel 2023, abbiamo attuato, grazie allo sforzo ciclopico di Federico Sturzenegger, 13.500 riforme strutturali, che oggi ci permettono di avere un’economia dinamicamente più efficiente e ci consentiranno di crescere ancora una volta. Ovvero rendere l’Argentina di nuovo grande.
Così, l’ottimo paretiano è chiaramente messo in discussione, e per questo motivo molti considerano che autorizzi la regolamentazione delle strutture concentrate assimilandole a un modello competitivo. Ma, come ho detto, questo significa uccidere i rendimenti crescenti, con l’effetto collaterale non intenzionale di uccidere la crescita.
Si noti che, sulla stessa linea, possiamo affrontare anche la questione dell’intelligenza artificiale, uno strumento che può essere visto come la versione del XXI secolo della fabbrica di spilli di Adam Smith. Cioè un catalizzatore per rendimenti crescenti e, di conseguenza, un catalizzatore per una maggiore crescita e benessere. Pertanto, la cosa più responsabile che gli stati possono fare riguardo a questo problema è smettere di infastidire coloro che stanno creando un mondo migliore.
Permettetemi di dirlo in modo diretto. La cosa più responsabile che i politici possono fare è smettere di infastidire coloro che stanno creando un mondo migliore.
Allo stesso tempo, desidero sottolineare che tutte le paure associate a scenari distopici sono sciocchezze. La risposta è Adam Smith; il limite ai rendimenti crescenti è determinato dalla dimensione del mercato. Non dobbiamo infine dimenticare che l’implementazione di questi progetti richiede input reali e risorse finanziarie, quindi l’espansione sarà vincolata dalle dotazioni iniziali.
Infine, legato a questo futuro fenomenale che ci attende, il ruolo del capitale umano è di vitale importanza. E a questo proposito, in Argentina, grazie al lavoro del Ministro Sandra Pettovello rispetto ai settori vulnerabili, abbiamo smesso di dare alle persone il pesce e abbiamo iniziato a insegnare loro come pescare e, se possibile, sperando di incoraggiarle a creare la propria azienda di pesca.
Infine, nonostante la critica popolare, il capitalismo di libera impresa non mina i valori morali. Dopotutto, il progresso economico attraverso il meccanismo della mano invisibile è emerso dai sentimenti morali di Adam Smith, e l’era moderna deve la sua esistenza a quelle che McCloskey chiama le virtù borghesi.
A sua volta, grazie al grande lavoro di Huerta de Soto nello sviluppo del concetto di efficienza dinamica e alla sua applicazione in Argentina, possiamo essere fiduciosi che il presunto dilemma tra efficienza e giustizia sia falso. Vale a dire che i mercati non sono solo superiori in termini produttivi, ma sono anche giusti. Pertanto, le politiche pubbliche dovrebbero essere guidate dall’etica piuttosto che dall’utilitarismo economico e/o politico, che porta invariabilmente a soluzioni ingiuste, populiste e impoverenti.
Quindi riaffermo ciò che ho dichiarato all’inizio di questo intervento. Machiavelli è morto. Pertanto, è ora di seppellirlo.
Inoltre, dato il profondo legame tra moralità e liberi mercati, questi ultimi ci rendono persone migliori. Grazie a mercati dinamicamente efficienti, possiamo simultaneamente raggiungere il progresso economico, difendere la proprietà privata, mantenere la pace, ottenere l’armonia sociale e rafforzare le virtù sociali che sono indispensabili per una società prospera.
Infine, vorrei lasciarvi con una riflessione sulla porzione della Torah di questa settimana: la Parashah Bo descrive il momento in cui Mosè affronta il Faraone, simbolo del potere oppressivo dello stato, per avvertirlo che se non avesse liberato il popolo ebraico, le ultime tre piaghe si sarebbero abbattute sull’Egitto.
Quando il Faraone rifiutò, arrivò la piaga delle locuste, che significava carestia.
Poi arrivò la piaga delle tenebre, che significava la perdita di chiarezza nel processo decisionale.
E infine, la piaga della morte dei primogeniti, che illustra il destino di una società che nega la libertà.
L’analogia con quanto sta accadendo oggi in Occidente è cristallina. Da qualche tempo, e per qualche strana ragione, l’Occidente ha iniziato a voltare le spalle alle idee di libertà. È per questo che, in questo stesso luogo nel 2024, ho affermato che l’Occidente era in pericolo, come risultato dell’aver abbracciato dosi crescenti di socialismo nella sua forma più ipocrita, che è il wokismo. A mia volta, nel 2025, ho spiegato i parassiti mentali seminati dalla sinistra nell’umanità.
Tuttavia, il 2026 è l’anno in cui vi porto buone notizie. Il mondo ha iniziato a svegliarsi.
La prova migliore di ciò è quanto sta accadendo nelle Americhe con la rinascita delle idee di libertà. Pertanto, le Americhe saranno il faro di luce che illuminerà ancora una volta l’intero Occidente, ripagando così il debito di civiltà con espressioni di gratitudine verso le fondamenta della filosofia greca, del diritto romano e dei valori giudaico-cristiani.
Abbiamo un futuro migliore davanti a noi, ma quel futuro migliore esiste solo se torniamo alle radici dell’Occidente, il che significa tornare alle idee di libertà.
Che Dio benedica l’Occidente. Possano le forze del cielo essere con noi, e viva la libertà, dannazione.