Nel cuore della pianura bresciana c’è un angolo di natura che ha deciso di non limitarsi a custodire il proprio territorio, ma di raccontarlo al resto del mondo. Il Parco Agricolo Regionale del Monte Netto, l’ultimo nato tra le aree protette lombarde, ha infatti appena concluso un’esperienza inedita: aprire i propri confini all’internazionalizzazione.
Nelle scorse settimane, i sentieri e i boschi del Parco si sono trasformati in uno spazio di lavoro e ricerca per due studenti provenienti da Dublino, iscritti all’istituto professionale CDETB-Coláiste Dhúlaigh CFE. Tra loro, la giovane Seyedeh Shirin Seyed Khezri, che dal 23 marzo fino a pochi giorni fa (10 aprile) ha vissuto il territorio bresciano non come una semplice visitatrice, ma come parte attiva della squadra del Parco.
L’iniziativa, inserita nel programma europeo Erasmus+ per il settore VET (Vocational Educational Training), ha permesso ai ragazzi di mettere letteralmente le mani nella terra. L’obiettivo? Trasformare concetti spesso astratti, come la sostenibilità ambientale e la tutela del verde, in un’esperienza lavorativa concreta.
Affiancati costantemente dal direttore del Parco, Ettore Monaco, e dalla geometra Eleonora Gennari, i ragazzi irlandesi hanno lavorato su un doppio binario. Da un lato, l’esplorazione fisica, con la realizzazione di una piccola mappatura territoriale; dall’altro, l’inclusività digitale. Grazie al loro lavoro di traduzione in lingua inglese, infatti, il sito web dell’ente è ora accessibile a un pubblico internazionale, un passo fondamentale per far conoscere questa realtà oltre i confini italiani.
Dietro le quinte dell’operazione, a garantire che tutto filasse liscio, c’è stata la Cooperativa Mistral. L’ente bresciano ha curato ogni dettaglio logistico, dall’accoglienza alla ricerca della struttura ospitante, assicurando un monitoraggio continuo lungo tutto il periodo di permanenza.
Per i ragazzi irlandesi è stata l’occasione per immergersi in un paesaggio decisamente peculiare. Il Parco del Monte Netto si sviluppa attorno a un’area collinare che tocca i 130 metri di altitudine, circondata dalla valle del fiume Mella e dai centri storici limitrofi.
È un territorio che racconta la storia agricola e naturale della Lombardia: dalle aree di cava oggi trasformate in laghetti ricchi di biodiversità, al bosco delle Colombaie a Capriano del Colle, fino ai filari di gelsi lungo le strade sterrate — piante un tempo simbolo dell’economia locale e oggi diventate una rarità da proteggere.
Per i vertici del Parco, il bilancio dell’iniziativa va ben oltre il lavoro svolto. «I progetti europei di mobilità internazionale hanno lo scopo di formare le nuove generazioni a ragionare in chiave europea e non solo nazionale», ha commentato Flavio Bonardi, Presidente del Parco del Monte Netto. «Questo progetto mira a promuovere un’educazione ambientale che ci colleghi al mondo che ci circonda, facendo conoscere gli ambienti naturali presenti nel nostro territorio».
In un’epoca in cui si parla molto di transizione ecologica, esperienze del genere ricordano che la tutela dell’ambiente passa necessariamente attraverso le persone. I ragazzi tornano a Dublino con un bagaglio di competenze pratiche e una nuova consapevolezza ecologica. Il Parco del Monte Netto, dal canto suo, ne esce arricchito: non più solo custode silenzioso della pianura, ma vero e proprio laboratorio vivo, capace di fare rete e di parlare, da oggi, anche un po’ di inglese.
Dall’analisi delle politiche europee di rigenerazione urbana al racconto cinematografico di Eileen Gray, fino al dialogo tra progetto e scrittura: tre appuntamenti tra formazione e divulgazione animano la settimana culturale dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Brescia.
L’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Brescia, attraverso la Commissione Cultura e in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Brescia, presenta il calendario degli appuntamenti della settimana, dedicati all’approfondimento culturale e all’aggiornamento professionale. Tre iniziative – tra conferenze, cinema e letteratura – offriranno occasioni di confronto sui temi della rigenerazione urbana e delle politiche europee, del rapporto tra architettura e arti visive e del dialogo tra progetto e scrittura.
Mercoledì 8 aprile, dalle ore 18.00 alle 20.00, la sede dell’Ordine in Via San Martino della Battaglia, 18 ospiterà l’incontro “Dalla ruggine alle infrastrutture verdi – 50 anni di politiche europee per la rigenerazione delle città industriali”. Ospite dell’iniziativa Massimo Preite, professore di Urbanistica all’Università di Firenze e tra i maggiori esperti di archeologia industriale, che guiderà una riflessione sui processi di trasformazione urbana in Europa a partire dalle crisi industriali del secondo Novecento. L’evento, valido ai fini dell’aggiornamento professionale, riconosce 2 CFP ed è aperto agli iscritti, tramite il Portale dei Servizi CNAPPC, e all’intera cittadinanza.
Giovedì 9 aprile, alle ore 21.00, appuntamento al Cinema Nuovo Eden con la rassegna “Architettura e Cinema”, in collaborazione con Fondazione Brescia Musei eCinema Nuovo Eden, con la proiezione del film “E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare” di Beatrice Minger e Christoph Schaub, dedicato alla figura della progettista irlandese e al suo confronto con Le Corbusier. Il film racconta un conflitto simbolico tra visioni opposte dell’architettura: da un lato la libertà espressiva e sensibile di Eileen Gray, dall’altro l’approccio competitivo e mediatico del maestro moderno. (L’iniziativa riconosce 1 CFP | Biglietti: intero €6,50 – ridotto architetti €5,50.)
Sabato 11 aprile, dalle ore 10.00 alle 12.00, la sede dell’Ordine accoglierà la nuova rassegna “Consigli di lettura – Quando il progetto si fa scrittura”. Il primo appuntamento proporrà un doppio incontro con Claudio Gasparotti, autore di “Il sentiero. legno, pietra acqua e poi ferro” e Igor Valzelli, autore di “La corsara dello spazio”. La rassegna nasce con l’obiettivo di valorizzare la dimensione culturale della professione, esplorando il rapporto tra architettura e narrazione attraverso le opere di architetti-scrittori. Gli incontri, aperti a tutti, prevederanno presentazioni, letture e momenti di dialogo con il pubblico. A moderare l’incontro l’arch. Marco Frusca, Consigliere dell’Ordine e Vice Presidente della Fondazione. Seguirà coffee break.
Con questo ciclo di appuntamenti, l’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Brescia e la sua Fondazione confermano il proprio impegno nella promozione della cultura architettonica come strumento di lettura critica del presente e di costruzione consapevole del futuro. Eventi che, tra formazione e divulgazione, rafforzano il ruolo dell’architetto non solo come progettista, ma come interprete dei processi culturali, sociali e territoriali contemporanei.
Non solo vino, ma anche territori, cucina, accoglienza e turismo. È con questa visione che la Lombardia si prepara a tornare protagonista a Vinitaly 2026, il Salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, portando un Padiglione che amplia lo sguardo oltre il prodotto per raccontare un sistema sempre più integrato e competitivo. Oltre 4.000 gli espositori, in 18 padiglioni. Attesi poco meno di 100 mila operatori nelle quattro giornate di apertura.
Una strategia che si inserisce in un momento particolarmente favorevole per la regione, anche grazie all’onda lunga delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, che hanno rafforzato la visibilità internazionale della Lombardia e dato un impulso significativo al turismo territoriale.
In questo contesto il vino si conferma uno dei principali ambasciatori del territorio, capace di connettere prodotti di qualità, paesaggio, cultura e attrattività. Un ruolo ulteriormente rafforzato dalla celebrazione della Cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, che valorizza la tradizione gastronomica come elemento identitario e leva strategica di promozione.
“Vinitaly è per la Lombardia una vetrina strategica, una grande piattaforma – ha dichiarato il presidente della Regione Attilio Fontana – perché ci consente di presentare al mondo non solo l’eccellenza dei nostri vini, ma anche la qualità complessiva dei territori che li producono. La visibilità generata dalle Olimpiadi ci ha permesso di far conoscere tanti siti a nuovi mercati, come la Valtellina che non aveva mai avuto relazioni dirette con il mercato americano. Anche l’articolo su una testata di primo piano ha portato nuovi visitatori e nuove opportunità. Ora dobbiamo consolidare questa spinta e trasformarla in sviluppo duraturo per le imprese e per l’intera filiera del Made in Lombardy”.
EXPORT RECORD E QUALITÀ AL TOP – Il comparto vitivinicolo lombardo si presenta a Vinitaly con indicatori in crescita e una struttura produttiva sempre più solida. Nel 2025 l’export ha, infatti, raggiunto il record storico di 331,5 milioni di euro, in crescita del 7,1% sul 2024 e in controtendenza rispetto al calo registrato a livello nazionale (-3,7%) e in tutte le principali regioni esportatrici.
Non solo. La vendemmia 2025, che si è chiusa con una produzione di oltre 143 milioni di bottiglie potenziali, in crescita del 16,3% rispetto al 2024, ha visto ulteriormente rafforzarsi la vocazione alla qualità della produzione regionale.
“Il comparto vitivinicolo lombardo dimostra una forza e una capacità di crescita tutt’altro che scontate. Il record dell’export a oltre 331 milioni di euro, in controtendenza rispetto ad altre realtà è il risultato di un lavoro strutturato sulla qualità, sull’organizzazione della filiera e sulla capacità di sfidare i mercati internazionali. – ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi – E la qualità, in Lombardia, non è uno slogan: è un dato concreto. Oltre il 90,5% delle bottiglie prodotte rientra nelle Denominazioni, a fronte di una media nazionale che si ferma al 74%. Da qui dobbiamo continuare a muoverci: non inseguire modelli che non ci appartengono, ma rafforzare ciò che già ci distingue. Il vino oggi è esperienza, turismo, cultura. Se continuiamo su questa linea di qualità, posizionamento e visione integrata con il sistema di accoglienza, i risultati che oggi registriamo non resteranno un traguardo, ma diventeranno la base per una crescita ancora più solida”.
Sul fronte degli investimenti, la misura OCM sta sostenendo l’innovazione e la competitività del comparto, perché il vino lombardo continui a rafforzare la propria presenza sui mercati. Nella campagna 2025-2026 lo ha fatto con un sostegno pari a 3,7 milioni di euro, che ha attivato oltre 9,3 milioni di euro di investimenti complessivi.
“L’enoturismo si conferma uno dei segmenti più dinamici del mondo del vino, con circa 18 milioni di italiani coinvolti (4,5 milioni in più rispetto al 2024) – ha ricordato Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico – . L’interesse per le visite dirette alle aziende di produzione cresce strutturalmente: dal 60% nel 2021 al 77% nel 2025 – a conferma della centralità del contatto diretto con il mondo agricolo. I dati evidenziano che i turisti italiani cercano sempre più varietà, relazione e qualità dell’esperienza nell’enoturismo. Non è un caso che la visita alle cantine a conduzione familiare sia oggi l’esperienza più apprezzata, segno di una forte attenzione al rapporto umano in un mondo sempre più permeato dal digitale. Fra le proposte crescono le degustazioni (+15 punti percentuali rispetto al 2024), con una domanda crescente anche per le forme più sofisticate come cene in cantina e abbinamenti cibo-vino”.
“La qualità dell’accoglienza si conferma determinante: il 68% dei turisti indica la professionalità del personale come motivo principale del ritorno in cantina, insieme alla possibilità di partecipare a esperienze enoturistiche diverse (64%) e alla facilità di prenotazione (66%), evidenziando le principali leve di sviluppo per il settore – ha aggiunto Garibaldi – . Tra i fattori di scelta della cantina e della destinazione del vino, oltre alla bellezza del paesaggio e al rapporto qualità-prezzo, emerge la prossimità geografica (65%), che apre opportunità rilevanti per attività di breve raggio e di prossimità”.
IMPRESE SOLIDE E OCCUPAZIONE IN CRESCITA – A trainare questa dinamica positiva è anche l’enoturismo, che nel triennio 2022–2024 ha registrato una crescita media annua del 16% dei visitatori, posizionando la Lombardia tra le aree più dinamiche del panorama italiano.
“I numeri confermano la solidità e il potenziale di crescita del comparto vitivinicolo lombardo. – ha dichiarato il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio – L’aumento dell’export, la crescita dell’occupazione, con gli addetti in aumento dell’8,2% negli ultimi dieci anni, ma anche il dinamismo dell’enoturismo dimostrano come il vino sia oggi una leva economica strategica per il territorio. La sfida è continuare a investire in qualità, innovazione e promozione, rafforzando il posizionamento della Lombardia sui mercati internazionali, sostenendo le quasi 3 mila imprese vitivinicole lombarde che oggi garantiscono lavoro stabile a circa 6.500 addetti, a cui si aggiungono migliaia di lavoratori stagionali”.
Il Padiglione Lombardia, situato al primo piano del Palaexpo, ospiterà produttori, consorzi, associazioni e istituzioni negli spazi espositivi finanziati e realizzati nell’ambito dell’Accordo di Programma tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia. Negli oltre 3.000 metri quadrati saranno presenti più di 150 realtà, con oltre mille etichette in degustazione, a rappresentare la ricchezza e la varietà del patrimonio vitivinicolo regionale.
Nel ricco palinsesto di eventi proposti al Padiglione Lombardia, spicca il momento celebrativo dedicato alle eccellenze lombarde in programma lunedì 13 aprile, con la partecipazione del maestro pasticcere Iginio Massari, di Bruna Gritti, che con il marito Vittorio Cerea ha creato il mito di “Da Vittorio”, e di Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco.
La partecipazione lombarda a Vinitaly nasce dalla collaborazione tra Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia e Consorzi di tutela. È grazie a questa sinergia che il patrimonio vitivinicolo unico che la nostra regione è in grado di esprimere – sia in termini di qualità sia in termini di varietà – verrà proposto a buyer, operatori e giornalisti nel corso della 58^ edizione di Vinitaly.
I CONSORZI DI TUTELA – Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Ente Vini Bresciani, Consorzio Franciacorta, Consorzio Tutela Moscato di Scanzo, Consorzio Volontario Vino DOC San Colombano, Consorzio Montenetto, Consorzio Vini IGT Terre Lariane, Consorzio Vini Mantovani, Consorzio Tutela Lugana DOC, Consorzio Tutela Valcalepio, Consorzio Tutela Vini di Valtellina, Consorzio Valtènesi Riviera del Garda Classico, Produttori San Martino della Battaglia DOC, Consorzio Botticino DOC, Consorzio Tutela IGT Valcamonica.
I due giorni, promossi dall’Area Education e Capitale Umano di Confindustria Brescia, sono rivolti ai più piccoli con laboratori dedicati alla scoperta delle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).
In programma sette diversi laboratori gratuiti, sviluppati con Pleiadi Science Farmer, dedicati alle bambine e ai bambini dagli 0 ai 12 anni, oltre a conferenze e alle mostre Rompicapo Giganti e Giochi antichi
Brescia, 23 marzo 2026 – Il Museo di Santa Giulia (via Piamarta, 4) ospiterà sabato 11 e domenica 12 aprile la terza edizione di “Brescia Making Future”, iniziativa organizzata dall’Area Education e Capitale Umano di Confindustria Brescia. L’evento è pensato per avvicinare le bambine e i bambini dagli 0 ai 12 anni alle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), con l’intento di stimolare la curiosità scientifica, sensibilizzando anche le famiglie sulle opportunità che queste discipline offrono per lo sviluppo delle nuove generazioni.
Le prime due edizioni dell’iniziativa, nel 2024 e 2025, hanno registrato la presenza di 2.291 bambine e bambini bresciani coinvolti, e di quasi 5.400 partecipanti totali.
Il programma è stato presentato stamattina in una conferenza stampa, tenuta nella sede di Confindustria Brescia, a cui hanno partecipato Elisa Torchiani, vice presidente di Confindustria Brescia con delega a Education e Cultura d’Impresa, Anna Frattini, assessora con delega alle Politiche educative, alle Pari Opportunità, alle Politiche giovanili e alla Sostenibilità sociale del Comune di Brescia, Roberto Saccone, presidente della Camera di Commercio di Brescia, Giovanni Comboni, vice presidente di A2A, main partner dell’edizione 2026, Giovanna Franceschetti, vice presidente di Gefran Spa e main sponsor dell’edizione 2026, e Lucio Biondaro, Ceo di Pleiadi, società di divulgazione scientifica.
L’evento è cofinanziato e patrocinato dalla Camera di Commercio di Brescia, ha come main partner il Gruppo A2A; come main sponsor Gefran S.p.A, come sponsor tecnico Brescia Mobilità S.p.A e vanta la collaborazione di numerosi enti, quali: Comune di Brescia, Federchimica, Federmeccanica, Provincia di Brescia, Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Brescia, Università di Brescia, Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia, Gruppo Tecnico LE Imprenditrici di Confindustria Brescia.
Nel dettaglio, sono in programma 7 diversi laboratori STEM gratuiti, sviluppati con Pleiadi Science Farmer, dedicati alle bambine e ai bambini dagli 0 ai 12 anni e altre iniziative collegate al tema:
Area Baby (0-6 anni)
Energia circolare (6-8 anni) – Laboratorio esperienziale A2A
Chemical bar (6-8 anni)
Meccanic Art (8-10 anni)
Feed&Food (8-10 anni)
Virtual Word (9-12 anni)
Verso l’infinito (genitori e figli 4-10 anni)
Tutti i dettagli dei laboratori, insieme alle modalità di partecipazione, sono disponibili sul sito: www.makingfuturebrescia.it Iscrizioni su: Eventbrite
Oltre ai laboratori, Brescia Making Future ospiterà anche conferenze tematiche con docenti e ricercatori universitari:
STEM, crescita e identità: come le STEM allenano competenze che restano Sabato 11 aprile, ore 15.30 Daniela Bandera, Sociologa, Imprenditrice, Coordinatrice Gruppo LE Imprenditrici di Confindustria Brescia. Federica Pelizzari, Assegnista di ricerca in Didattica e pedagogia speciale e collaboratrice di CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Per l’iscrizione: Modulo iscrizione
“Chi ha deciso che non fa per me?” Stereotipi, STEM e il futuro che possiamo riscrivere Sabato 11 aprile, ore 16.30 Camilla Federici, Giurista, esperta in studi di genere, diversità, equità e inclusione. Marika Vezzoli, Prof.ssa Associata di Statistica Medica Università di Brescia e Presidente di Commissione Genere Per l’iscrizione: Modulo iscrizione
Sono infine previste una mostra interattiva “Rompicapo Giganti”, che propone 10 exhibit interattivi composti da grandi strutture in legno da osservare, muovere e ricomporre, invitando i visitatori a sperimentare, tentare e trovare la soluzione e una mostra “Giochi antichi”, che propone d’intrecciare la saggezza delle tradizioni, con la gioia dei bambini. Attraverso 20 exhibit interattivi si potrà sperimentare come il gioco possa nascere dalle mani, dalla creatività e dalla voglia di stare insieme, trasformando ogni piccolo oggetto in una storia da inventare.
Il Museo Lechi di Montichiari (BS) presenta la mostra Livio Ceschin – La punta che sottile incide, un percorso attraverso oltre trent’anni di ricerca dell’artista trevigiano, con una quarantina di opere tra incisioni e tecniche miste.
L’esposizione apre al pubblico sabato 28 febbraio alle ore 16.30, alla presenza dell’artista, e resterà visitabile fino al 29 marzo.
A introdurre l’eccezionale sensibilità di Ceschin è un pensiero dello storico dell’arte Federico Zeri, datato 15 gennaio 1998, che così commentava alcune incisioni ricevute dall’artista:
«Ho ricevuto le incantevoli incisioni, e la ringrazio. Le sto guardando e riguardando. Sono un appassionato di questo tipo di immagini. Le sue mi confermano che in Italia, oggi, la grafica è assai superiore alla pittura».
La mostra restituisce con immediatezza la finezza dello sguardo di Ceschin: tra boschi innevati, pinete sul litorale, barche abbandonate nella laguna veneziana, emerge un dialogo profondo e silenzioso con la natura, quotidiano e insieme intriso di una dimensione spirituale. L’artista osserva, raccoglie e trasforma frammenti di paesaggio in immagini sospese, capaci di trattenere il tempo e la sua vibrazione più intima.
Incisore nato a Pieve di Soligo nel 1962, Ceschin ha costruito il proprio percorso partendo dallo studio dei grandi maestri – Rembrandt, Tiepolo, Canaletto – che hanno guidato la sua formazione. La mostra attraversa temi e stagioni della sua ricerca, includendo anche le prestigiose collaborazioni editoriali con poeti e scrittori come Andrea Zanzotto, Mario Luzi, Rigoni Stern, fino ai più recenti progetti con Pierluigi Cappello e Mauro Corona.
Saranno esposti inoltre schizzi di studio raccolti in carnet, realizzati a matita, china e acquerello, e alcune matrici metalliche che permetteranno al visitatore di cogliere il meticoloso processo preparatorio che precede la stampa al torchio.
Una cifra ricorrente nei lavori di Ceschin è la presenza di lacerti di scritte, tracce che affiorano tra i segni come frammenti di memoria: non semplici annotazioni, ma elementi evocativi che rivelano il profondo legame dell’artista con il mondo della poesia.
Una sezione sarà dedicata alla didattica dell’incisione e della stampa, con strumenti, materiali e un video interattivo che restituiranno sia il profilo tecnico sia quello poetico e culturale dell’artista incisore.
“1776-2026: è tempo di ricostruire una storia comune, troppo spesso sottovalutata o mascherata da lenti ideologiche. E scopriremo che abbiamo da festeggiare quest’anno anche noi Italiani. Ci proviamo?” Lo propone con un pamphlet storico ricco di nomi e spunti Massimo Lucidi giornalista internazionale e Presidente della Fondazione E-novation che promuove numerosi eventi tra Italia e Stati Uniti come il Premio Eccellenza Italiana, le Giornate Internazionali della Libertà, gli Stati Generali della Sostenibilità e della Sicurezza.
È indubbio che la nascita degli Stati Uniti abbia visto come protagonista il mondo anglosassone (in primis) e quello francese, per ragioni storiche condivise. Ma oggi, al tempo dei nomadi digitali, nel quale cerchiamo pure una narrazione dell’Emigrazione italiana meno nostalgica e più funzionale, credo che abbia più di un senso la ricerca del contributo intellettuale, filosofico, di pensiero degli Italiani alla Fondazione degli USA, in un tempo in cui le idee circolavano con maggiore difficoltà ma circolavano; ed erano idee forti, pregne di Futuro, di Vita e di Progresso. Vi torna in mente la stagione del positivismo e dell’illuminismo? Certo, nella seconda parte del Settecento non esisteva l’Italia come entità statuale. Dovremmo attendere almeno un altro secolo… e i moti del 1848 per iniziare a far passare un messaggio unitario, come Penisola… Eravamo al tempo, poco più di un’espressione geografica per usare la sprezzante ma veritiera affermazione politica di Metternich.
Ma il contributo ideale degli Italiani, della nostra cultura classica, greco romana, agli Stati Uniti è notevole sin dalle sue fondamenta e nel tempo è andato sempre rinsaldandosi per alcune componenti intellettuali riconducibili alla Libertà e alla nostra natura identitaria di essere Santi, Navigatori e Poeti. Almeno già due secoli prima della scoperta del continente americano. Un’idea di Bene comune, spazi aperti da scoprire e animi liberi che accomuna le classi dirigenti della nascente Unione di Stati Americani con i progenitori illuministi del lungo percorso risorgimentale e unitario italiano. E ripeto anche ai primi Italiani con menti universali. Possiamo citare a tal riguardo San Francesco e Dante Alighieri, tradotto interamente tardi nel mondo anglosassone, ma tra i primi a sentirsi Italiani e universali, cittadini del mondo e presto presi a riferimento nella cultura americana come pilastri del sapere e dei valori universali.
Molti sono i nomi e riferimenti che in questo articolo proverò a dimostrare non sono citati per orgoglio di Patria ma per dati storici e scientifici. Cesare Beccaria che a Milano sotto il giogo austriaco faceva fatica a far circolare le proprie idee di giustizia, di equità, di dignità della vita e di equilibrio tra poteri, fu tradotto nel 1764 in 22 lingue e dal porto di Livorno riuscì a farsi leggere conoscere e apprezzare da pensatori di tutto il mondo. Sicuramente influenzò il pensiero di Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, John Adams e gli Emendamenti V VI e VIII del Bill of Rights che a lui si richiamano. È bene ricordare che sia la dichiarazione di indipendenza del 1776 che festeggiamo come pietra miliare della Libertà dell’uomo, nel proprio territorio, col diritto a essere felici e sia la costituzione del 1787 che completa la dichiarazione sancendo e regolando la vita democratica, ispirandosi a principi federali, sono antecedenti alla Rivoluzione Francese del 1789.
E rispetto alle lunghe stagioni di sangue, Terrore e instabilità politica in Europa (pensiamo all’epilogo con Napoleone), la Rivoluzione Americana è meno cruenta e finisce con l’evoluzione e la riconciliazione dell’intero mondo anglosassone che continuerà a guidare il faro della democrazia e della Libertà fino ai giorni nostri. E l’America guarda a Roma e ad Atene per emanciparsi e distinguersi dalla british culture. Ebbene, proprio oggi che riconosciamo l’occidente in crisi, è bene ripartire dalla conoscenza e magari pure dell’orgoglio sopito nella vecchia Europa di definirci Occidentali o ancora meglio Transatlantici. L’Europa che cancella le radici cristiane, pare mortificarsi di essere la culla della civiltà con il formidabile asse portante greco romano, l’Europa della burocrazia va ripensata nel profondo.
Gli Americani quando son nati hanno guardato a Roma ed Atene non solo nel richiamarsi al gusto neoclassico dell’architettura ma pure per darsi una struttura di Governo. E in specie hanno guardato al modello della Repubblica Romana se pensiamo al Senatus dei saggi, e alla aristotelica questione dei pesi e contrappesi del potere. George Washington ha seguito Cincinnato mentre Thomas Jefferson aveva nel cuore quel concetto di cittadinanza istruita e virtuosa riprendendo il concetto greco del bene comune sopra l’interesse individuale. Hanno guardato all’Italia e agli Italiani sempre e da sempre… limitiamoci a citare Colombo, Verrazzano e poi La Guardia. Nomi che evocano il ponte, la connessione, l’unione tra vecchio e nuovo mondo. Ma c’è molto altro. Faremmo bene a studiare gli atti preparatori delle Costituzioni nazionali, che hanno portato alla composizione delle Costituzioni specie americana e italiana per capire i Valori da cui sono stati ispirati i nostri padri Fondatori per ritrovare ragioni di entusiasmo e di orgoglio, di passione civica e di partecipazione, nel nostro Occidente.
Se penso al soft power che noi Italiani abbiamo esercitato persino nella Costituzione Americana dobbiamo citare Filippo Mazzei, medico e filosofo toscano, naturalizzato in Virginia, amico e socio di Thomas Jefferson ma anche degli altri 4 primi Presidenti USA (Washington, Adams, Madison, Monroe) che si distinse come promulgatore delle libertà individuali, dei diritti civili e della tolleranza religiosa. Carlo Bellini, altro toscano naturalizzato in Virginia, prima cattedra di Italiano in America e Giuseppe Maria Francesco Vigo mercante piemontese che naturalizzato americano concorse nel fare business a fondare università. Possiamo chiamarli imprenditori sociali? Possiamo dire che ci viene in mente quel modello di Eccellenza e Sostenibilità che oggi tanto distingue l’apporto socio economico della migliore Italia nel mondo?
Per troppo tempo temo che tutto questo materiale ideale, queste tracce, queste storie sono state sepolte dal conformismo ideologico e poi diventa facile arrendersi alla fredda burocrazia europea, che parla solo di numeri, quando vorrebbe spiegare il contributo al mondo di un Paese piccolo come l’Italia. Niente di più sbagliato. Servono altri indicatori. Serve approfondire storie che ci sono: vi possono bastare poche righe di un pamphlet per rendervi curiosi e vogliosi di approfondire? È bene festeggiare tutti il 1776 e l’orgogliosa indipendenza dal tiranno, il British Empire, l’ingiusta e gravosa imposta sul Tè… l’imposizione della tassa senza rappresentanza. È una lezione di Storia. E noi oggi non dovremmo fare una lotta come hanno avviato gli agricoltori francesi, ribellandosi a questa Europa che ha negato, offeso, contraddetto quei tanti pensatori che l’avevano sognata in modo diverso? Non paghiamo una tassa del tè a un’idea di Impero dei burocrati che ci governa sopra le nostre teste?
“Servirebbe una Giorgia Meloni e una politica sanamente identitaria pure in Europa, ammicca Lucidi, ma questa è un’altra storia”.
Ma tornando alla nascita degli USA e al piano rivoluzionario che si compie, bisogna ancora riflettere sulla forza di mettere al centro dell’impianto statuale, la persona e i suoi diritti di futuro. Si arriva così a pensare a Carlo Cattaneo che tra l’altro nel modello repubblicano e federale americano (e svizzero) vedeva proprio la realizzazione della teorica della Libertà: indipendenza e pace; Libertà e unità. Gli Stati Uniti d’Europa.
“Ecco il mio 2026, il “nostro anno che verrà” come Fondazione: deve essere un anno di riflessione e di partecipazione attiva a un dibattito che dobbiamo irrobustire sui Valori fondativi dell’Occidente – spiega Lucidi – e ritroveremo un contributo autentico degli Italiani al confronto internazionale sullo sviluppo e sulla Pace. Un contributo tralasciato da una storiografia sessantotina marxista e profondamente anti americana che non ha voluto approfondire alcune storie che ho citato e incuriosire le masse alla ricerca storica. Intellettuali italiani impegnati a sinistra che hanno costituito oltre che l’unicum dell’intellighenzia possibile, il vulnus alla curiosità e alla ricerca storica, preferendo l’impegno diretto e la propria partecipazione alla politica e al Partito (Comunista, ndr). Una casta. Chiusa. Altro che apertura mentale. E da napoletano, penso ad un’altra vittima illustre. Quanto è stata ingiusta la coltre di nebbia caduta su un grandissimo liberale e antifascista Benedetto Croce, per ordine di Togliatti; tanto poi da accerchiarne la memoria persino fisicamente a Napoli, entro il perimetro “democratico”, annacquandone l’opera e il pensiero libero. Avendo vissuto la mia gioventù degli anni 80 e 90 a Napoli lo posso affermare e chi mi vuol capire ha capito” conclude un sibillino Massimo Lucidi.
“La libertà, la centralità della persona, la democrazia, la Pace. Sono questi i fari, i pilastri del contributo ideale “repubblicano”, l’asse Italia Stati Uniti, il soft power capace di rendere “nomadi” idee e influenze di Futuro tra persone competenti e libere, istruite e virtuose. Questi saranno gli elementi fondativi del nostro contributo autentico come Fondazione E-novation a un continuo incontro internazionale e valoriale che apra nuovi percorsi di Pace e Giustizia” conclude Massimo Lucidi.
Presentato venerdì 19 dicembre 2025 in anteprima nazionale al Teatro Sant’Afra di Brescia davanti a una platea di oltre 250 persone il progetto artistico del Dott. Raffaele Spiazzi “UNA PAGINA TANTE STORIE”, più di un semplice libro d’arte, un percorso di vita e di sguardi.
Come racconta l’autore, per sua stessa definizione medico e “artista per diletto”, oggi direttore sanitario dell’IRCCS Giannina Gaslini di Genova e già alla guida, dal 2001 al 2018, dell’Ospedale dei Bambini degli Spedali Civili di Brescia, l’opera nasce dall’intreccio naturale di due vocazioni che lo accompagnano sin dall’adolescenza: la cura e il disegno, da lui vissute non già come hobby e professione, ma “come due modi di guardare il mondo”.
Sul palco, il racconto del progetto è stato condotto da Spiazzi in un serrato dialogo-intervista con il giornalista Marcello Zane. Tra le corsie d’ospedale e una matita in mano, si è parlato di come il progetto abbia preso origine e forma dall’attività narrativa e illustrativa raccontata sui social network, dove nel tempo la pagina Facebook di Raffaele Spiazzi è diventata una piccola comunità di lettori, uno spazio in cui immagini, ricordi e riflessioni si sono sedimentati fino a comporre un mosaico coerente: UNA PAGINA TANTE STORIE, appunto.
“Chi l’ha detto che si debba scegliere una sola strada? Fin da ragazzo ho sentito che la mia vita si sarebbe mossa sempre tra due linee: la cura e il disegno. “UNA PAGINA TANTE STORIE” nasce così: non come raccolta di opere, ma come percorso d’immagini che hanno accompagnato i miei anni, i luoghi, le persone. Ho scelto di lasciare che fossero loro a parlare: non per spiegare, ma per ricordare, evocare, suggerire”, racconta l’autore.
L’opera: una raccolta di disegni in cinque capitoli
Il volume, edito da Liberedizioni, è organizzato come un vero percorso artistico e umano, articolato in cinque sezioni tematiche:
TRATTI – Unendo i puntini da uno a trenta: le prime opere, gli esercizi, le caricature, l’apprendistato grafico e affettivo che racconta casa Spiazzi, zeppa di quadri e di vita. Con la figura del padre Luciano, appassionato e noto cultore dell’arte bresciana, prematuramente scomparso, a tracciare in opere e parole una sorta di testamento culturale che accompagnerà il lavoro di Raffaele nel tempo;
RITRATTI – La palestra dello sguardo: sono gli anni del lavoro sul ritratto, volti e incontri che hanno segnato un cammino, palestra per approfondire le tecniche del disegno e del colore;
DISTRATTI – Vignette, caricature e pennini graffianti: l’ironia come strumento di lettura della realtà. Sono gli anni dei Pennini Graffianti, ma anche del disegno al servizio della professione;
ESTRATTI – Come con un nuovo paio di occhiali: è il capitolo dedicato alla serie monografica delle copertine raccontate di Brescia Medica;
RIATTRATTI – Salvare la bellezza: la maturità artistica e lo sguardo sulla bellezza come ultimo approdo. È, infine, il capitolo del riemergere prepotente della voglia di fare arte per l’arte, dell’offerta dei lavori degli anni “gasliniani” al dialogo, se mai dialogo sarà, tra le opere e chi le guarderà.
Tra i materiali più preziosi e peculiari, l’intero capitolo dedicato alle 36 copertine di Brescia Medica prodotte in dodici anni, che saranno presto oggetto anche di una mostra-evento organizzata insieme con l’Ordine dei Medici di Brescia: un catalogo visivo, uno spaccato di storia che riflette ironicamente e racconta con profondità le stagioni della professione medica di questi anni.
Il dottor Raffaele Spiazzi è un medico con una lunga esperienza nella direzione sanitaria ospedaliera, maturata attraverso ruoli di crescente responsabilità presso gli Spedali Civili di Brescia e, dal 2018, come Direttore Sanitario dell’IRCCS Gaslini di Genova.
Dopo la laurea con lode in Medicina e Chirurgia e la specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, ha guidato per molti anni l’Ospedale dei Bambini di Brescia, contribuendo allo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e di percorsi clinico-educativi dedicati alle patologie croniche pediatriche.
È stato docente per oltre vent’anni presso l’Università di Brescia, insegnando economia sanitaria, epidemiologia e organizzazione dei servizi. Autore e coautore di numerose pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali, ha negli anni partecipato attivamente a gruppi di lavoro e comitati per le regioni Lombardia e Liguria, per diverse società scientifiche e per AOPI, Associazione degli Ospedali Pediatrici Italiani, occupandosi di qualità, umanizzazione e promozione della salute in ambito ospedaliero.
Accanto alla carriera sanitaria, coltiva da sempre una riconosciuta attività artistica come illustratore scientifico e autore di progetti comunicativi dedicati ai bambini. Sue molte illustrazioni che ancora oggi decorano le pareti dell’Ospedale dei Bambini di Brescia. Dal 2012 cura le immagini di copertina della rivista Brescia Medica. Cultore della caricatura e del disegno umoristico, insieme con il gruppo dei Pennini Graffianti ha partecipato a importanti esposizioni e manifestazioni pubbliche tra il 2005 e il 2012 nell’ambito provinciale.
Maratoneta per passione, ha sostenuto programmi di promozione della salute attraverso l’esercizio fisico, collaborando con iniziative rivolte ai pazienti affetti da malattie croniche.
In Piazza della Loggia, una statua di marmo bianco osserva i bresciani da secoli. Non è una santa, non è una regina, e forse non doveva nemmeno essere lì. Questa è la storia della Lodòiga, la statua parlante di Brescia.
Se le pietre potessero parlare, quelle di Brescia racconterebbero storie di rivoluzioni, industrie e santi. Ma c’è una pietra in particolare che non si è limitata a raccontare: è la Lodòiga, la statua cinquecentesca che dal portico di Palazzo Loggia scruta i bresciani con volto severo.
L’Origine
La storia della Lodòiga inizia con un rifiuto. Scolpita nella seconda metà del Cinquecento dal bresciano Giovanni Battista Bonometti o, anche se più improbabile, dal fiorentino Cesare Federico da Bagno, l’opera doveva rappresentare l’allegoria della Fede e troneggiare sulla balaustra del Palazzo della Loggia insieme alle altre virtù civiche. Qualcosa, però, andò storto: forse considerata troppo tozza, forse “sbozzata” male sul retro, fu scartata dai committenti. Invece di finire in una discarica, fu “parcheggiata” sotto il portico. Lì, privata dai giacobini del calice che doveva reggere in mano e di una collocazione, divenne per il popolo semplicemente “la Lodòiga”.
Perchè Lodòiga?
L’etimologia popolare ha intrecciato la statua con una figura in carne ed ossa: la nobile e poetessa Lodovica Fè d’Ostiani. Vissuta tra Settecento ed Ottocento, la donna era celebre in città non solo per il suo salotto letterario, ma soprattutto per la sua lingua tagliente e la sua proverbiale schiettezza. Il popolo bresciano, in seguito ad un sonetto del nobile Carlo Girelli, iniziò nel 1799 a chiamare la statua con il nome della nobildonna in dialetto: Lodòiga. Da quel momento, la pietra divenne l’incarnazione dello spirito critico cittadino: ruvido, diretto e insofferente all’autorità.
La voce del popolo
Come il Pasquino a Roma, la Lodòiga divenne la “statua parlante” di Brescia. I cittadini hanno affidato al suo basamento biglietti anonimi, sonetti satirici e invettive in dialetto dirette contro i governanti di turno. La sua posizione strategica le permetteva di “vedere” tutto ciò che accadeva in piazza e di farsene beffe.
Il suo bersaglio preferito? I Màcc de le Ure, Tone e Batista, i due automi in rame collocati sulla Torre dell’Orologio di fronte a lei. Mentre loro, meccanici e ubbidienti, battevano il tempo scandito dal potere, la Lodòiga dal basso rappresentava la voce libera e caotica del popolo.
In giro per la città
Il suo lungo esilio inizia nel 1874, quando, durante i restauri di Piazza Loggia, viene rimossa perché considerata una “deformità” che rovinava l’estetica della facciata.
Da quel momento iniziarono una serie di trasferimenti. Prima finisce in un cortile di Palazzo Martinengo (all’epoca un carcere), poi nel 1882 trasloca nel neonato Museo dell’Età Cristiana a Santa Giulia. Qui le viene riconosciuto il ruolo di “portinaia”. Collocata prima della biglietteria, era infatti la prima figura che i visitatori incrociavano, anche senza aver pagato il biglietto.
Negli anni ’80, il progetto di riforma storica di Piazza della Loggia dell’architetto Giorgio Lombardi la voleva nella sua posizione originaria, ma il piano non trova applicazione e la statua rimane al suo posto.
Nel 2001 la statua viene portata all’interno del cortile del monastero di Santa Chiara, sede della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Brescia, presso la scalinata barocca.
Qui viene finalmente ripulita dalla vernice nera che ignoti le avevano lanciato contro duecento anni prima, ma per proteggerla dalle intemperie viene confinata in un angolo stretto, proprio accanto al parcheggio dei motorini.
La Lodòiga Oggi
La svolta arriva nel novembre 2011. Dopo 137 anni di assenza, la Lodòiga torna finalmente “a casa” sotto il portico di Palazzo Loggia. Anche se oggi non si trova nell’esatta posizione originaria (è stata collocata nell’ultima campata a destra per ripararla dal vento), la sua figura fissa dritta negli occhi chiunque entri in Palazzo Loggia.
La definitiva ricollocazione è stata promossa dalla giunta di Adriano Paroli con lo scopo di “ripristinare il legame di dialogo che i cittadini bresciani hanno sempre mantenuto con i loro amministratori”.
Dopo aver fatto la portinaia, la lavandaia e persino la guardiana dei motorini, la Lodòiga è tornata finalmente sul suo trono. Se passando sotto il portico di Palazzo Loggia vi sembrerà che vi stia fissando, non preoccupatevi: sta solo vegliando sui bresciani, proprio come è sempre stata destinata a fare.
BRESCIA – Città spesso percepita come cuore industriale della Lombardia, Brescia cela un patrimonio storico e artistico di primissimo piano, un vero e proprio viaggio attraverso tremila anni di storia, culminato nel prestigioso riconoscimento di Capitale Italiana della Cultura 2023 (insieme a Bergamo).
Il Cuore Antico: Brixia Romana e i Longobardi
Il gioiello della corona bresciana è il suo straordinario sito UNESCO, che unisce l’antica grandezza romana e le testimonianze dell’epoca Longobarda:
Brixia Romana: Il Parco Archeologico comprende il Capitolium (Tempio Capitolino), il Teatro Romano e il Santuario Repubblicano. Qui, troneggia la Vittoria Alata, la celebre statua in bronzo restaurata ed esposta nel suo nuovo allestimento museale.
Complesso Monastico di San Salvatore – Santa Giulia: Iscritto nella lista UNESCO come parte del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, questo complesso ospita l’omonimo Museo di Santa Giulia. È un’enciclopedia di storia cittadina che racchiude opere inestimabili e le fondamenta di antiche Domus romane.
Non solo Archeologia: L’Identità Bresciana
Il tessuto culturale bresciano si estende ben oltre l’archeologia:
Pinacoteca Tosio Martinengo: Custodisce capolavori della pittura veneta e lombarda, con opere di artisti come Raffaello, Moretto e Savoldo.
Piazza della Loggia: Esempio magnifico di architettura rinascimentale veneta, punto di ritrovo e simbolo della resilienza cittadina.
Piazza Paolo VI: L’unica piazza in Italia a ospitare due Duomi affiancati (il Duomo Vecchio, rotondo, e il Duomo Nuovo, barocco) oltre al Broletto, l’antico palazzo comunale.
Brescia, la “Leonessa d’Italia” per il suo ruolo nel Risorgimento, continua a ruggire attraverso la bellezza dei suoi monumenti, offrendo ai visitatori un’esperienza ricca e inaspettata.