Avanti Brescia torna con il secondo numero: nuove storie, nuovi protagonisti, la stessa voglia di raccontare la città

Avanti Brescia

Dopo un debutto che ha acceso l’interesse di tanti lettori, Avanti Brescia torna con il suo secondo numero, già disponibile in versione cartacea e digitale.

Il primo numero è stato l’inizio di un percorso: un invito a fermarsi per osservare Brescia con uno sguardo diverso, più attento, più profondo, più autentico. Oggi quel percorso continua, con nuove storie, nuovi volti e nuove idee che raccontano una città in costante movimento.

In un’epoca dominata dalla velocità e dall’informazione istantanea, Avanti Brescia rinnova la sua scelta editoriale: dare valore al racconto, alle parole, all’approfondimento e alle persone. Perché dietro ogni impresa, ogni cambiamento e ogni intuizione c’è sempre una storia che merita di essere ascoltata.

Il secondo numero rappresenta un nuovo passo avanti per un progetto editoriale nato con un obiettivo preciso: raccontare Brescia senza filtri, con passione, competenza e autenticità.

Sostenuto dall’editore Essezeta ADV srl e diretto da Ciro CorradiniAvanti Brescia continua a costruire uno spazio di informazione e approfondimento dedicato a tutti i cittadini, mantenendo uno sguardo saldo sulle radici del territorio e, allo stesso tempo, rivolto al futuro.

Il viaggio continua.

Perché Brescia non si ferma mai. E noi continueremo a raccontarla, un numero dopo l’altro.

Avanti Brescia
Avanti Brescia Numero 2

La città che cambia

Viaggio negli strumenti e nelle scelte dell’urbanistica moderna tra contraddizioni e speranze

Autore: Arch. Alberto Molinari (Pre.te Nazionale AssO Ing. e Arch.) 

Questo articolo è estratto dal secondo numero cartaceo di Avanti Brescia.

A volte usare il linguaggio caro alla “massaia di Vigevano” diventa obbligo per spiegare alcuni processi che sembrano astrusi e lontani da quanto ci tocca ogni giorno vivendo in un organismo chiamato “Città”. Intanto cosa sono e cosa indicano le sigle Prg e Pgt, strumenti urbanistici che indicano le scelte che si possono compiere su ogni pezzo di territorio. II Prg era lo strumento urbanistico comunale in uso fino agli anni 2000, che divideva il territorio in zone. Che risultavano cosi zone residenziali, industriali, agricole, verdi etc, stabilendone, attraverso una serie di parametri, destinazioni d’uso con indici di edificabilità, altezze massime, distanze da tenere dai confini etc etc. II Pgt, piano del governo del territorio ha sostituito il Prg e stabilisce una nuova filosofia, guardando diversamente il territorio, cercando di salvaguardarlo.

Semplicisticamente può essere diviso in 3 parti.

  • 1- Documento di Piano: disegna le strategie per i prossimi 5 anni. Esplicando dove far crescere la città e dove tutelaria.
  • 2- Piano dei Servizi: disegna la mappa dei servizi dalle scuole agli ospedali, dagli uffici pubblici ai parcheggi o al verde pubblico, etc etc. Con la verifica se sono congrui con la popolazione residente (e il primo snodo dovrebbe tenere conto degli spostamenti e degli incrementi che questi servizi comportano)
  • 3- Piano delle Regole: la parte che ha sostituito nel vecchio Prg il sistema delle regole dell’edificare decise su ogni area o lotto

La durata differisce, poiché nel vecchio Prg, si confondeva la data dei 10 anni di alcune indicazioni come i PPE mentre era illimitata, nel nuovo strumento viene definita in 5 anni. Ecco che nasce la nuova sfida !! Pensare la città come una “Città Stato” tanto cara agli ateniesi, ripetuta come progetto rinascimentale dalle nostre città come Milano, Venezia o più propriamente Firenze, o aprire i confini urbanistici che di fatto non esistono se non sulla cartografia ?? E pensare a ciò che impropriamente potremmo definire “città policentrica”!!!.

Un esempio pratico: basta guardare le vie di accesso alla città. Una volta erano circondate dalla campagna ora sono un “unicum” dove non distingui la differenza tra Città e Comuni attigui. Un esempio la via Triumplina che portava in Val Trompia, ma anche tutta la zona ad est partendo dal lago fino a Rezzato, per non parlare ad ovest, coprendo la Franciacorta, e delle zone a Sud. Ora ci confrontiamo con una periferia a macchia d’olio, con ovvi problemi di accesso visto che la problematica delle “arterie” (non per nulla hanno questa definizione medica) portano al “cuore” della città. Pensa come vuoi, ma la Città risulta senza confini, una volta storici – pensate ai famosi caselli, alcuni progettati dal grande architetto Vantini, dei dazi di porta Milano, porta Venezia e via discorrendo che delimitavano il tutto nell’ 800 oggi scomparsi a favore di scelte come l’introduzione dei nuovi Centri Commerciali, che hanno creato l’effetto “dunot/ciambella”, svuotando la Città di una delle sue peculiarità: lo scambio/acquisto di merci nei negozi.

Ora la sfida che bisogna lanciare per rivitalizzare il Centro rimane la prospettiva della “città dei 15 minuti”, una sfida che forse non ci ha insegnato o non abbiamo capito/percepito con l’avvento della “pandemia del virus” !!!. Vi ricordate le file chilometriche davanti ai supermercati per fare gli acquisti di alimentari ???. Vi ricordate l’essere chiusi in 80 mq cosa ha portato ??. Il dato che accompagna questa soluzione è che la popolazione invecchia e non ha possibilità di recarsi nei punti vendita ed allora la soluzione del… tutto l’essenziale a massimo 15 minuti a piedi/bici da casa: lavoro, spesa, scuola, parco, medico, bar, diventa una possibile scelta urbanistica !!?.

Le condizioni da sconfiggere sono da ricercare nelle struttura fisiche delle zonizzazioni rigide! Il Centro visto come semplice terziario/commercio, la periferia come dormitorio. Per cui la gente si muoveva solo per andare “in centro”, modello che è stato sconfitto poiché modificato dall’effetto “dunot/ ciambella”, per raggiungere un modello policentrico: ogni polo è multifunzionale. Nella nuova zonizzazione/quartiere trovi casa, ufficio, scuola, negozi, servizi comunali e medici. Raggiungere l’obiettivo della “città dei 15 minuti”: tutto l’essenziale a 15 minuti a piedi/bici. E qui diventa importante “ridisegnare “lo Spazio pubblico”. La visione Monocentrica: con piazza principale, parco simbolo e tutto il resto residenziale, perde significato a favore di una visione progettuale “Policentrica”: tante piazze di quartiere, tanti parchi lineari. Lo spazio pubblico si decentralizza e diventa rete, non punto.

E qui si concentrano le possibili “sfide progettuali”. Le vecchie radiali non bastano. Servono tangenziali urbane, piste ciclabili est-ovest, metro che non passano solo dal centro ma siamo trasversali creando “identità”. Ogni polo (e farebbe rima con lo sforzo del Quartiere S.Polo) dovrebbe avere una sua. Non cadendo nella trappola e nei rischi dei “non-luoghi” tutti uguali e senza anima. Ed anche la toponomastica ne è prigioniera: vi siete mai domandati chi risulta sul cartello che indica, per esempio, via “A.Calini”?. Diremmo spontaneamente: Calini chi? Che cosa?. Andrea, Angelo, Anna. Molti di voi conoscono la risposta ma tanti, anzi tantissimi, no…. Come si vede anche un cartello ha la sua anima !!

La Formazione in Lombardia

Autore: Simona Tironi (Assessore Istruzione, Formazione, Lavoro di Regione Lombardia)

Questo articolo è estratto dal secondo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Quando si parla di istruzione e futuro dei giovani, sono convinta che il primo dovere delle istituzioni sia offrire opportunità reali, valorizzare i talenti e garantire a ciascuno la possibilità di scegliere il percorso più adatto alle proprie aspirazioni . da questa convinzione che nasce il mio impegno in Regione Lombardia a favore dell’Istruzione e Formazione Professionale, una realtà che oggi rappresenta una delle eccellenze del nostro sistema educativo e uno dei principali strumenti per accompagnare i giovani verso il lavoro.

In queste settimane oltre 24.000 studenti lombardi hanno affrontato gli esami di qualifica e diploma professionale. Dietro questo numero ci sono ragazze e ragazzi che hanno investito tempo, energie e passione nella costruzione del proprio futuro, famiglie che hanno creduto in un percorso formativo concreto e qualificante e docenti, formatori, imprese che ogni giorno contribuiscono a trasformare il talento in competenza. La formazione professionale non è una scelta di ripiego, per me è una scelta di valore. Per troppo tempo in Italia si è ragionato distinguendo tra percorsi considerati più prestigiosi e altri ritenuti secondari. In Lombardia, invece, abbiamo scelto una strada diversa perché credo nella libertà di scelta educativa e ritengo che ogni giovane debba poter individuare il percorso più coerente con le proprie capacità, inclinazioni e ambizioni. La vera sfida oggi però non è stabilire quale percorso sia migliore, la vera sfida è permettere a ogni ragazzo di trovare la propria strada.

I risultati ci dimostrano che questa visione è corretta. La formazione professionale lombarda rappresenta oggi uno dei sistemi più solidi e avanzati d’Italia, grazie a una stretta collaborazione tra enti formativi, imprese, istituzioni e territorio. La Lombardia il motore economico del Paese, le nostre imprese sono protagoniste nei settori manifatturieri, tecnologici, artigianali e dei servizi. Ma sono proprio le imprese che ci segnalano sempre più spesso una difficoltà nel reperire personale qualificato; questo fenomeno si chiama ‘mismatch’, ovvero la distanza tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle disponibili. Riuscire a ridurre questo divario significa offrire opportunità ai giovani e sostenere la competitività delle imprese.

Per questo motivo la formazione professionale svolge una funzione strategica: non si limita a trasmettere conoscenze, ma costruisce competenze immediatamente spendibili, favorisce il contatto diretto con il mondo produttivo e accompagna i ragazzi verso occupazioni qualificate. I dati confermano la validità di questo modello. I percorsi di Istruzione e Formazione Professionale lombardi registrano tassi di inserimento lavorativo particolarmente elevati già nei primi anni successivi al conseguimento del titolo. Ancora più significativi sono i risultati degli ITS Academy, che rappresentano il naturale completamento della filiera tecnologico-professionale 4+2: oltre l’80% dei diplomati trova occupazione entro un anno dal conseguimento del titolo e, nella maggior parte dei casi, in un settore coerente con il percorso di studi svolto. Proprio la filiera 4+2 rappresenta una delle sfide più importanti che abbiamo deciso di sostenere. Un modello innovativo che consente agli studenti di conseguire il diploma in quattro anni e di proseguire successivamente negli ITS Academy attraverso due anni di alta specializzazione tecnica, un percorso che rende ancora più forte il collegamento tra formazione e lavoro e che consente ai giovani di acquisire competenze sempre più richieste dalle imprese.

Tuttavia, quando parliamo di formazione, non possiamo limitarci a chi è già inserito in un percorso scolastico o professionale. Esistono ragazzi che rischiano di rimanere ai margini, giovani che non studiano, non lavorano e non stanno seguendo percorsi di formazione. Per questo abbiamo scelto di investire anche nel progetto Zero Neet, realizzato insieme a Fondazione Cariplo, con l’obiettivo di intercettare, accompagnare e restituire opportunità a migliaia di giovani lombardi definiti ‘Neet’. Perché nessun ragazzo deve sentirsi escluso e nessun talento deve andare perduto.

In conclusione, sono estremamente convinta che la formazione non è soltanto una risposta alle esigenze del mercato del lavoro, ma bensi uno strumento di inclusione sociale, di crescita personale e di libertà che permette ai giovani di avere gli strumenti per diventare protagonisti del proprio futuro, alle imprese di trovare le competenze di cui hanno bisogno e a noi tutti di costruire una Lombardia più forte, più competitiva e sempre più in grado di affrontare le trasformazioni del nostro tempo. E questa la sfida che, come Regione. Lombardia, ho scelto di raccogliere: continuare ad investire nelle competenze, nei talenti e nelle opportunità. Perché il futuro della Lombardia passa, prima di tutto, dai suoi giovani.

Brescia, apre maxi-ristorante Pollicino da 350 coperti: al via la ricerca per 30 assunzioni

Disponibili posizioni per pizzaioli, cuochi, camerieri, store manager e addetti alle pulizie

Pollicino, catena di ristoranti per famiglie, aprirà a Brescia un nuovo locale di 1.000 metri quadrati con 350 posti a sedere a fine settembre 2026, in via Triumplina. Il ristorante avrà un’area giochi di 300 metri quadrati per bambini fino a 10 anni e una zona dedicata ai vintage games. In vista dell’apertura, Pollicino è alla ricerca di 30 nuove risorse sul territorio da inserire in organico

La campagna di recruiting è già attiva per strutturare lo staff, che comprende pizzaioli, cuochi, camerieri, personale di sala, store manager e addetti ai servizi di pulizia. L’obiettivo della proprietà è formare un team capace di gestire i flussi di un locale progettato per grandi numeri, mantenendo gli alti standard di qualità del brand. Gli interessati a far parte della nuova squadra possono inviare il proprio curriculum vitae all’indirizzo email recruiting@ristopollicino.it.

L’apertura a Brescia accelera il nostro piano di sviluppo e rappresenta un vero e proprio passo in avanti attraverso questa piazza strategica”, spiega Francesco Porcelli, CEO di Pollicino. Il percorso imprenditoriale mio e dei miei soci ha preso il via proprio nel bresciano e per questo ne conosciamo il pubblico, il dinamismo e le esigenze. Abbiamo voluto investire con forza qui perché crediamo nelle potenzialità della provincia, offrendo alle famiglie un luogo di aggregazione dove gli adulti si godono una cena di qualità in relax, mentre i figli si divertono nelle nostre grandi aree gioco”.

Pollicino ha aperto il primo locale nel 2013 in provincia di Milano introducendo il modello Ristofamily, dove la cucina alla griglia, la pizza, gli hamburger e lo gnocco fritto con salumi si affiancano alle esperienze per famiglie come i pranzi della domenica con le mascotte dei cartoni animati e babycooking. La strategia di crescita per prossimità geografica ha permesso al marchio di consolidarsi tra Lombardia e Piemonte, puntando su locali di ampia metratura che garantiscano il relax dei genitori e il divertimento dei bambini

Paratico-Palazzolo, nuove carrozze panoramiche per valorizzare il territorio

Tengattini e Moreschi: «Un progetto che rafforza l’attrattività del Sebino e dimostra l’importanza della collaborazione tra territorio e istituzioni sovracomunali» 

PARATICO – La presentazione delle nuove carrozze panoramiche sulla linea ferroviaria Paratico-Palazzolo segna un ulteriore passo nel percorso di valorizzazione di uno dei collegamenti più caratteristici e storici del territorio bresciano. L’iniziativa, che dà il via alla stagione estiva 2026, rappresenta un’importante opportunità per promuovere il Sebino e la Franciacorta attraverso un’offerta turistica sempre più diversificata e originale. 

Il progetto, inaugurato sabato 20 giugno, conferma le potenzialità della tratta ferroviaria Paratico-Palazzolo come strumento di sviluppo turistico e di promozione territoriale, frutto di un lavoro che negli ultimi anni ha visto il coinvolgimento delle amministrazioni locali, di Fondazione FS e delle istituzioni regionali. 

«L’inaugurazione delle nuove carrozze panoramiche è per noi un tassello importante nel percorso di crescita della Paratico-Palazzolo. Come rappresentanti del territorio abbiamo segnalato questa opportunità, trovando nel Consigliere Regionale Claudia Carzeri un primo interlocutore attento che ha raccolto la proposta e l’ha accompagnata nel confronto con Regione Lombardia» dichiara Nicola Tengattini, Assessore al Turismo ed Eventi e Vice Sindaco di Paratico. «Stiamo parlando di una linea che possiede un grande valore storico, paesaggistico e turistico e che contribuirà in modo significativo alla promozione e alla valorizzaione del nostro territorio. Ogni investimento che ne rafforza l’attrattività è un investimento sul futuro del Sebino e della Franciacorta.» 

«La risposta che stiamo registrando da parte dei visitatori conferma che la direzione intrapresa è quella giusta. Occorre continuare a lavorare per consolidare questi risultati e sviluppare ulteriormente le potenzialità di questa infrastruttura, che può diventare un elemento sempre più centrale dell’offerta turistica locale e provinciale». 

Per Viola Moreschi, Vice Coordinatrice di Forza Italia di Palazzolo sull’Oglio e assistente del Consigliere Regionale Claudia Carzeri, il risultato evidenzia anche il valore del rapporto tra i territori e le istituzioni. 

«Siamo qui oggi anche grazie al costante e proficuo lavoro svolto con l’assessore ai Trasporti di Regione Lombardia Franco Lucente, che ringraziamo per l’operato svolto e per averci aiutato a raggiungere l’obiettivo. Dietro iniziative come questa c’è un lavoro costante di confronto, attenzione e costruzione di relazioni che spesso non si vede, ma che è fondamentale per trasformare le idee in progetti reali. In questo senso la possibilità di collaborare quotidianamente con il Consigliere Regionale Claudia Carzeri, da sempre attenta alle necessità delle nostre comunità bresciane e che anche in questo caso è stata fondamentale, ci consente di lavorare in sinergia, di costruire rapporti e soprattutto di cogliere tutte quelle opportunità che possono permettere ai nostri territori di fare un salto di qualità: le carrozze panoramiche sono uno splendido esempio di questa azione politica condivisa tra comune e Regione e sono contenta che a beneficiarne sia anche la mia Palazzolo». 

Concludono Moreschi e Tengattini: «Continueremo a promuovere iniziative di questo tipo, in sinergia, per creare nuove opportunità di sviluppo per l’intera area del Sebino e della Franciacorta. Intanto siamo orgogliosi che, da oggi, tutti potranno godersi le grandi protagoniste di questa inaugurazione: le carrozze panoramiche». 

Asta da sogni al Museo Auto Storiche: il debutto vincente di “The Final Bid”

Gli appassionati di motori e di collezionismo domenica 7 giugno hanno avuto l’occasione di presenziare ad un evento unico nel suo genere e pensato per diventare un riferimento nel panorama automotive. Il Museo Auto Storiche di Brescia ha fatto da cornice alla primissima edizione di “The Final Bid”, un’asta di veicoli d’epoca che ha decisamente lasciato il segno. Organizzata in collaborazione con l’Istituto Commissionario Lego, la giornata ha trasformato il museo in un vero e proprio paradiso dell’automobilismo.

Fin dalla mattina, i cancelli aperti hanno accolto circa 1.850 visitatori, accorsi per ammirare un’esposizione di capolavori a quattro ruote. Sotto i riflettori c’erano una trentina di auto sportive – tra cui modelli iconici targati Ferrari e Porsche – e una marea di oggetti da collezione rarissimi, per un valore di oltre 20 milioni di euro. Nell’area riservata spiccavano gioielli d’altri tempi come la Fiat Balilla 508 S Coppa D’Oro del 1935 e la Lancia Flaminia Sport Zagato del 1960 e Supercar firmate MCM – Monte Carlo Motorsport.

Il momento clou del weekend è arrivato con la battitura dei lotti, guidata dal notaio Giovanni Posio davanti a un pubblico di almeno 250 collezionisti. Alla fine dell’asta i numeri parlano di più di 500.000 euro di vendite.

La scena se l’è presa tutta una meravigliosa Ferrari California nera del 2013 in perfette condizioni. Partita da una base d’asta giudiziaria di 59.000 euro, ha scatenato una vera e propria battaglia a colpi di rilanci tra i presenti, fino a essere venduta per l’ottima cifra totale di 115.000 euro, comprensiva di diritti e Iva.

La giornata è continuata anche dopo la scadenza ufficiale della battitura: ben 7 lotti sono stati venduti “fuori asta” tramite trattative dirette intavolate alla fine dell’evento, confermando una tendenza sempre più apprezzata dai collezionisti.

Questa prima edizione, sostenuta dalla nuova gestione del Museo, ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per diventare un appuntamento di riferimento e autorevole nel mondo dell’automotive. Visto il grande successo di pubblico e vendite, “The Final Bid” avrà sicuramente un seguito. Insomma, se questa volta ve la siete persa, preparatevi in pole position per la prossima occasione.

STEM Camp al Parco del Monte Netto: programma, date e iscrizioni del Centro Estivo 2026

Si terrà quest’anno la seconda edizione di STEM CAMP Centro Ricreativo Estivo, realizzato dal Parco Agricolo Regionale del Monte Netto, in collaborazione con il Comune di Capriano del Colle che metterà a disposizione la location di Cascina San Giorgio. Si tratta di un percorso rivolto ai bambini tra i 6 e gli 11 anni i quali potranno partecipare all’esperienza che si terrà da lunedì 24 agosto a venerdì 4 settembre a Capriano del Colle.

“Il CRE estivo rappresenta una grande opportunità – afferma Flavio Bonardi, Presidente del Parco Regionale – nel quale il Parco crede fortemente. Lo scopo del Centro Ricreativo Estivo è far scoprire ai bambini il territorio del Parco e la natura che li circonda attraverso giornate educative e giochi a tema naturalistico, facendoli sentire piccoli esploratori. Un modo intelligente, riteniamo, per trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza e la bellezza della natura e del Parco.”

Il Programma

Il Programma delle due settimane del Centro Estivo sarà il seguente:

Prima settimana: dal 24 al 28 agosto 

  • I SEGRETI DEI LAGHETTI LAMOT – ESPLORATORI TRA ACQUA E BIODIVERSITÀ: nel Parco del Monte Netto, dove i vigneti incontrano il bosco e l’acqua affiora silenziosa, si nasconde un piccolo mondo ricchissimo di vita.
  • Durante questa settimana esploreremo i laghetti Lamot come veri naturalisti: scopriremo perché qui l’acqua si raccoglie, come interagisce con i suoli argillosi del monte e quali piante e animali riescono a vivere in questo ambiente così particolare.
  • Osserveremo, raccoglieremo dati, cercheremo tracce e capiremo come questi specchi d’acqua siano preziosi equilibri da conoscere e proteggere. Un’immersione scientifica dentro uno degli angoli più sorprendenti del Parco.

Seconda settimana: dal 31 agosto al 4 settembre 

  • ACQUA CHE TRASFORMA – GEOMORFOLOGIA E TERRITORIO DEL PARCO MONTE NETTO: le colline del Parco del Monte Netto non sono nate per caso: sono il risultato di antichi movimenti e del lavoro continuo dell’acqua.
  • In questa settimana leggeremo il paesaggio come un libro aperto: analizzeremo i suoli del monte, osserveremo come la pioggia scava piccoli solchi tra i filari, capiremo cosa succede quando l’acqua non riesce più a infiltrarsi e il terreno diventa instabile.
  • Attraverso esperimenti di erosione, simulazioni di frana e uscite di osservazione scopriremo che ogni pendio racconta la storia della forza modellatrice dell’acqua. Una vera indagine scientifica sul territorio che viviamo ogni giorno.

Attività speciali (inserite in entrambe le settimane) 

  • Bioblitz & citizen science: una giornata alla settimana sarà dedicata all’esplorazione scientifica del parco attraverso un vero bioblitz: i bambini osserveranno piante, insetti e piccoli organismi, imparando a riconoscere la biodiversità e a documentarla con l’app inaturalist. Le osservazioni raccolte verranno caricate sulla piattaforma, contribuendo a un progetto di citizen science reale e permettendo ai genitori di seguire le scoperte e il lavoro svolto sul campo.
  • Robotica nella natura: un’altra giornata sarà dedicata alla robotica educativa con i robot di associazione idea, protagonisti di sfide e giochi a squadre su speciali campi ispirati agli ambienti naturali del parco. Attraverso percorsi, missioni e gare, i bambini svilupperanno logica, problem solving, collaborazione e pensiero computazionale, imparando a programmare divertendosi e mettendo alla prova creatività e strategia.

“Tutte le attività – continua Flavio Bonardi Presidente del Parco Regionale – sono guidate da divulgatori scientifici laureati in discipline scientifiche, con esperienza nella didattica e nella conduzione di laboratori per bambini e ragazzi. Il campus si basa su metodologie educative attive come hands-on e learning by doing: i partecipanti imparano sperimentando in prima persona, osservando, costruendo, esplorando e mettendosi alla prova in esperienze concrete che rendono la scienza coinvolgente, stimolante e memorabile.”

Iscrizioni e Costi

Le iscrizioni si apriranno da Mercoledì 20 Maggio e si chiuderanno Venerdì 31 Luglio.

  • Il costo del Centro Estivo per settimana è di Euro 100,00 comprensivo di pranzo per i residenti dei Comuni di Capriano del Colle, Poncarale e Flero.
  • Il costo è di Euro 135,00 per i non residenti.
  • Per informazioni e iscrizioni: telefonare al n. 3930837918 o scrivere a education@ideainrete.net

Desenzano, inaugurata la nuova passeggiata a lago: completato il restyling

Taglio del nastro per il terzo e ultimo lotto tra via Gramsci e vicolo delle Lavandaie. Un’opera strategica che unisce qualità architettonica, sicurezza urbana e rilancio turistico, frutto della sinergia tra Comune, Regione e Autorità di Bacino.

Il lungolago di Desenzano del Garda cambia volto e diventa sempre più attrattivo. Giovedì 21 maggio è stato inaugurato ufficialmente il terzo e ultimo lotto del vasto progetto di riqualificazione del lungolago cittadino, nel tratto compreso tra via Gramsci e lo storico vicolo delle Lavandaie. Un traguardo atteso che va a collegare in modo fluido e moderno il centro storico alla spiaggia del Desenzanino.

Alla cerimonia, che ha visto una grande partecipazione di cittadini e autorità locali, è intervenuta anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Opere pubbliche, Claudia Maria Terzi, a testimonianza del forte coinvolgimento del Pirellone nell’opera.

I numeri di un maxi-investimento

Questo ultimo intervento ha richiesto un quadro economico di 3.140.000 euro, frutto di una stretta collaborazione istituzionale: 1,25 milioni a carico del Comune di Desenzano, 1,25 milioni stanziati da Regione Lombardia e 640.000 euro coperti dall’Autorità di Bacino Laghi Garda e Idro.

Cifre che vanno a sommarsi ai lotti precedenti, inaugurati rispettivamente nel 2021 e lo scorso anno, per un valore totale del restyling che supera gli 8,3 milioni di euro (di cui ben 3,5 milioni finanziati da Regione Lombardia). «Su quest’opera abbiamo compiuto uno sforzo rilevante – ha sottolineato l’assessore Terzi – completando un percorso di valorizzazione di una delle destinazioni più attrattive della Lombardia».

Una “piazza sospesa sull’acqua” tra storia, verde e design

La nuova promenade si sviluppa per circa 200 metri, mantenendo una generosa larghezza costante di 9 metri. A fare da filtro tra la viabilità e il percorso pedonale è stata inserita una fascia verde larga dai 2 ai 4 metri, arricchita dalla piantumazione di nuovi Tilia europaea e arbusti sempreverdi, nel pieno rispetto degli alberi di pregio preesistenti.

Il profilo sinuoso dell’affaccio a lago è stato impreziosito dall’utilizzo di materiali tipici del territorio: pavimentazione in granito chiaro “Tonalite”, eleganti bordi in marmo rosso Verona e sedute in cemento bianco e legno. Ad illuminare il percorso, un moderno impianto a LED votato alla sostenibilità.

Di particolare pregio è la valorizzazione della storica discesa a lago “delle Lavandaie”: per l’occasione sono state svelate due sculture dedicate proprio alla figura delle lavandaie, realizzate dall’artista Angiolino Aime, che restituiscono alla città un pezzo della sua identità storica. «La passeggiata si configura come una vera e propria piazza sospesa sull’acqua, integrata con il percorso esistente e con il centro balneare», ha commentato Claudia Maria Terzi.

Non solo estetica: la sicurezza al centro

L’opera, tuttavia, non risponde soltanto a un’esigenza paesaggistica o turistica. Il progetto riveste una funzione strategica fondamentale per la sicurezza urbana e ambientale. L’ampliamento della banchina verso il lago, infatti, ha permesso di allontanare il punto di frangimento delle onde dalla carreggiata stradale, mitigando gli effetti negativi del moto ondoso lacustre durante i maltempi. Un accorgimento ingegneristico che garantisce oggi una maggiore protezione della strada e percorsi nettamente più sicuri e fruibili per pedoni e ciclisti.

La nuova passeggiata di Desenzano si inserisce così in un mosaico più ampio di investimenti sul demanio lacuale, che comprende il potenziamento della navigazione laghi e lo sviluppo della Ciclovia del Garda, puntando a sostenere l’economia del territorio rendendolo sempre più accessibile e moderno.

Foto di Manuel Lanzani

Meloni al PalaLeonessa: patto di ferro con Coldiretti, ma l’agricoltura trema per i rincari

L’abbraccio di 4.000 agricoltori bresciani alla premier e a un parterre governativo d’eccezione. Sullo sfondo, l’allarme per l’esplosione dei costi di produzione e le critiche alle politiche europee.

Brescia si trasforma per un giorno nella capitale politica d’Italia. Al PalaLeonessa, in occasione dell’assemblea «La forza amica del Paese» promossa da Coldiretti, i massimi vertici dell’esecutivo si sono riuniti per ribadire la centralità del comparto agricolo. Accolta da un’ovazione e da una platea di quattromila agricoltori, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivata accompagnata da un parterre istituzionale di altissimo livello: presenti i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (quest’ultimo in mattinata a Lonato), il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Ad accoglierli, le massime autorità locali e regionali, oltre ai vertici dell’associazione agricola, tra cui la leader bresciana Laura Facchetti e il presidente nazionale Ettore Prandini.

Un asse consolidato: la “Sovranità Alimentare”

Il legame tra l’attuale esecutivo e Coldiretti ha radici profonde, che la stessa Meloni ha tenuto a rivendicare dal palco, ricordando come la sua prima uscita pubblica da premier, poco dopo le elezioni del 2022, fu proprio in un villaggio dell’associazione. «L’agricoltura è per questo Governo una priorità assoluta. Non per calcolo, ma per convinzione», ha esordito la presidente del Consiglio, rivendicando la scelta politica – nata proprio dal dialogo con gli agricoltori – di inserire il concetto di “Sovranità alimentare” nel nome del Ministero. «Siamo in una stagione storica in cui le crisi geopolitiche riportano al centro del dibattito il tema del cibo e della sicurezza alimentare. Agricoltura e produzione sono forme di sovranità a cui una nazione non può rinunciare se vuole rimanere libera».

Il grido d’allarme dagli spalti: i costi insostenibili

Tuttavia, allontanandosi dal palco e ascoltando gli umori sugli spalti, emerge un quadro di profonda preoccupazione. La base agricola bresciana è in sofferenza, stretta nella morsa dei rincari. I numeri raccontano una realtà difficile: il gasolio agricolo è schizzato da 0,7 a 1,3 euro al litro, un salasso per macchinari che consumano fino a 40 litri all’ora. A questo si aggiunge la scarsità e il rincaro dei fertilizzanti, i cui prezzi sono lievitati oltre il 40% rispetto alla scorsa stagione.

Gli agricoltori lanciano un avvertimento chiaro anche ai consumatori: gli aumenti visti finora sugli scaffali sono legati principalmente a logistica e grande distribuzione. «Gli effetti legati agli aumenti dei costi di produzione non li abbiamo ancora visti», spiegano. E di fronte alle misure messe in campo dal governo, le certezze del bacino elettorale sembrano farsi più sfumate: se in molti riconoscono che «miracoli non ne fa nessuno», altri avvertono che «non bastano gli sconti sulle accise per andare avanti, non si può vivere di proroghe ogni venti giorni».

La risposta del Governo: l’offensiva su Bruxelles

Nei suoi ventotto minuti di intervento, la premier ha provato a rassicurare la platea indirizzando le responsabilità verso le politiche di Bruxelles. La richiesta italiana all’Europa è quella di una maggiore velocità di reazione sul tema energetico, chiedendo che l’energia venga considerata, anche nei vincoli del Patto di Stabilità, strategica quanto la spesa per la difesa. «Se non siamo in grado di difendere le nostre imprese, rischiamo che non ci sia più nulla da difendere», ha avvertito Meloni.

A supporto dell’azione di governo è intervenuto anche il ministro Lollobrigida, sottolineando i 16 miliardi investiti nel settore in tre anni e mezzo e puntando il dito contro un’Europa «troppo legata alla burocrazia e disattenta ai mercati». Un messaggio di ottimismo è arrivato invece da Antonio Tajani, che ha evidenziato come l’economia reale si basi sulla perfetta sinergia tra industria e agricoltura. I numeri, d’altronde, premiano l’export agroalimentare italiano, che ha contribuito alla crescita del 3,2% delle esportazioni complessive registrata nel 2025, superando le difficoltà legate a guerre e dazi.

Il monito di Prandini e le prospettive politiche

A chiudere il cerchio è stato il “padrone di casa”, Ettore Prandini. Il presidente di Coldiretti, oltre ad affiancare il governo nelle critiche all’Unione Europea per una burocrazia che favorisce la delocalizzazione a discapito della sicurezza agroalimentare, ha lanciato un forte appello per la stabilità istituzionale: «Non possiamo più permetterci governi che durano un anno. Vinca il centrodestra o il centrosinistra, ma si governi per cinque anni».

A margine dell’evento, Prandini ha anche colto l’occasione per spazzare via le voci su un suo futuro impegno diretto in politica. Smentita categoricamente l’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza di Regione Lombardia nel 2028: «Fino a fine 2028 sarò presidente degli agricoltori italiani e intendo continuare a rappresentarli. Voglio bene alla Lombardia e alla mia provincia, ma voglio più bene agli agricoltori bresciani».

Addio a Mircea Lucescu

Autore: Ciro Corradini 

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Veniva dall’Est, da una terra che per anni è stata sotto il giogo del dittatore Nicolae Ceausescu, da un calcio povero fatto di campi in ghiaietto. Cresciuto nella Dinamo Bucarest (squadra del Ministero degli Interni), alla caduta di Ceausescu in molti lo accusarono di connivenza col regime, ma il suo prestigio non venne scalfito. Era stato uno dei migliori giocatori della sua generazione, vantandosi di aver marcato Pelè ai Mondiali di Messico 1970. La gloria Lucescu la conobbe da allenatore. Parlava sei lingue, era zingaro nel cuore, con uno sguardo che ti attirava in un vortice di personalità.

Giunto in Italia tramite Romeo Anconetani, fu poi chiamato a Brescia dal visionario Gino Corioni, convinto fosse un maestro di calcio in grado di far crescere i giovani. Il loro fu un rapporto solido e di amicizia; amavano la vita, il calcio, la buona tavola. A Brescia fu amato e rispettato, si innamorò della città prendendo casa sul Garda, ma non pensò mai di ritirarsi: voleva morire sul campo. Fino all’ultimo ha inseguito miracoli sportivi, lui che dopo Guardiola e Ferguson è l’allenatore più vincente della storia del calcio. Ha trionfato in Ucraina e quando Kiev venne aggredita dall’orso sovietico affermò: “Resto qui perchè questo è il mio posto”.

Una sola volta l’ho visto arrendersi: dopo un 5 a 0 a Salerno, chiese a Corioni di esonerarlo e chiamò lui stesso Azeglio Vicini per sostituirlo (arrivò poi Eddy Reja). Lucescu tornava spesso a Brescia, disegnando schemi sulla tovaglia con bicchieri e posate. Mi ha insegnato tanto. Gli ho voluto bene e penso che anche lui me ne abbia voluto. Ciao Mircea un giorno ci incontreremo di nuovo.