In Piazza della Loggia, una statua di marmo bianco osserva i bresciani da secoli. Non è una santa, non è una regina, e forse non doveva nemmeno essere lì. Questa è la storia della Lodòiga, la statua parlante di Brescia.
Se le pietre potessero parlare, quelle di Brescia racconterebbero storie di rivoluzioni, industrie e santi. Ma c’è una pietra in particolare che non si è limitata a raccontare: è la Lodòiga, la statua cinquecentesca che dal portico di Palazzo Loggia scruta i bresciani con volto severo.
L’Origine
La storia della Lodòiga inizia con un rifiuto. Scolpita nella seconda metà del Cinquecento dal bresciano Giovanni Battista Bonometti o, anche se più improbabile, dal fiorentino Cesare Federico da Bagno, l’opera doveva rappresentare l’allegoria della Fede e troneggiare sulla balaustra del Palazzo della Loggia insieme alle altre virtù civiche. Qualcosa, però, andò storto: forse considerata troppo tozza, forse “sbozzata” male sul retro, fu scartata dai committenti. Invece di finire in una discarica, fu “parcheggiata” sotto il portico. Lì, privata dai giacobini del calice che doveva reggere in mano e di una collocazione, divenne per il popolo semplicemente “la Lodòiga”.

Perchè Lodòiga?
L’etimologia popolare ha intrecciato la statua con una figura in carne ed ossa: la nobile e poetessa Lodovica Fè d’Ostiani. Vissuta tra Settecento ed Ottocento, la donna era celebre in città non solo per il suo salotto letterario, ma soprattutto per la sua lingua tagliente e la sua proverbiale schiettezza. Il popolo bresciano, in seguito ad un sonetto del nobile Carlo Girelli, iniziò nel 1799 a chiamare la statua con il nome della nobildonna in dialetto: Lodòiga. Da quel momento, la pietra divenne l’incarnazione dello spirito critico cittadino: ruvido, diretto e insofferente all’autorità.
La voce del popolo
Come il Pasquino a Roma, la Lodòiga divenne la “statua parlante” di Brescia. I cittadini hanno affidato al suo basamento biglietti anonimi, sonetti satirici e invettive in dialetto dirette contro i governanti di turno. La sua posizione strategica le permetteva di “vedere” tutto ciò che accadeva in piazza e di farsene beffe.
Il suo bersaglio preferito? I Màcc de le Ure, Tone e Batista, i due automi in rame collocati sulla Torre dell’Orologio di fronte a lei. Mentre loro, meccanici e ubbidienti, battevano il tempo scandito dal potere, la Lodòiga dal basso rappresentava la voce libera e caotica del popolo.
In giro per la città
Il suo lungo esilio inizia nel 1874, quando, durante i restauri di Piazza Loggia, viene rimossa perché considerata una “deformità” che rovinava l’estetica della facciata.
Da quel momento iniziarono una serie di trasferimenti. Prima finisce in un cortile di Palazzo Martinengo (all’epoca un carcere), poi nel 1882 trasloca nel neonato Museo dell’Età Cristiana a Santa Giulia. Qui le viene riconosciuto il ruolo di “portinaia”. Collocata prima della biglietteria, era infatti la prima figura che i visitatori incrociavano, anche senza aver pagato il biglietto.
Negli anni ’80, il progetto di riforma storica di Piazza della Loggia dell’architetto Giorgio Lombardi la voleva nella sua posizione originaria, ma il piano non trova applicazione e la statua rimane al suo posto.
Nel 2001 la statua viene portata all’interno del cortile del monastero di Santa Chiara, sede della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Brescia, presso la scalinata barocca.
Qui viene finalmente ripulita dalla vernice nera che ignoti le avevano lanciato contro duecento anni prima, ma per proteggerla dalle intemperie viene confinata in un angolo stretto, proprio accanto al parcheggio dei motorini.
La Lodòiga Oggi
La svolta arriva nel novembre 2011. Dopo 137 anni di assenza, la Lodòiga torna finalmente “a casa” sotto il portico di Palazzo Loggia. Anche se oggi non si trova nell’esatta posizione originaria (è stata collocata nell’ultima campata a destra per ripararla dal vento), la sua figura fissa dritta negli occhi chiunque entri in Palazzo Loggia.
La definitiva ricollocazione è stata promossa dalla giunta di Adriano Paroli con lo scopo di “ripristinare il legame di dialogo che i cittadini bresciani hanno sempre mantenuto con i loro amministratori”.
Dopo aver fatto la portinaia, la lavandaia e persino la guardiana dei motorini, la Lodòiga è tornata finalmente sul suo trono. Se passando sotto il portico di Palazzo Loggia vi sembrerà che vi stia fissando, non preoccupatevi: sta solo vegliando sui bresciani, proprio come è sempre stata destinata a fare.


