Intervista a Omar Pedrini, libero pensatore rock

omar pedrini intervista

Autore: Richi Barone

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Dialogare con Omar Pedrini è sempre un’esperienza affascinante ed arricchente. Omar è un bresciano doc ma è anche un cittadino del mondo, ha viaggiato tanto e continua a viaggiare con la sua insaziabile curiosità, incontra persone e scambia idee con chiunque abbia creatività, talento, fantasia. E’ culturalmente un poliglotta, spazia dalla musica alla cultura alta e bassa, allo sport, ai vini e alla gastronomia senza alcuna difficoltà e rende la conversazione sempre molto elevata anche per le sue straordinarie qualità umane. Lo abbiamo incontrato e naturalmente non abbiamo perso l’occasione per intervistarlo.

Ciao Omar, è un piacere ritrovarti in grande forma, sempre impegnato con i tuoi progetti. Cominciamo a parlare di Brescia, da 1 a 100 quanto ami la tua città? 

Ti dico subito una cosa per farti capire quanto sono attaccato a Brescia: l’ultimo mio figlio ho voluto farlo nascere 5 anni fa appositamente a Brescia, con la comprensione di mia moglie Veronica, correndo da Milano in pieno Covid. L’ho chiamato Leone perché il leone è il simbolo di Brescia, Faustino per S.Faustino e Paolo per Paolo VI e per mio zio barman Paolo, il mio amato zio. Io sono tra gli ultimi nati all’interno del ring di Brescia, quindi in centro storico: sono nato al Fatebenefratelli, che ora non c’è più.

Da 1 a 100 Brescia oggi la amo 50, una volta ti avrei detto 100. Non tanto per come sono stato trattato dalle istituzioni bresciane, quello può capitare, ma anche perché ho notato che nessuno dell’ambiente culturale bresciano si è stracciato le vesti. Voglio sicuramente bene 100 a Urago Mella, mi sento ancora un “gnaro” di Urago, il quartiere dove sono cresciuto, tra Santo Spirito e la Pendolina.

Torniamo indietro negli anni ’80, dove e come sono nati i Timoria, anzi i Precious Time?

I Precious Time e i Sigma Six sono nati al Liceo Arnaldo di Brescia, che frequentavamo io, Ghedi e Pellegrini, che era addirittura mio vicino di banco, Pedrini, Pellegrini in ordine alfabetico. Quindi l’embrione nasce lì, durante una festa di Carnevale. Poi si unirono Francesco (Renga) e Diego (Galeri), che invece erano dello Scientifico. Così nacquero i Precious Time, con i quali vincemmo il concorso musicale tra le scuole bresciane “Deskomusic”, con la serata finale al Cinema Pace. Poi nel 1986-87 cambiammo il nome in italiano, diventammo i Timoria e come Timoria vincemmo “Rock Targato Italia”.

Quale è stato il ricordo più entusiasmante con i Timoria?

I ricordi entusiasmanti dei Timoria sono davvero tanti, difficile ricordarli tutti. Ricordo i concerti a Parigi, in Francia e in tutta Europa, il film e il video girati a Stoccolma, due dischi d’oro, uno con Francesco e uno senza di lui con “Sole spento”, i concerti del 1º Maggio. Quanti ricordi! E poi i Festival di Sanremo, il Premio della Critica istituito per noi nel 1991, la storica esibizione a Bologna all’MTV day, l’apertura del concerto degli U2 a Torino. Ricordi con i Timoria ne ho tantissimi e meravigliosi, sono stato davvero fortunato, siamo stati i protagonisti del rock italiano per dieci anni. Come altrettanto entusiasmante è stata anche la fase della mia carriera post Timoria.

Una parentesi per i lettori: Cos’era il Brescia Music Art

Prima di farti una domanda sul Brescia Music Art apriamo una parentesi per i lettori. Il Brescia Music Art è stato un festival che prevedeva una contaminazione tra la musica e le arti, la letteratura, la poesia, l’arte pittorica e altro ancora. Chi c’era ricorda bene il fascino e l’entusiasmo che si respiravano in città durante le tre edizioni, dal 1998 al 2000, del Brescia Music Art.

Poter assistere ad una conferenza con Franco Battiato e Manlio Sgalambro nell’Auditorium San Barnaba, ascoltare un concerto solo piano e voce di Alberto Fortis nel Teatro San Carlino, respirare la musica e le parole di Daniele Silvestri, poter osservare le icone dipinte da Franco Battiato, i quadri di Jovanotti e Luca Carboni, vedere Manuel Agnelli degli Afterhours dal vivo, e poi Max Pezzali, Shel Shapiro, i Subsonica, Fernanda Pivano, l’artista Marco Lodola. E ancora Mark Kostabi, celeberrimo pittore ebraico-newyorkese che presentò i suoi quadri con un concerto al pianoforte per Brescia, la regista americana di Madonna e moltissimi altri grandi artisti, la famosissima Floria Sigismondi, con l’anteprima mondiale del film su Marilyn Manson, i C.S.I. con Ferrario al cinema e la colonna sonora dal vivo. Tutto questo fu stupefacente e rese elettrica l’aria di Brescia durante quelle tre edizioni.

28 anni fa ideasti questo capolavoro artistico, come ti venne l’idea?

Inventai questo festival perché da ragazzino, dopo aver terminato l’Arnaldo, andai all’Università di Scienze Politiche a Milano. Nel capoluogo lombardo mi resi conto di quante cose in più aveva Milano rispetto a Brescia. Brescia non aveva spazi per la musica e non aveva sviluppato l’amore per l’arte. La cultura a Brescia c’era ma era stata tenuta viva da galleristi, intellettuali, pensatori, mecenati, tutti “cani sciolti” come me, che si muovevano a livello individuale per passione ma non venivano coinvolti nei progetti istituzionali.

Pensa che dopo il primo festival di Sanremo cui partecipai con i Timoria, quando tornavo a Brescia mi chiedevano: scusa Omar, ma di lavoro vero cosa fai? Questa cosa mi faceva molto male, mi rendevo conto che Brescia non aveva spazi, era una città industriale, ricchissima, che pensava, per fortuna o purtroppo, quasi esclusivamente al lavoro — infatti abbiamo un PIL enorme — e molto poco alla cultura. Questa era Brescia fino agli anni ’90 e credo che a partire dal mio festival e da altre manifestazioni ideate da intellettuali e operatori culturali la città si sia un po’ sprovincializzata, anche se poi alla prova campale dell’anno della cultura (nel 2023) c’è stato un mezzo disastro ed ora la cultura a Brescia è da ricostruire.

Per farti un esempio Bergamo dopo l’anno della cultura è risultata tra le prime città italiane in un sondaggio del Sole 24 Ore, e questo non solo grazie all’Atalanta ma anche a come hanno investito i soldi ricavati nell’anno della cultura. Brescia non ne è uscita molto bene invece. Vuol dire che quell’anno è stato horribilis, non per me che sono stato escluso, ma per gli errori che sono stati fatti a livello di comunicazione, le gaffes, le cose malfatte, i finanziamenti a pioggia senza una linea artistica, senza un Direttore Artistico che sapesse definire la rotta. Questo ha dimostrato come la nostra città faccia fatica a crescere in ambito culturale, purtroppo.

Da fuori, perché io vivo nel mio osservatorio milanese o ultimamente senese, Brescia è vista così. Una città che ha tanti meriti, abbiamo la metropolitana ma dove ci porta? Nel futuro? In Europa, come dice qualche slogan? Mah, io l’Europa la giro ma culturalmente facciamo fatica a tenere il passo. Invece per la mobilità, per l’innovazione, per il termoutilizzatore, in tante cose siamo una città all’avanguardia, ma è un peccato non riuscire ad attrarre nessuno da fuori. Abbiamo il lago di Garda che ha il record italiano di turisti, più della Romagna, ma quando c’è brutto tempo vanno a Verona o a Mantova, non vengono a Brescia, pensate solo a questo.

Brescia oggi non ha festival che attraggono mentre al Brescia Music Art venivano decine di migliaia di persone. Io non lo potrei più fare, sappi che non mi sto candidando, con Brescia ho tagliato i ponti, però spero che un giorno qualcuno inventi un festival attrattivo, perché è di questo che ha bisogno Brescia. Nell’anno della cultura abbiamo fatto poche cose belle e tanti passi falsi, tantissime forzature, vedi l’incontro con Quentin Tarantino, che ha imposto di non essere fotografato durante l’incontro. Questo per me ha costituito un’umiliazione per la città, Tarantino è stato ospitato nel nostro bellissimo Teatro Grande, un capolavoro di bellezza, che avrebbe ricevuto un ritorno eccezionale se le fotografie dell’incontro fossero circolate come richiesto nel mondo dei social. Tarantino avrebbe dovuto essere onorato di essere accolto nel Teatro Grande! 

E tutto questo avveniva mentre i media strillavano Brescia Capitale! Questa è stata la hýbris, la tracotanza dei giornali, che è stata punita dalla vendetta, alla Timoria, degli dei. L’anno della cultura in una parola? Un’occasione persa, se pensiamo anche ai mezzi che Brescia possiede, vedi ad esempio l’A2A.

Brescia Music Art fu un successo, tanti ospiti, tanti applausi, tanti riconoscimenti, ma dopo tre edizioni fosti costretto a interromperlo, come mai?

Purtroppo credo che il festival abbia spaventato le Amministrazioni succedute a Corsini, che era stato l’unico a credere nel mio festival. Il festival era diventato forse troppo grande, veniva troppa gente, Brescia era diventata il centro culturale dell’Italia e dell’Europa in quei giorni. La città si è un po’ spaventata secondo me, non si sentiva in grado di accogliere quelle migliaia di persone che venivano ogni giorno a vedere gli spettacoli e le mostre, ad ascoltare le conferenze e di conseguenza a visitar la città, alloggiando a Brescia e dintorni, a vantaggio quindi del turismo di qualità. Io credo che sia esploso troppo presto, Brescia non era pronta.

La colpa non è di quelli che avevano creduto a Brescia Music Art ma di chi, dopo, non ha resuscitato questa idea. Brescia avrebbe oggi un festival come quello dello Sport o dell’Economia che fanno a Trento, o come il festival della Letteratura di Mantova. Il Brescia Music Art sarebbe quello, Brescia per una settimana sarebbe piena di turisti, di curiosi, di un turismo bello, colto. Non come i pullman del turismo mordi e fuggi che vanno al Castello Sforzesco a Milano. E’ stata una grande occasione persa. In Italia ci sono tante città coraggiose che hanno un loro festival identitario. Brescia Music Art era il festival delle Contaminazioni, ed è un’idea che poi hanno preso in tanti, di cui io sono padre, felice di vederlo realizzato ovunque.

Dopo che i Timoria si erano sciolti tu hai continuato a scrivere pagine importanti di musica e di cultura. Raccontiamo questa tua seconda fase dopo i Timoria. 

Dopo i Timoria ho fatto tantissime cose, dopo i 10 album con i Timoria ne ho pubblicati altri 10 come solista. Ho avuto collaborazioni con Ian Anderson dei Jethro Tull, con Noel Gallagher, sono entrato nel suo team di lavoro, con gli italiani Enrico Brizzi, Mauro Corona e il compianto Andrea G. Pinketts, con Lawrence Ferlinghetti. Sono l’unico al mondo ad aver scritto una canzone con Lawrence, “Desperation horse”, oltre ad averlo avuto come ospite nei miei dischi.

Quando è stata fatta a Brescia nel 2017 la mostra “A life: Lawrence Ferlinghetti. Beat generation, ribellione, poesia” io non sono stato coinvolto; ricevetti una telefonata da Giada Diano, tra le curatrici della mostra, stupita dal fatto che Brescia non mi avesse coinvolto. Una mostra nella quale era stata fatta anche confusione tra la Beat Generation e il genere musicale del Beat italiano, nato oltre un decennio dopo. Io avrei aperto i locali bresciani alla musica della Beat Generation, che era il jazz, il be bop (non il Beat), avrei fatto suonare i numerosi e bravissimi jazzisti bresciani nei locali della città.

Ricordo invece quella bellissima serata con Lawrence Ferlinghetti al San Barnaba in corso Magenta, facemmo una performance con Walter Pescara, il grande fotografo bresciano scomparso sul finire dello scorso anno, è giusto ricordarlo, fu una grande serata del BMA e il giorno dopo ci fu Manlio Sgalambro con Battiato.

Ricordo anche i miei 15 anni di insegnamento in Cattolica a Milano, ho scritto e condotto per Sky Arte e Rai 5, sono stato tra i fondatori di Rai 5, ho collaborato con Rai 2, ho vinto le cuffie d’oro a Radio Rai per il programma Contromano. Ed ho fatto altro ancora, il cinema, il teatro con Alessio Boni, nel 2024 con “66/67”, spettacolo rock-teatrale incentrato sulle pietre miliari del rock con incursioni nel sociale e l’ultimo che stiamo portando in giro, “Uomini si diventa”, un viaggio nella mente del femminicida per contrastare la violenza maschile. Ricordiamo anche il Teatro Canzone con Nicola Nocella nello spettacolo “Sangue impazzito” del 2013, incentrato sulle ultime 24 ore di vita di John Belushi e la mia parte in “Orfeo a fumetti” di Dino Buzzati, con la compagnia Sentieri Selvaggi.

Un pensiero anche alla squadra di calcio della tua città, che tanto hai amato da ultras, cosa ne pensi dell’Union Brescia?

Per l’Union Brescia provo simpatia, ci mancherebbe. Credo che avrebbero dovuto avere il coraggio di fare una vera nuova squadra, senza chiamarla Brescia 1911, quella è un’altra storia. Invece questa Union ha assorbito il Salò, il paese della mia famiglia, mia mamma è sepolta sul lago di Garda, tutti i miei cugini sono del lago e sono rimasti senza squadra, per questo siamo tutti un po’ depressi sul lago, i tifosi del Salò sono rimasti orfani della loro amata squadra. Union dovrebbe significare unione tra Brescia e Salò e questa cosa mi piace, sarebbe davvero bello se non facessero la corsa per ricomprare la maglia con la V. Mi sarebbe piaciuto di più se fosse ripartito dall’Eccellenza come ha fatto ad esempio la Spal, che io ammiro tanto.

Oggi per me l’Union è una squadra per la quale provo certamente simpatia, come per il Lumezzane e l’Ospitaletto, che sono le mie tre squadre di simpatia, però della quale non sono ancora tifoso, anche se spero che un giorno riesca a prendermi il cuore. Quella “roba lì”, il tifo, è diverso, il cuore sai te lo devono prendere. E’ stato fatto un cambio in una maniera molto veloce, ci siamo svegliati una mattina e c’era un nuovo Brescia, non sono stati interpellati i tifosi, non hanno saputo nulla. Noi vecchi leoni, che eravamo i vecchi della curva, non abbiamo seguito questo cambio e stiamo alla finestra, non è che l’abbiamo abbandonato, ci mancherebbe.

Ad ogni modo sono certo che questo nuovo Brescia potrà ambire presto ad una coppa europea, pensando all’importanza e alle risorse della città e alla sua tifoseria appassionata, l’Union Brescia ha una curva favolosa nella quale ci sono ancora tanti miei amici. Sarebbe bello anche mettere nei colori dell’Union Brescia un po’ di verde, magari nei pantaloncini, per non dimenticare il Salò.

La verità è che nel calcio di oggi in generale i tifosi non contano più, a Brescia è stata imposta la squadra in maniera molto autoritaria, ma è tutto legale, è permesso dalle regole che ci sono nel mondo del calcio. Ed è per questo che il calcio mi pare si stia facendo del male da solo. I miei bambini li faccio giocare a tennis e a rugby o li porto a nuoto, non porterò mai mio figlio ad una partita di calcio perché non ha molto di educativo, ci sono altri sport che mi entusiasmano di più, in cui si specula di meno e si tiene in considerazione il tifoso, cosa che il calcio non fa più. Penso che su questo si debba riflettere.

Omar, quali sono i tuoi legami oggi con Brescia e quali i tuoi progetti futuri?

Non ho più legami con Brescia, non ho più genitori né fratelli né sorelle, non ho più la squadra che mi fa correre a Brescia a fare il tifo come facevo prima. Quindi vengo poco, per fortuna ogni tanto a Brescia c’è mio figlio Pablo che è un po’ nomade per lavoro, è un bravissimo copywriter, quando vengo a Brescia vado a Urago Mella dai miei vecchi amici, vado a trovare Pablo e qualche volta i miei musicisti. Mi piace sempre tornare a Brescia, ho tanti bei ricordi e spero che Brescia possa rinascere un giorno da questa mediocrità culturale e dalle divisioni che ci sono in questo momento.

Tra i progetti futuri ho delle idee per Torino, candidata come Città Europea della cultura del 2033, sono nel comitato dei saggi, mentre sarò a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura di quest’anno, il 30 e il 31 Luglio con due spettacoli che ho scritto. Inoltre continuo ad essere vicedirettore del Ferrara Buskers Festival, Ferrara è una città meravigliosa con un grande sindaco ed un grande festival che dal 1988 è, insieme ad Edimburgo, il più importante Buskers Festival del mondo, per cui sono molto onorato nonché responsabilizzato di esserne il vicedirettore. Sarò infine al CTM di Rezzato con lo spettacolo “Canzoni sul Saper Vivere ad Uso delle Nuove Generazioni” il 10 Aprile, spero che i bresciani accorrano in massa! Un grande abbraccio Ricky e grazie per l’intervista!

Cosa è la European Disability Card

Autore: Dr. Davide Duffus 

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

La disability card permette di ottenere una tessera d’accesso a servizi e benefici per persone disabili ed è uno strumento utile al riconoscimento di diritti e s servizi dedicati. La possono richiedere tutti i disabili con una invalidità superiore o uguale al 67% entrando nel sito dell’INPS. Dopo la richiesta entro 60 giorni Vi verrà recapitata al Vostro domicilio.

Principali Servizi e Agevolazioni 

  • Cultura e Spettacolo: Ingresso gratuito o ridotto in musei statali, siti culturali, teatri e cinema.
  • Trasporti: Sconti o gratuità su treni (es. Trenitalia, con possibilità di accompagnatore gratuito indicato dalla lettera “A” sulla card) e altri mezzi di trasporto pubblico.PDF
  • Tempo Libero e Sport: Riduzioni per parchi divertimento, eventi sportivi e manifestazioni pubbliche.
  • Validità Europea: Riconosciuta in diversi paesi UE, facilita l’accesso a servizi analoghi all’estero.

La Carta Europea della Disabilità (Disability Card) permette alle persone con disabilità di accedere gratuitamente o a tariffe agevolate a Semplificazione Burocratica: servizi culturali, di trasporto, tempo libero e sportivi in Italia e nell’UE. Sostituisce i certificati cartacei, garantendo un accesso semplificato a musei, eventi, mezzi di trasporti (es. Trenitalia) e parchi divertimento tramite un QR code. Sostituisce i verbali cartacei di invalidità, permettendo di attestare lo stato di disabilità esibendo la tessera o la sua versione digitale.

E’ importante scaricare il QR CODE perché contiene il verbale della commissione ove è dichiarata la percentuale di invalidità e contiene l’elenco dei sussidi che si possono acquistare con l’Iva agevolata al 4% (computer, telefonino, auto, corsi, ecc) e basta presentarsi presso il negoziante con il QR. Rammentiamo inoltre che da Marzo 2026 presentando solamente la Disability Card ad un seggio si ha diritto, se si vuole, all’assistenza al voto.

Un consiglio a tutti FATELA è utilissima. Per finire, la tessera ha una durata di 10 anni a meno che l’invaliditā non venga modificata e in tal caso deve essere richiesta una nuova sempre nel sito dell’INPS. Nel prossimo numero parleremo del permesso per il parcheggio e l’ingresso nelle ZTL. NOI POSSIAMO.

Liberare Brescia è possibile? Si. Ma dipende tutto da noi

Autore: Carlo Andreoli – coordinatore cittadino Fratelli d’Italia

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Come opposizione dobbiamo essere consapevoli di poter scrivere una pagina importante di storia per la nostra città. Serve una forte e convinta volontà per Liberare Brescia dal giogo dell’ideologia e raggiungere l’obiettivo. Dopo molti anni, il centro sinistra cittadino è spaesato, vivendo quotidianamente una forte crisi interna alla propria maggioranza. I continui litigi, le divisioni, la mancata fiducia nel Sindaco Laura Castelletti si proiettano inevitabilmente in un’azione politico amministrativa immobile e ferma.

Brescia, fiore all’occhiello nei servizi, a prescindere dal coloro politico di chi la guida, per la prima volta si trova spenta, abbandonata, preda di degrado, insicurezza e di una sporcizia imperante. Anche la tanto decantata cultura, punto fondamentale per il Sindaco, è risultata essere un vero e proprio aspetto di debolezza di questa amministrazione. Gli approfondimenti condotti dal nostro gruppo consiliare di Fratelli d’Italia hanno messo in ginocchio la presunta supremazia culturale della sinistra che per anni ha accompagnato il racconto della politica in città. I clamorosi flop delle due più importanti mostre, dal Ceruti durante l’anno della cultura, fino a quella sul Rinascimento, chiedono una svolta culturale.

Lo slogan “Brescia la tua città europea”, costato 139.000 euro ai cittadini bresciani solo nella realizzazione grafica, in cosa si sta manifestando esattamente?. Nelle buche nell’asfalto? In un abbandono indiscriminato di rifiuti fuori dai cassonetti?. In un mancato investimento sulle politiche della sicurezza ? Nella rimozione dei green box dai quartieri?. Piuttosto di aspirare a diventare “Capitale green”, il Sindaco inizi a perseguire la strada di francescana memoria del “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”, tradotto occuparsi di garantire servizi basilari ai propri cittadini che, al momento, stanno venendo meno.

Come Fratelli d’Italia, nella veste del coordinamento cittadino che ho l’onore di rappresentare, stiamo organizzando senza sosta iniziative in tutte le aree della città. Abbiamo avviato raccolte firme che hanno avuto un’adesione incredibile da parte della cittadinanza, in particolare due quella sulla sicurezza dove chiediamo la dotazione di taser ai nostri agenti di Polizia Locale, la creazione di nuclei appiedati, incrementare turni serali e notturni della Polizia Locale e un coordinamento di vigilanze private per contrastare i furti; la petizione sullo spazzino di quartiere, una proposta ripresa dal Comune di Bologna, quindi una città ben lontana dalla nostra visione politica, dove è stata creata una squadra dedicata al decoro urbano che presidia e igienizza regolarmente i cassonetti, interviene contro i rifiuti abbandonati e monitora le aree più critiche.

In questi ultimi due anni di consiliatura, come opposizione, abbiamo il compito di stare il più vicino alle persone presentando una valida alternativa per il futuro della città, che abbia ben chiaro una prospettiva e la strada da perseguire. Noi ci saremo e daremo tutto noi stessi.

Al via in Italia l’era dei droni con nanotecnologia. Sabrina Zuccalà (4Ward360): “un primato al servizio del paese”

Da oggi, il Paese dispone ufficialmente di droni equipaggiati con Nanotecnologia applicata, grazie all’eccellenza del laboratorio 4ward360. Si tratta di una svolta epocale: è infatti la prima volta che materiali avanzati vengono utilizzati come coating finale su sistemi aerei a pilotaggio remoto, garantendo prestazioni e protezione precedentemente inimmaginabili. Il laboratorio, punto di riferimento internazionale nel campo della scienza dei materiali, ha deciso di mettere a disposizione del polo nazionale droni il proprio know-how.

“L’introduzione di questa ‘pelle tecnologica’ molecolare rappresenta un salto di qualità rispetto alle tecnologie tradizionali, ponendo l’Italia all’avanguardia della competizione internazionale” afferma Sabrina Zuccalà, del laboratorio di Nanotecnologie 4ward360, ricordando la loro esperienza che affonda le radici in progetti di estrema complessità, come il trattamento sperimentale eseguito sul periscopio del sommergibile Gazzana, oltre a interventi strutturali su unità navali ed elicotteri.

“Oggi – aggiunge Zuccalà – quella stessa capacità di protezione viene declinata come rivestimento finale per i droni. L’applicazione di questo speciale coating è solo l’inizio di una missione strategica. Si sta attualmente conducendo un’intensa attività di ricerca scientifica per spingere le capacità di resistenza dei materiali verso nuovi orizzonti con obiettivo resistenza estrema.”

I laboratori sono al lavoro per convalidare una protezione totale in un range termico senza precedenti, puntando a garantire l’operatività dei mezzi dai -80°C fino ai +600°C.

Si vuole anche raggiungere superiorità ottica e meccanica: capitalizzando il successo del progetto sul periscopio Gazzana, il rivestimento finale assicura infatti che sensori e lenti, totalmente repellenti ad acqua, ghiaccio e agenti corrosivi, mantengano una trasparenza assoluta in ogni missione.

Si punta anche all’efficienza energetica, poiché il trattamento riduce drasticamente l’attrito dell’aria sulle superfici del drone, favorendo una maggiore autonomia di volo e una minore usura delle componenti meccaniche.

“L’obiettivo è rendere il polo nazionale droni un hub inattaccabile, dove la qualità superiore del coating finale diventi il marchio di fabbrica del ‘Made in Italy’ tecnologico. Per la prima volta, portiamo la nanotecnologia applicata come finitura protettiva nel mondo dei droni. Mettiamo il nostro impegno e i nostri laboratori al servizio del sistema per far sì che la tecnologia italiana non sia solo la più avanzata, ma la prima a definire nuovi standard globali di durata e affidabilità.”

Questa notizia arriva all’indomani del convegno nella ex base Nato di Bagnoli voluto dalla Fondazione E-novation, che commenta col suo Presidente Massimo Lucidi:

“Dovremmo essere tutti grati e attenti al lavoro di 4ward360 che sviluppa un modello di Made in Italy che premia la ricerca, la filiera produttiva, la supply chain presente sul territorio del nostro Paese; in un settore industriale che ha importanti ricadute anche in termini di Sicurezza Nazionale”.

Intervista a Giorgio Zambellis e Marco Rovida: “Garda Ball Elite il basket come piattaforma sportiva e culturale”

Garda Ball Elite

L’anno scorso è partita un po’ come una scommessa: portare il grande basket sul Basso Garda. Ha funzionato così bene, registrando il tutto esaurito, che quest’anno Gardaball Elite vuole fare il salto di qualità. Non più solo amichevoli, ma un’intera settimana di torneo a metà settembre, con un format pensando per portare entusiasmo ed intrattenimento.

L’intenzione, però, non è solo quella di guardare giocare i campioni italiani ed europei. Dietro a questo evento c’è la voglia concreta di unire sport, turismo e comunità. Mentre al Palasport di Lonato si sfideranno i professionisti, l’idea è quella di portare la pallacanestro direttamente nelle piazze dei paesi, facendo giocare i ragazzi a 3 contro 3 all’aperto.

È un progetto nato per far vivere il territorio in modo diverso, insegnando ai più giovani il valore dell’impegno e del rispetto. Un’idea che ha preso talmente forma da arrivare a bussare persino alle porte del Parlamento Europeo.

Ne abbiamo parlato con Marco Rovida e Giorgio Zambellis, per farci raccontare come un torneo di pallacanestro possa trasformarsi in un’occasione reale per far crescere i ragazzi e valorizzare le bellezze del lago.

Cos’è Gardaball Elite e perché nasce qui?

È un progetto nato l’anno scorso, nel 2025 grazie alla visione di tre persone che hanno voluto abbinare sul Basso Garda un progetto sportivo abbinato a un sociale e alle qualità turistiche e territoriali. Siamo partiti l’anno scorso con un formato abbastanza semplice, facendo due amichevoli nel giro di due settimane diverse, invitando squadre di eccellenza di serie A di pallacanestro, di cui quattro squadre, di cui tre italiane e una straniera della Lituania.
Quest’anno l’idea è quella di cambiare il formato, di farlo e durare una settimana consecutiva nella seconda settimana di settembre, creando un torneo sempre con quattro squadre di altissimo livello di serie A e praticamente abbinando sociale, sport, turismo nel territorio che tutti vogliamo bene.

Perchè lo sport come strumento di promozione territoriale?

Perché lo sport è educazione è cultura è aggregazione. È un messaggio importante per i giovani che possono confrontarsi sui valori fondamentali della vita, che sono il rispetto dell’avversario, capacità di perdere, l’impegno, la perseveranza, lo sport e i nostri giovani, i giovani europei devono collocarsi dentro questi valori.

Qual è la visione nel lungo periodo?

Dal punto di vista del format è quello praticamente sempre di invitare l’eccellenza sportiva sul Basso Garda tramite le squadre di Serie A, creando un torneo di altissimo livello. Naturalmente quest’anno, come ho detto prima, ci saranno tre squadre italiane e speriamo anche una straniera a lungo andare. Noi vorremmo diventare un appuntamento fisso nel settembre gardesano dopo la stagione turistica estiva diventare un appuntamento poco prima dell’inizio delle scuole e che prettamente sembra un appuntamento sportivo, ma è nettamente, secondo me, anche un appuntamento sociale e turistico allo stesso tempo, ma anche culturale.
Quindi a lunga visione. Noi vorremmo diventare qua un appuntamento fisso nel settembre gardesano creando anche una piattaforma territoriale creando anche visibilità del territorio non solo nella zona ma anche in Europa.

Che impatto ha il progetto sui giovani e sulla comunità locale?

Lo scopo è promuovere la zona per cui far conoscere a livello europeo a questo punto il Lago di Garda e tutta la zona del Basso Garda e soprattutto diffondere, come dicevo prima, i valori dello sport legati al territorio. Che il Lago di Garda sia visto sia come luogo di villeggiatura e di vacanza, ma sia anche un punto di riferimento per l’educazione allo sport e alla vita.

Come si arriva a presentare un progetto al Parlamento Europeo?

L’anno scorso abbiamo avuto un banco di prova molto importante, avendo avuto l’overbooking del pubblico in due in due partite. Abbiamo avuto anche delle ottime recensioni anche da parte dei club che vorrebbero ripartecipare sotto forma di torneo. Ci hanno dato fiducia a questa cosa e abbiamo bussato alla porta del Parlamento europeo affinché noi possiamo diventare se si può dire, Ambasciatori del Garda tramite lo sport, facendo pallacanestro, facendo sociale e praticamente dando visibilità a un territorio che effettivamente non aspetta noi per avere visibilità, ma pensiamo sempre che lo sport sia il motore ideale per promuovere un territorio bello come questo.

“Avanti Brescia”: dal 6 maggio in città e sul web la nuova voce della Leonessa d’Italia

Siamo costantemente sommersi dal rumore. Migliaia di notifiche, titoloni, frammenti di informazione che svaniscono con lo uno scorrimento di pollice.

Ma Brescia è diversa. Brescia merita di più.

La nostra città non si ferma mai. Raccontarla significa avere il coraggio di correre alla sua stessa velocità. Significa fermarsi un istante, in mezzo al caos, per ascoltare il battito profondo della Leonessa d’Italia. Significa intercettare i cambiamenti prima degli altri e restituire alla realtà l’unica cosa che conta davvero: l’autenticità.

Nasce Avanti Brescia. Ed è esattamente quello che stavate aspettando.

A partire dal 6 maggio 2026, vi consegniamo una nuova visione. In un’epoca storica in cui tutto è effimero e superficiale, noi abbiamo fatto una scelta radicale, ribelle: ridare un potere assoluto alla parola scritta. Tra le vostre mani ritroverete l’essenza e il profumo rassicurante della grande tradizione editoriale grazie all’edizione cartacea. Ma non fatevi ingannare: il nostro sguardo è anche puntato dritto al futuro, con un’edizione digitale veloce, immersiva e senza compromessi.

Vi porteremo dentro la mente di chi crea. Racconteremo i volti, le storie, i protagonisti e le idee dirompenti che rendono il nostro territorio un luogo straordinario. Vogliamo farvi toccare con mano l’energia creativa di Brescia, senza censure.

C’è una visione precisa dietro tutto questo, sostenuta dall’editore Essezeta ADV srl e guidata dalla direzione responsabile di Ciro CorradiniAvanti Brescia non è solo un nuovo prodotto editoriale. È una dichiarazione di intenti. È un prodotto nuovo che vuole farsi strada e dare voce a tutti i cittadini.

Il 6 maggio 2026, in edicola ed in versione digitale.

Benvenuti nel domani di Brescia.

Avanti Brescia Numero 1

Sette notizie tech della settimana / 6-11 aprile 2026

Questa settimana il settore tech ha dovuto fare i conti con una serie di problemi estremamente concreti: costi dell’energia insostenibili, limiti hardware e gravi vulnerabilità informatiche. Le novità principali invece riguardano due nuovi modelli AI. Ecco i sette fatti più interessanti dal 6 all’11 aprile.

1. Meta AI: arriva Muse Spark 


Dopo i risultati deludenti di Llama 4, l’azienda di Mark Zuckerberg chiude la parentesi dell’open source e presenta Muse Spark, il primo modello proprietario nato all’interno dei nuovi Meta Superintelligence Labs. Disponibile da subito sul web e sull’app Meta AI (anche in Italia), seppur con API ancora in anteprima privata, il sistema rappresenta il tentativo più netto di riordinare la strategia aziendale nel settore.

Rispetto al precedente Llama 4 Maverick, l’azienda ha dovuto ricostruire l’intera infrastruttura di addestramento. Il risultato è un sistema che migliora nettamente efficienza e abilità, ottenendo le stesse capacità del predecessore ma impiegando meno di un decimo della potenza di calcolo. Sebbene Muse Spark (dove Muse indica la famiglia e Spark il modello) resti ancora un passo indietro rispetto ai concorrenti più avanzati sul mercato generalista, convince pienamente in due ambiti strategici per Zuckerberg.

Il primo è l’approccio multimodale nativo. Non si tratta di un banale chatbot testuale a cui è stata aggiunta la vista, ma di un sistema che usa strumenti, gestisce il ragionamento visuale e orchestra più agenti in parallelo. Riconoscere entità, localizzarle e comprendere l’ambiente circostante sono funzioni pensate specificamente per alimentare hardware sempre attivi come gli smart glass. A breve, inoltre, verrà introdotta la modalità “Contemplating”, progettata per allungare i tempi di ragionamento su compiti complessi senza far esplodere la latenza. Il secondo ambito di forza è quello medico-sanitario: addestrato con il supporto di oltre mille medici, il modello offre interfacce interattive per spiegare alimentazione, esercizi e parametri corporei. Pur non dettando ancora la linea tecnologica assoluta, Muse Spark è forse il primo modello da tempo a sembrare costruito su misura per i prodotti che Meta intende effettivamente vendere.

2. Anthropic limita l’accesso al nuovo modello “Mythos” 


Passiamo ad un altro modello di intelligenza artificiale: sul fronte della sicurezza informatica Anthropic ha svelato le reali, e allarmanti, capacità del suo nuovo modello general purpose, Claude Mythos. Il sistema si è dimostrato in grado di scovare e sfruttare vulnerabilità software a un livello vicino, e in alcuni casi superiore, a quello dei migliori ricercatori umani o dei tradizionali sistemi di analisi automatizzata.

Consapevole della sottile linea che separa l’uso difensivo da quello offensivo, l’azienda ha deciso di non rendere il modello pubblico, ma di affidarlo nelle mani solo di alcune aziende selezionate. Ha infatti lanciato Project Glasswing, un’iniziativa che vede la collaborazione di 40 organizzazioni critiche e un ristretto gruppo di colossi tech. L’elenco include Google, Microsoft, Apple, AWS, NVIDIA e Cisco. Chi manca? OpenAI.

L’obiettivo è semplice: fornire a chi difende le infrastrutture un vantaggio temporale decisivo, prima che capacità simili finiscano nelle mani sbagliate. I risultati ottenuti da Mythos Preview spiegano l’urgenza di questa mossa. Il modello non si limita a segnalare i bug, ma sa analizzare il software per trasformare i punti deboli in veri e propri exploit, spesso concatenando più vulnerabilità per arrivare ad un risultato. Tra i successi già documentati spiccano:

  • OpenBSD: l’individuazione di una vulnerabilità nella gestione delle connessioni TCP rimasta invisibile per 27 anni.
  • FFmpeg: la scoperta di un problema annidato da 16 anni nel codec H.264, sfuggito a una quantità enorme di test automatici.
  • Kernel Linux: la costruzione di una catena di bug in grado di portare un account utente ordinario all’escalation completa dei privilegi, garantendo il controllo totale della macchina.

Il dettaglio tecnico più impressionante, tuttavia, riguarda il reverse engineering. Anthropic ha confermato che Mythos è in grado di lavorare anche su file binari closed source, ricostruendo un codice sorgente plausibile per analizzarne il comportamento. Questa capacità permette al modello di cercare falle persino all’interno di firmware, driver o applicazioni proprietarie di cui non possiede i documenti originali. Una dimostrazione di forza tecnica straordinaria che rende Mythos un alleato prezioso per la sicurezza globale, ma al contempo un’arma potenzialmente devastante se lasciata libera.

3. Stop al mega data center di OpenAI in UK


I piani del Regno Unito per diventare un polo europeo dell’intelligenza artificiale hanno subito una dura frenata. OpenAI ha sospeso “Stargate UK”, un progetto per un data center che avrebbe dovuto ospitare 31.000 GPU Nvidia. Le ragioni sono economiche e infrastrutturali: l’energia per uso industriale in Gran Bretagna costa quattro volte di più rispetto a Stati Uniti o Finlandia, e per l’allaccio alla rete elettrica servono dai tre agli otto anni. Senza energia a basso costo e con le attuali incertezze normative sul copyright, il progetto è bloccato.

4. Ritardi per le nuove GPU Nvidia Rubin


Anche Nvidia deve affrontare colli di bottiglia produttivi e limiti termici. L’architettura di nuova generazione, Rubin, subirà dei ritardi. I problemi principali sono la carenza globale di memorie HBM4 e le difficoltà legate al surriscaldamento, che renderanno necessario il passaggio universale al raffreddamento a liquido. Le stime di mercato per il 2026 sono già state riviste al ribasso. Nel frattempo, l’enorme domanda di chip per i data center sta facendo salire i prezzi nell’elettronica di consumo: Motorola, ad esempio, ha appena annunciato rincari per i suoi smartphone della fascia economica.

5. Attacco hacker paralizza la sanità in Olanda


Nei Paesi Bassi un attacco ransomware ha mandato in tilt l’intero sistema sanitario nazionale. Gli hacker hanno colpito ChipSoft, l’azienda che gestisce l’80% delle cartelle cliniche del paese. L’incidente ha causato il blackout dei portali per i pazienti e ha isolato le reti degli ospedali. Il caso ha evidenziato i rischi della dipendenza da un singolo fornitore per un’infrastruttura critica: una violazione mirata è bastata per trasformarsi in un’emergenza nazionale.

6. Diritto alla riparazione: John Deere paga 99 milioni


Negli Stati Uniti si è chiusa una class action storica per il movimento del “Diritto alla Riparazione”. John Deere ha accettato di pagare 99 milioni di dollari agli agricoltori che contestavano i blocchi software che impedivano la manutenzione autonoma dei trattori. L’accordo stabilisce che, per i prossimi dieci anni, l’azienda dovrà fornire manuali, software di diagnostica e strumenti digitali anche ai meccanici e ai centri di riparazione indipendenti. Si tratta di un precedente che potrebbe influenzare l’intero settore dell’automotive e dell’elettronica.

7. Malware nascosto in CPU-Z e HWMonitor


Segnalati problemi di sicurezza sul sito CPUID, la nota piattaforma che distribuisce software di monitoraggio hardware come CPU-Z e HWMonitor. Scaricando l’aggiornamento 1.63 di HWMonitor (rilasciato il 3 aprile 2026), diversi utenti si sono ritrovati un file anomalo (HWiNFO_Monitor_Setup.exe), bloccato dagli antivirus e con interfacce di installazione in lingua russa. Dopo aver disattivato il sito, CPUID ha confermato che un’API secondaria era stata compromessa: tra il 9 e il 10 aprile, per circa sei ore, il sistema ha reindirizzato in modo intermittente i link di download ufficiali verso infrastrutture controllate dagli hacker.

Appuntamento alla prossima settimana!

Dal Made in Italy al Made By Italians: verso il diritto alla Bellezza (e alla Felicità)

Sarò onesto. A tratti mi sembrava un minestrone, più per cercar consenso che far chiarezza; più per far pensare, che evidenziare il filo logico che reggeva tutto. Ma il titolo “Dal Made in Italy al Made By Italians: verso il diritto alla Bellezza (e alla Felicità)” ha retto alla grande la sfida della sala Matteotti alla Camera, affollatissima di imprenditori e professionisti. Anzi il dibattito è stato apprezzato e sviluppato da tutti con contenuti di Valore che ci saranno utili nei prossimi mesi.

Se devo dire un grazie a tutti i relatori (ce ne erano pure di accademici e internazionali) un ringraziamento particolare lo devo a due professionisti diversi per i quali ho preso appunti. Appunti e riflessioni, stimoli e concetti che condivido in questo secondo pamphlet che profuma di “Orgoglio di Occidente”.

Diritto, Bellezza, Felicità e Made in Italy sono concetti in apparenza lontani, legati da un preciso “fil rouge”. Il territorio. L’unicità della nostra storia, le radici. La bellezza, intesa non solo in senso estetico, ma come valore oggettivo, costituisce un dato caratterizzante del sapere fare italiano, del Made in Italy come pure (per altro verso) del Made by Italians.

Perchè la Bellezza è fisica e metafisica. È stile di Vita. È ricerca e raggiungimento consapevole del sè. La bellezza opera dunque come valore in grado di elevare l’anima in un gioco di tensioni verso la perfezione del fare e la realizzazione di sé. Mi è piaciuto come lo ha detto il notaio Stefano Ferri richiamandosi alla cultura classica:

“Gli antichi lo sapevano bene, e non è affatto un caso se i Greci introdussero il concetto di “kalokagathia”, a significare l’intima connessione tra il bello (sul piano estetico) ed il buono (sul piano morale); nè fu un caso se il Rinascimento italiano è coinciso con una tra più alte vette mai raggiunte dalla Cultura occidentale”.

Personalmente, nel Parlamento, su questo punto ho voluto evidenziare il Costituto Senese del 1309:

“Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città per cagione e diletto e allegrezza dei forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”.

Dunque, la bellezza rappresenta un terreno fertile in cui è capace di crescere rigogliosa la pianta della felicità, dal momento che i contesti belli (e buoni) nel senso di cui sopra, rappresentano una precondizione della giustizia sociale, del poter vivere felici. E in effetti ce ne parlano le stesse contestuali rappresentazioni pittoriche con la “Città del buongoverno”. Nel dipinto di Ambrogio Lorenzetti “Allegoria ed effetti del buono e del cattivo Governo” databile a circa 30 anni dopo: da un lato terre coltivate, città pulita e sicura, cittadini contenti; dall’altra disordine, sporcizia, confusione… preoccupazione e tristezza. Una metafora potentissima anche per il nostro oggi.

Ma ciò non basta: infatti, stando almeno ad alcuni tra gli ultimi rapporti ONU in materia di popolazioni che si reputano più felici, risulta che gli italiani si collocano intorno al trentesimo posto; segno che serve dell’altro per concretizzare il più possibile l’aspirazione alla felicità. Restituire l’ascensore sociale, rendere una società più ricca e meno diseguale.

Ecco allora che deve intervenire la forza modellatrice del diritto: nel suo capolavoro illuminista intitolato “Scienza della legislazione”, il Filangieri scriveva, già a fine Settecento, che “le buone leggi sono il fondamento dello Stato felice”; concetto poi ripreso da Benjamin Franklin padre costituente americano che quest’anno festeggiamo per i 250 anni della Dichiarazione di indipendenza a stelle e strisce.

“In questo fondamentale documento nella storia dell’umanità si teorizza tra i diritti inalienabili dell’individuo anche quello alla felicità”. Lo ha detto senza mezzi termini l’avvocato cassazionista Maria Rossana Ursino. Che il diritto, anche de iure condendo, abbia questa missione, non è indubbio neanche ai giorni nostri, come sancito dalla nostra Costituzione (reputata tra le più belle del mondo) che nei suoi principi fondamentali (art. 3) statuisce tra l’altro altro:

“il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Bellezza, felicità e diritto, in definitiva, quali valori intrinsecamente connessi ed in grado di rigenerarsi e di rinnovarsi nella loro concettualità in un ciclo armonioso continuo in grado di elevare le sorti delle Stato, dei suoi territori e delle sue collettività e popolazioni, anche per il tramite degli operatori e degli interpreti del diritto.

E voi nelle conclusioni mi direte e il Made in Italy dove è finito? Il modello produttivo ancorchè primamente culturale del made in Italy è quel filo che lega tutto: eccellenza e sostenibilità lo decliniamo perché è un percorso, un cammino, un impegno continuo. Autentico. Unico al mondo. Nella Professione e nell’Impresa. È Vita.

Lucidi: Italo-Americani in festa per i 250 anni di valori comuni

“1776-2026: è tempo di ricostruire una storia comune, troppo spesso sottovalutata o mascherata da lenti ideologiche. E scopriremo che abbiamo da festeggiare quest’anno anche noi Italiani. Ci proviamo?” Lo propone con un pamphlet storico ricco di nomi e spunti Massimo Lucidi giornalista internazionale e Presidente della Fondazione E-novation che promuove numerosi eventi tra Italia e Stati Uniti come il Premio Eccellenza Italiana, le Giornate Internazionali della Libertà, gli Stati Generali della Sostenibilità e della Sicurezza.

È indubbio che la nascita degli Stati Uniti abbia visto come protagonista il mondo anglosassone (in primis) e quello francese, per ragioni storiche condivise. Ma oggi, al tempo dei nomadi digitali, nel quale cerchiamo pure una narrazione dell’Emigrazione italiana meno nostalgica e più funzionale, credo che abbia più di un senso la ricerca del contributo intellettuale, filosofico, di pensiero degli Italiani alla Fondazione degli USA, in un tempo in cui le idee circolavano con maggiore difficoltà ma circolavano; ed erano idee forti, pregne di Futuro, di Vita e di Progresso. Vi torna in mente la stagione del positivismo e dell’illuminismo? Certo, nella seconda parte del Settecento non esisteva l’Italia come entità statuale. Dovremmo attendere almeno un altro secolo… e i moti del 1848 per iniziare a far passare un messaggio unitario, come Penisola… Eravamo al tempo, poco più di un’espressione geografica per usare la sprezzante ma veritiera affermazione politica di Metternich.

Ma il contributo ideale degli Italiani, della nostra cultura classica, greco romana, agli Stati Uniti è notevole sin dalle sue fondamenta e nel tempo è andato sempre rinsaldandosi per alcune componenti intellettuali riconducibili alla Libertà e alla nostra natura identitaria di essere Santi, Navigatori e Poeti. Almeno già due secoli prima della scoperta del continente americano. Un’idea di Bene comune, spazi aperti da scoprire e animi liberi che accomuna le classi dirigenti della nascente Unione di Stati Americani con i progenitori illuministi del lungo percorso risorgimentale e unitario italiano. E ripeto anche ai primi Italiani con menti universali. Possiamo citare a tal riguardo San Francesco e Dante Alighieri, tradotto interamente tardi nel mondo anglosassone, ma tra i primi a sentirsi Italiani e universali, cittadini del mondo e presto presi a riferimento nella cultura americana come pilastri del sapere e dei valori universali.

Molti sono i nomi e riferimenti che in questo articolo proverò a dimostrare non sono citati per orgoglio di Patria ma per dati storici e scientifici. Cesare Beccaria che a Milano sotto il giogo austriaco faceva fatica a far circolare le proprie idee di giustizia, di equità, di dignità della vita e di equilibrio tra poteri, fu tradotto nel 1764 in 22 lingue e dal porto di Livorno riuscì a farsi leggere conoscere e apprezzare da pensatori di tutto il mondo. Sicuramente influenzò il pensiero di Thomas JeffersonBenjamin FranklinJohn Adams e gli Emendamenti V VI e VIII del Bill of Rights che a lui si richiamano. È bene ricordare che sia la dichiarazione di indipendenza del 1776 che festeggiamo come pietra miliare della Libertà dell’uomo, nel proprio territorio, col diritto a essere felici e sia la costituzione del 1787 che completa la dichiarazione sancendo e regolando la vita democratica, ispirandosi a principi federali, sono antecedenti alla Rivoluzione Francese del 1789.

E rispetto alle lunghe stagioni di sangue, Terrore e instabilità politica in Europa (pensiamo all’epilogo con Napoleone), la Rivoluzione Americana è meno cruenta e finisce con l’evoluzione e la riconciliazione dell’intero mondo anglosassone che continuerà a guidare il faro della democrazia e della Libertà fino ai giorni nostri. E l’America guarda a Roma e ad Atene per emanciparsi e distinguersi dalla british culture. Ebbene, proprio oggi che riconosciamo l’occidente in crisi, è bene ripartire dalla conoscenza e magari pure dell’orgoglio sopito nella vecchia Europa di definirci Occidentali o ancora meglio Transatlantici. L’Europa che cancella le radici cristiane, pare mortificarsi di essere la culla della civiltà con il formidabile asse portante greco romano, l’Europa della burocrazia va ripensata nel profondo.

Gli Americani quando son nati hanno guardato a Roma ed Atene non solo nel richiamarsi al gusto neoclassico dell’architettura ma pure per darsi una struttura di Governo. E in specie hanno guardato al modello della Repubblica Romana se pensiamo al Senatus dei saggi, e alla aristotelica questione dei pesi e contrappesi del potere. George Washington ha seguito Cincinnato mentre Thomas Jefferson aveva nel cuore quel concetto di cittadinanza istruita e virtuosa riprendendo il concetto greco del bene comune sopra l’interesse individuale. Hanno guardato all’Italia e agli Italiani sempre e da sempre… limitiamoci a citare Colombo, Verrazzano e poi La Guardia. Nomi che evocano il ponte, la connessione, l’unione tra vecchio e nuovo mondo. Ma c’è molto altro. Faremmo bene a studiare gli atti preparatori delle Costituzioni nazionali, che hanno portato alla composizione delle Costituzioni specie americana e italiana per capire i Valori da cui sono stati ispirati i nostri padri Fondatori per ritrovare ragioni di entusiasmo e di orgoglio, di passione civica e di partecipazione, nel nostro Occidente.

Se penso al soft power che noi Italiani abbiamo esercitato persino nella Costituzione Americana dobbiamo citare Filippo Mazzei, medico e filosofo toscano, naturalizzato in Virginia, amico e socio di Thomas Jefferson ma anche degli altri 4 primi Presidenti USA (Washington, Adams, Madison, Monroe) che si distinse come promulgatore delle libertà individuali, dei diritti civili e della tolleranza religiosa. Carlo Bellini, altro toscano naturalizzato in Virginia, prima cattedra di Italiano in America e Giuseppe Maria Francesco Vigo mercante piemontese che naturalizzato americano concorse nel fare business a fondare università. Possiamo chiamarli imprenditori sociali? Possiamo dire che ci viene in mente quel modello di Eccellenza e Sostenibilità che oggi tanto distingue l’apporto socio economico della migliore Italia nel mondo?

Per troppo tempo temo che tutto questo materiale ideale, queste tracce, queste storie sono state sepolte dal conformismo ideologico e poi diventa facile arrendersi alla fredda burocrazia europea, che parla solo di numeri, quando vorrebbe spiegare il contributo al mondo di un Paese piccolo come l’Italia. Niente di più sbagliato. Servono altri indicatori. Serve approfondire storie che ci sono: vi possono bastare poche righe di un pamphlet per rendervi curiosi e vogliosi di approfondire? È bene festeggiare tutti il 1776 e l’orgogliosa indipendenza dal tiranno, il British Empire, l’ingiusta e gravosa imposta sul Tè… l’imposizione della tassa senza rappresentanza. È una lezione di Storia. E noi oggi non dovremmo fare una lotta come hanno avviato gli agricoltori francesi, ribellandosi a questa Europa che ha negato, offeso, contraddetto quei tanti pensatori che l’avevano sognata in modo diverso? Non paghiamo una tassa del tè a un’idea di Impero dei burocrati che ci governa sopra le nostre teste?

“Servirebbe una Giorgia Meloni e una politica sanamente identitaria pure in Europa, ammicca Lucidi, ma questa è un’altra storia”.

Ma tornando alla nascita degli USA e al piano rivoluzionario che si compie, bisogna ancora riflettere sulla forza di mettere al centro dell’impianto statuale, la persona e i suoi diritti di futuro. Si arriva così a pensare a Carlo Cattaneo che tra l’altro nel modello repubblicano e federale americano (e svizzero) vedeva proprio la realizzazione della teorica della Libertà: indipendenza e pace; Libertà e unità. Gli Stati Uniti d’Europa.

“Ecco il mio 2026, il “nostro anno che verrà” come Fondazione: deve essere un anno di riflessione e di partecipazione attiva a un dibattito che dobbiamo irrobustire sui Valori fondativi dell’Occidente – spiega Lucidi – e ritroveremo un contributo autentico degli Italiani al confronto internazionale sullo sviluppo e sulla Pace. Un contributo tralasciato da una storiografia sessantotina marxista e profondamente anti americana che non ha voluto approfondire alcune storie che ho citato e incuriosire le masse alla ricerca storica. Intellettuali italiani impegnati a sinistra che hanno costituito oltre che l’unicum dell’intellighenzia possibile, il vulnus alla curiosità e alla ricerca storica, preferendo l’impegno diretto e la propria partecipazione alla politica e al Partito (Comunista, ndr). Una casta. Chiusa. Altro che apertura mentale. E da napoletano, penso ad un’altra vittima illustre. Quanto è stata ingiusta la coltre di nebbia caduta su un grandissimo liberale e antifascista Benedetto Croce, per ordine di Togliatti; tanto poi da accerchiarne la memoria persino fisicamente a Napoli, entro il perimetro “democratico”, annacquandone l’opera e il pensiero libero. Avendo vissuto la mia gioventù degli anni 80 e 90 a Napoli lo posso affermare e chi mi vuol capire ha capito” conclude un sibillino Massimo Lucidi.

“La libertà, la centralità della persona, la democrazia, la Pace. Sono questi i fari, i pilastri del contributo ideale “repubblicano”, l’asse Italia Stati Uniti, il soft power capace di rendere “nomadi” idee e influenze di Futuro tra persone competenti e libere, istruite e virtuose. Questi saranno gli elementi fondativi del nostro contributo autentico come Fondazione E-novation a un continuo incontro internazionale e valoriale che apra nuovi percorsi di Pace e Giustizia” conclude Massimo Lucidi.

“Buon Natale”, una parolaccia

Se “Buon Natale” diventa una parolaccia a Brescia… poi non ci lamentiamo

Ieri compravo libri per doni e mi sono recato al piano dedicato ai pacchetti della Libreria sul Corso a Brescia, quando ho assistito a una scena che mi ha fatto riflettere e che condivido con Voi. 

Una Signora congedandosi da una Amica con il velo, prima dice Buon Natale poi mette la mano davanti alla bocca e chiede scusa per averla offesa… La signora musulmana che portava il velo con naturalezza (come dovrebbe fare chi desidera farlo) ha detto “ma no, perchè Ti scusi… al più diciamo Buone feste, ma Buon Natale ci sta”.

Il conformismo e le radici

Buon Natale ci sta. La conformista in salsa bresciana, inclusiva e neutra non ci sta con la testa. Come può la nascita di un Re che parla di Amore e Libertà per finisce poi crocifisso, offendere qualcuno? Come si può nascondere l’origine della nostra cultura occidentale, con la nascita di Gesù di Nazareth?

Come si può rinnegare il Natale in Europa per poi sorprenderci che stiamo perdendo identità culturale e viviamo una profonda crisi morale e politica? E ci mettiamo pure la mano davanti alla bocca. Come se avessimo fatto qualcosa di sbagliato, procurato turbamento, imbarazzato qualcuno. Con quella mano che a Teheran Ti tagliano se sbagli, qua puoi fare solo una cosa, cara Signora. Pulirsi.

Un invito alla riflessione

La utilizzi per pulirsi. Pulisca il proprio animo dal conformismo di questi tempi e ritrovi pace ed equilibrio con se stessa e con il prossimo. I valori condivisi appartengono al territorio, alla storia, alla cultura radicata che è Cultura della Vita. Altrimenti non è ancora Cultura ma è qualcosa in evoluzione (e speriamo mai involuzione) che per stati successivi affermerà il primato della vita.

Con questo Spirito ci facciamo gli Auguri dicendoci Buon Natale perchè quel Bambino che torna a nascere ci accompagni in un anno di cambiamento e di Speranza.

Massimo Lucidi.