Dal National Press Club di Washington al Senato della Repubblica: l’eccellenza italiana si incontra

PREMIO ECCELLENZA ITALIANA PATRIMONIO CONDIVISO

C’è un filo che unisce Washington e Roma, il National Press Club e il Senato della Repubblica. È il filo dell’eccellenza italiana che viaggia, si afferma nel mondo e poi torna a casa per incontrarsi, riconoscersi, fare sistema. Dopo la XII Edizione del Premio Eccellenza Italiana, svoltasi al National Press Club di Washington DC, a pochi passi dalla Casa Bianca, quel percorso prosegue idealmente in Italia.

Venerdì 19 dicembre 2025, alle ore 10:30, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, la Fondazione E-novation promuove un incontro istituzionale che non è una nuova cerimonia di premiazione, ma un momento di restituzione e dialogo.

I vertici della Fondazione E-novation – Massimo Lucidi, Alberto Patruno, Cristina Gessi, Aldo Morgillo, Armando Lanza, Francesca Ballali e Maria Rossana Ursino – si ritroveranno in un luogo simbolico della Repubblica per proseguire un lavoro che da dodici anni mette in relazione imprese, istituzioni e cultura.

In questo contesto saranno conferiti i Premi Speciali a Daniele Bartocci come giornalista e Stefano Gagliardi come cantante lirico, a riconoscimento di percorsi professionali di particolare rilievo, mentre la presenza di Nicola Caputo, Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per l’Export e l’Internazionalizzazione della Filiera Agroalimentare, rafforza il profilo istituzionale dell’incontro e ne sottolinea il respiro internazionale.

Come ha evidenziato Massimo Lucidi proprio a Washington DC:

“È stato bello vedere sul palco tante storie diverse accomunate da un dato fondamentale: imprese e organizzazioni capaci di innovare, evolversi e restare tradizionalmente umane. Questo è il modello italiano di eccellenza e sostenibilità, unico al mondo”.


A rendere concreto questo racconto sono le storie già protagoniste della XII Edizione del Premio Eccellenza Italiana al National Press Club di Washington DC, che vengono richiamate e condivise anche a Roma:

  • Anchorage Group – London
  • Tiziana Rocca, Direttrice Taormina Film Festival
  • Paolo Graziano, Executive Chairman, Magnaghi Aerospace Group
  • Salvatore Burrafato, Presidente Gesap – Aeroporto Falcone Borsellino di Palermo
  • Francesco Pinto, Segretario Generale ASMEL – Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali
  • Gianni e Francesco Casella, Studio Casella International
  • Claudio Bugatti, CEO Gruppo Bugatti Industrie
  • Giuseppe Brindisi, Giornalista televisivo – Gruppo Mediaset
  • Ciro Irace, Scrittore e autore di Mare Chiaro
  • Nunzio Puccio, Presidente BEI
  • Mario Esposito, Presidente Premio Penisola Sorrentina

Non singole eccellenze, ma un racconto corale. È così che l’eccellenza italiana diventa patrimonio condiviso: quando il merito si riconosce, si incontra e si mette al servizio della comunità.

Lucidi: “A Miami Art Basel, prima del lancio dell’Anchorage Art Fund”

Roma, 19 dicembre 2025 – Ancora a studiare, ancora un lavoro di gruppo: Massimo Lucidi, giornalista internazionale e Presidente della Fondazione E-novation, spiega la sua presenza a Miami, in occasione di Art Basel, con la vicepresidente della Fondazione, la newyorkese Azzurra Rinaldi.

“In un mondo che cambia continuamente, in un mercato internazionale dell’arte che cresce ma che richiede anche competenze diverse, far parte di un progetto di sviluppo che parta dell’arte classica e contemporanea per far conoscere e dialogare generazioni diverse in nome della Bellezza e del collezionismo che è custodia del Creato, è una operazione economica e culturale rivoluzionaria e intelligente, perchè dimostra come oggi si possa fare Bene alla società e al Futuro comune creando Valore per tutti”.

Non ha dubbi Massimo Lucidi nel presentare le ragioni della propria presenza a Miami Art Basel: offrire il proprio contributo ad Anchorage Group Art, nell’ambito della preparazione strategica per l’imminente lancio dell’Anchorage Art Fund.

Partecipare alla fiera d’arte contemporanea più importante al mondo ha offerto una preziosa opportunità per valutare le attuali offerte di mercato e le tendenze dei prezzi, nei segmenti chiave del mercato dell’arte globale.

“Da tempo osservavo che l’arte contemporanea è sempre piu materica e si fa interessante proprio per questa capacità di innovare e sperimentare continuamente. In questa edizione ho rilevato, particolarmente, una sincera attenzione alle questioni del mondo attraverso un occhio che vuole cercare e valorizzare la verità. A mettere in evidenza e a far capire quanto lavoro c’è dietro a un’opera. La coerenza tra cuore e mente dell’artista in cui il fruitore dell’opera si riconosca e inserisca il proprio sistema valoriale nell’opera stessa che andrà poi vissuta nel proprio ambiente. Un processo osmotico ed emozionale, prima ancora che valoriale e finanziario. E questa percezione mi ha molto incoraggiato sulla bontà della visione di Anchorage Group Art”, spiega Lucidi.

Uno degli obiettivi principali della visita era valutare la qualità, la disponibilità e il posizionamento delle opere d’arte attualmente presentate a collezionisti istituzionali e privati. Questa osservazione diretta del mercato è un passaggio fondamentale per definire la strategia di investimento e i criteri di acquisizione del futuro Anchorage Art Fund.

Allo stesso tempo, Anchorage ha interagito con collezionisti, consulenti e operatori di mercato per valutare l’interesse degli investitori per soluzioni di investimento basate sull’arte. Particolare attenzione è stata dedicata all’ascolto e alla comprensione dell’interesse dei collezionisti a partecipare a una struttura di fondi d’arte agile, in grado di operare in due aree: da un lato, la disponibilità degli investitori a investire in opere d’arte appartenenti al fondo, dal punto di vista puramente finanziario.

D’altro canto, queste discussioni hanno anche evidenziato un crescente interesse da parte dei collezionisti a monetizzare parte del valore delle loro opere d’arte, pur mantenendone la proprietà. La struttura proposta consentirà ai collezionisti di trasferire le opere d’arte a un segmento dedicato, sbloccare la liquidità e reinvestire il capitale risultante in prodotti finanziari progettati per generare reddito dalla proprietà e dalla gestione delle opere.

La partecipazione di Anchorage ad Art Basel Miami ha confermato il solido slancio del mercato verso strumenti di investimento nel settore dell’arte professionalizzati, trasparenti e strutturati a livello istituzionale.

Le informazioni raccolte durante la fiera influenzeranno direttamente la strutturazione finale e la strategia di lancio dell’Anchorage Art Fund.

“Mi piace pensare che se ero arrivato a Miami con l’idea che attraverso la finanza internazionale nell’arte si potesse creare Valore, ho lasciato Miami con la convinzione che la possa rendere pure più visibile, condivisa e dunque democratica, elevandone il grado di fruizione dal salotto di casa ai saloni espositivi internazionali. Anchorage Group Art ha le professionalità e le competenze giuste per poterlo fare”, conclude Lucidi.

La Lodòiga: la statua parlante di Brescia

In Piazza della Loggia, una statua di marmo bianco osserva i bresciani da secoli. Non è una santa, non è una regina, e forse non doveva nemmeno essere lì. Questa è la storia della Lodòiga, la statua parlante di Brescia.

Se le pietre potessero parlare, quelle di Brescia racconterebbero storie di rivoluzioni, industrie e santi. Ma c’è una pietra in particolare che non si è limitata a raccontare: è la Lodòiga, la statua cinquecentesca che dal portico di Palazzo Loggia scruta i bresciani con volto severo.

L’Origine

La storia della Lodòiga inizia con un rifiuto. Scolpita nella seconda metà del Cinquecento dal bresciano Giovanni Battista Bonometti o, anche se più improbabile, dal fiorentino Cesare Federico da Bagno, l’opera doveva rappresentare l’allegoria della Fede e troneggiare sulla balaustra del Palazzo della Loggia insieme alle altre virtù civiche. Qualcosa, però, andò storto: forse considerata troppo tozza, forse “sbozzata” male sul retro, fu scartata dai committenti. Invece di finire in una discarica, fu “parcheggiata” sotto il portico. Lì, privata dai giacobini del calice che doveva reggere in mano e di una collocazione, divenne per il popolo semplicemente “la Lodòiga”.

Perchè Lodòiga?

L’etimologia popolare ha intrecciato la statua con una figura in carne ed ossa: la nobile e poetessa Lodovica Fè d’Ostiani. Vissuta tra Settecento ed Ottocento, la donna era celebre in città non solo per il suo salotto letterario, ma soprattutto per la sua lingua tagliente e la sua proverbiale schiettezza. Il popolo bresciano, in seguito ad un sonetto del nobile Carlo Girelli, iniziò nel 1799 a chiamare la statua con il nome della nobildonna in dialetto: Lodòiga. Da quel momento, la pietra divenne l’incarnazione dello spirito critico cittadino: ruvido, diretto e insofferente all’autorità.

La voce del popolo

Come il Pasquino a Roma, la Lodòiga divenne la “statua parlante” di Brescia. I cittadini hanno affidato al suo basamento biglietti anonimi, sonetti satirici e invettive in dialetto dirette contro i governanti di turno. La sua posizione strategica le permetteva di “vedere” tutto ciò che accadeva in piazza e di farsene beffe.

Il suo bersaglio preferito? I Màcc de le Ure, Tone e Batista, i due automi in rame collocati sulla Torre dell’Orologio di fronte a lei. Mentre loro, meccanici e ubbidienti, battevano il tempo scandito dal potere, la Lodòiga dal basso rappresentava la voce libera e caotica del popolo.

In giro per la città

Il suo lungo esilio inizia nel 1874, quando, durante i restauri di Piazza Loggia, viene rimossa perché considerata una “deformità” che rovinava l’estetica della facciata.

Da quel momento iniziarono una serie di trasferimenti. Prima finisce in un cortile di Palazzo Martinengo (all’epoca un carcere), poi nel 1882 trasloca nel neonato Museo dell’Età Cristiana a Santa Giulia. Qui le viene riconosciuto il ruolo di “portinaia”. Collocata prima della biglietteria, era infatti la prima figura che i visitatori incrociavano, anche senza aver pagato il biglietto.

Negli anni ’80, il progetto di riforma storica di Piazza della Loggia dell’architetto Giorgio Lombardi la voleva nella sua posizione originaria, ma il piano non trova applicazione e la statua rimane al suo posto.

Nel 2001 la statua viene portata all’interno del cortile del monastero di Santa Chiara, sede della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Brescia, presso la scalinata barocca.

Qui viene finalmente ripulita dalla vernice nera che ignoti le avevano lanciato contro duecento anni prima, ma per proteggerla dalle intemperie viene confinata in un angolo stretto, proprio accanto al parcheggio dei motorini.

La Lodòiga Oggi

La svolta arriva nel novembre 2011. Dopo 137 anni di assenza, la Lodòiga torna finalmente “a casa” sotto il portico di Palazzo Loggia. Anche se oggi non si trova nell’esatta posizione originaria (è stata collocata nell’ultima campata a destra per ripararla dal vento), la sua figura fissa dritta negli occhi chiunque entri in Palazzo Loggia.

La definitiva ricollocazione è stata promossa dalla giunta di Adriano Paroli con lo scopo di “ripristinare il legame di dialogo che i cittadini bresciani hanno sempre mantenuto con i loro amministratori”.

Dopo aver fatto la portinaia, la lavandaia e persino la guardiana dei motorini, la Lodòiga è tornata finalmente sul suo trono. Se passando sotto il portico di Palazzo Loggia vi sembrerà che vi stia fissando, non preoccupatevi: sta solo vegliando sui bresciani, proprio come è sempre stata destinata a fare.