Questa settimana il settore tech ha dovuto fare i conti con una serie di problemi estremamente concreti: costi dell’energia insostenibili, limiti hardware e gravi vulnerabilità informatiche. Le novità principali invece riguardano due nuovi modelli AI. Ecco i sette fatti più interessanti dal 6 all’11 aprile.
1. Meta AI: arriva Muse Spark

Dopo i risultati deludenti di Llama 4, l’azienda di Mark Zuckerberg chiude la parentesi dell’open source e presenta Muse Spark, il primo modello proprietario nato all’interno dei nuovi Meta Superintelligence Labs. Disponibile da subito sul web e sull’app Meta AI (anche in Italia), seppur con API ancora in anteprima privata, il sistema rappresenta il tentativo più netto di riordinare la strategia aziendale nel settore.
Rispetto al precedente Llama 4 Maverick, l’azienda ha dovuto ricostruire l’intera infrastruttura di addestramento. Il risultato è un sistema che migliora nettamente efficienza e abilità, ottenendo le stesse capacità del predecessore ma impiegando meno di un decimo della potenza di calcolo. Sebbene Muse Spark (dove Muse indica la famiglia e Spark il modello) resti ancora un passo indietro rispetto ai concorrenti più avanzati sul mercato generalista, convince pienamente in due ambiti strategici per Zuckerberg.
Il primo è l’approccio multimodale nativo. Non si tratta di un banale chatbot testuale a cui è stata aggiunta la vista, ma di un sistema che usa strumenti, gestisce il ragionamento visuale e orchestra più agenti in parallelo. Riconoscere entità, localizzarle e comprendere l’ambiente circostante sono funzioni pensate specificamente per alimentare hardware sempre attivi come gli smart glass. A breve, inoltre, verrà introdotta la modalità “Contemplating”, progettata per allungare i tempi di ragionamento su compiti complessi senza far esplodere la latenza. Il secondo ambito di forza è quello medico-sanitario: addestrato con il supporto di oltre mille medici, il modello offre interfacce interattive per spiegare alimentazione, esercizi e parametri corporei. Pur non dettando ancora la linea tecnologica assoluta, Muse Spark è forse il primo modello da tempo a sembrare costruito su misura per i prodotti che Meta intende effettivamente vendere.
2. Anthropic limita l’accesso al nuovo modello “Mythos”

Passiamo ad un altro modello di intelligenza artificiale: sul fronte della sicurezza informatica Anthropic ha svelato le reali, e allarmanti, capacità del suo nuovo modello general purpose, Claude Mythos. Il sistema si è dimostrato in grado di scovare e sfruttare vulnerabilità software a un livello vicino, e in alcuni casi superiore, a quello dei migliori ricercatori umani o dei tradizionali sistemi di analisi automatizzata.
Consapevole della sottile linea che separa l’uso difensivo da quello offensivo, l’azienda ha deciso di non rendere il modello pubblico, ma di affidarlo nelle mani solo di alcune aziende selezionate. Ha infatti lanciato Project Glasswing, un’iniziativa che vede la collaborazione di 40 organizzazioni critiche e un ristretto gruppo di colossi tech. L’elenco include Google, Microsoft, Apple, AWS, NVIDIA e Cisco. Chi manca? OpenAI.
L’obiettivo è semplice: fornire a chi difende le infrastrutture un vantaggio temporale decisivo, prima che capacità simili finiscano nelle mani sbagliate. I risultati ottenuti da Mythos Preview spiegano l’urgenza di questa mossa. Il modello non si limita a segnalare i bug, ma sa analizzare il software per trasformare i punti deboli in veri e propri exploit, spesso concatenando più vulnerabilità per arrivare ad un risultato. Tra i successi già documentati spiccano:
- OpenBSD: l’individuazione di una vulnerabilità nella gestione delle connessioni TCP rimasta invisibile per 27 anni.
- FFmpeg: la scoperta di un problema annidato da 16 anni nel codec H.264, sfuggito a una quantità enorme di test automatici.
- Kernel Linux: la costruzione di una catena di bug in grado di portare un account utente ordinario all’escalation completa dei privilegi, garantendo il controllo totale della macchina.
Il dettaglio tecnico più impressionante, tuttavia, riguarda il reverse engineering. Anthropic ha confermato che Mythos è in grado di lavorare anche su file binari closed source, ricostruendo un codice sorgente plausibile per analizzarne il comportamento. Questa capacità permette al modello di cercare falle persino all’interno di firmware, driver o applicazioni proprietarie di cui non possiede i documenti originali. Una dimostrazione di forza tecnica straordinaria che rende Mythos un alleato prezioso per la sicurezza globale, ma al contempo un’arma potenzialmente devastante se lasciata libera.
3. Stop al mega data center di OpenAI in UK

I piani del Regno Unito per diventare un polo europeo dell’intelligenza artificiale hanno subito una dura frenata. OpenAI ha sospeso “Stargate UK”, un progetto per un data center che avrebbe dovuto ospitare 31.000 GPU Nvidia. Le ragioni sono economiche e infrastrutturali: l’energia per uso industriale in Gran Bretagna costa quattro volte di più rispetto a Stati Uniti o Finlandia, e per l’allaccio alla rete elettrica servono dai tre agli otto anni. Senza energia a basso costo e con le attuali incertezze normative sul copyright, il progetto è bloccato.
4. Ritardi per le nuove GPU Nvidia Rubin

Anche Nvidia deve affrontare colli di bottiglia produttivi e limiti termici. L’architettura di nuova generazione, Rubin, subirà dei ritardi. I problemi principali sono la carenza globale di memorie HBM4 e le difficoltà legate al surriscaldamento, che renderanno necessario il passaggio universale al raffreddamento a liquido. Le stime di mercato per il 2026 sono già state riviste al ribasso. Nel frattempo, l’enorme domanda di chip per i data center sta facendo salire i prezzi nell’elettronica di consumo: Motorola, ad esempio, ha appena annunciato rincari per i suoi smartphone della fascia economica.
5. Attacco hacker paralizza la sanità in Olanda

Nei Paesi Bassi un attacco ransomware ha mandato in tilt l’intero sistema sanitario nazionale. Gli hacker hanno colpito ChipSoft, l’azienda che gestisce l’80% delle cartelle cliniche del paese. L’incidente ha causato il blackout dei portali per i pazienti e ha isolato le reti degli ospedali. Il caso ha evidenziato i rischi della dipendenza da un singolo fornitore per un’infrastruttura critica: una violazione mirata è bastata per trasformarsi in un’emergenza nazionale.
6. Diritto alla riparazione: John Deere paga 99 milioni

Negli Stati Uniti si è chiusa una class action storica per il movimento del “Diritto alla Riparazione”. John Deere ha accettato di pagare 99 milioni di dollari agli agricoltori che contestavano i blocchi software che impedivano la manutenzione autonoma dei trattori. L’accordo stabilisce che, per i prossimi dieci anni, l’azienda dovrà fornire manuali, software di diagnostica e strumenti digitali anche ai meccanici e ai centri di riparazione indipendenti. Si tratta di un precedente che potrebbe influenzare l’intero settore dell’automotive e dell’elettronica.
7. Malware nascosto in CPU-Z e HWMonitor

Segnalati problemi di sicurezza sul sito CPUID, la nota piattaforma che distribuisce software di monitoraggio hardware come CPU-Z e HWMonitor. Scaricando l’aggiornamento 1.63 di HWMonitor (rilasciato il 3 aprile 2026), diversi utenti si sono ritrovati un file anomalo (HWiNFO_Monitor_Setup.exe), bloccato dagli antivirus e con interfacce di installazione in lingua russa. Dopo aver disattivato il sito, CPUID ha confermato che un’API secondaria era stata compromessa: tra il 9 e il 10 aprile, per circa sei ore, il sistema ha reindirizzato in modo intermittente i link di download ufficiali verso infrastrutture controllate dagli hacker.
Appuntamento alla prossima settimana!


