Autore: Richi Barone
Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.
Dialogare con Omar Pedrini è sempre un’esperienza affascinante ed arricchente. Omar è un bresciano doc ma è anche un cittadino del mondo, ha viaggiato tanto e continua a viaggiare con la sua insaziabile curiosità, incontra persone e scambia idee con chiunque abbia creatività, talento, fantasia. E’ culturalmente un poliglotta, spazia dalla musica alla cultura alta e bassa, allo sport, ai vini e alla gastronomia senza alcuna difficoltà e rende la conversazione sempre molto elevata anche per le sue straordinarie qualità umane. Lo abbiamo incontrato e naturalmente non abbiamo perso l’occasione per intervistarlo.
Ciao Omar, è un piacere ritrovarti in grande forma, sempre impegnato con i tuoi progetti. Cominciamo a parlare di Brescia, da 1 a 100 quanto ami la tua città?
Ti dico subito una cosa per farti capire quanto sono attaccato a Brescia: l’ultimo mio figlio ho voluto farlo nascere 5 anni fa appositamente a Brescia, con la comprensione di mia moglie Veronica, correndo da Milano in pieno Covid. L’ho chiamato Leone perché il leone è il simbolo di Brescia, Faustino per S.Faustino e Paolo per Paolo VI e per mio zio barman Paolo, il mio amato zio. Io sono tra gli ultimi nati all’interno del ring di Brescia, quindi in centro storico: sono nato al Fatebenefratelli, che ora non c’è più.
Da 1 a 100 Brescia oggi la amo 50, una volta ti avrei detto 100. Non tanto per come sono stato trattato dalle istituzioni bresciane, quello può capitare, ma anche perché ho notato che nessuno dell’ambiente culturale bresciano si è stracciato le vesti. Voglio sicuramente bene 100 a Urago Mella, mi sento ancora un “gnaro” di Urago, il quartiere dove sono cresciuto, tra Santo Spirito e la Pendolina.
Torniamo indietro negli anni ’80, dove e come sono nati i Timoria, anzi i Precious Time?
I Precious Time e i Sigma Six sono nati al Liceo Arnaldo di Brescia, che frequentavamo io, Ghedi e Pellegrini, che era addirittura mio vicino di banco, Pedrini, Pellegrini in ordine alfabetico. Quindi l’embrione nasce lì, durante una festa di Carnevale. Poi si unirono Francesco (Renga) e Diego (Galeri), che invece erano dello Scientifico. Così nacquero i Precious Time, con i quali vincemmo il concorso musicale tra le scuole bresciane “Deskomusic”, con la serata finale al Cinema Pace. Poi nel 1986-87 cambiammo il nome in italiano, diventammo i Timoria e come Timoria vincemmo “Rock Targato Italia”.
Quale è stato il ricordo più entusiasmante con i Timoria?
I ricordi entusiasmanti dei Timoria sono davvero tanti, difficile ricordarli tutti. Ricordo i concerti a Parigi, in Francia e in tutta Europa, il film e il video girati a Stoccolma, due dischi d’oro, uno con Francesco e uno senza di lui con “Sole spento”, i concerti del 1º Maggio. Quanti ricordi! E poi i Festival di Sanremo, il Premio della Critica istituito per noi nel 1991, la storica esibizione a Bologna all’MTV day, l’apertura del concerto degli U2 a Torino. Ricordi con i Timoria ne ho tantissimi e meravigliosi, sono stato davvero fortunato, siamo stati i protagonisti del rock italiano per dieci anni. Come altrettanto entusiasmante è stata anche la fase della mia carriera post Timoria.
Una parentesi per i lettori: Cos’era il Brescia Music Art
Prima di farti una domanda sul Brescia Music Art apriamo una parentesi per i lettori. Il Brescia Music Art è stato un festival che prevedeva una contaminazione tra la musica e le arti, la letteratura, la poesia, l’arte pittorica e altro ancora. Chi c’era ricorda bene il fascino e l’entusiasmo che si respiravano in città durante le tre edizioni, dal 1998 al 2000, del Brescia Music Art.
Poter assistere ad una conferenza con Franco Battiato e Manlio Sgalambro nell’Auditorium San Barnaba, ascoltare un concerto solo piano e voce di Alberto Fortis nel Teatro San Carlino, respirare la musica e le parole di Daniele Silvestri, poter osservare le icone dipinte da Franco Battiato, i quadri di Jovanotti e Luca Carboni, vedere Manuel Agnelli degli Afterhours dal vivo, e poi Max Pezzali, Shel Shapiro, i Subsonica, Fernanda Pivano, l’artista Marco Lodola. E ancora Mark Kostabi, celeberrimo pittore ebraico-newyorkese che presentò i suoi quadri con un concerto al pianoforte per Brescia, la regista americana di Madonna e moltissimi altri grandi artisti, la famosissima Floria Sigismondi, con l’anteprima mondiale del film su Marilyn Manson, i C.S.I. con Ferrario al cinema e la colonna sonora dal vivo. Tutto questo fu stupefacente e rese elettrica l’aria di Brescia durante quelle tre edizioni.
28 anni fa ideasti questo capolavoro artistico, come ti venne l’idea?
Inventai questo festival perché da ragazzino, dopo aver terminato l’Arnaldo, andai all’Università di Scienze Politiche a Milano. Nel capoluogo lombardo mi resi conto di quante cose in più aveva Milano rispetto a Brescia. Brescia non aveva spazi per la musica e non aveva sviluppato l’amore per l’arte. La cultura a Brescia c’era ma era stata tenuta viva da galleristi, intellettuali, pensatori, mecenati, tutti “cani sciolti” come me, che si muovevano a livello individuale per passione ma non venivano coinvolti nei progetti istituzionali.
Pensa che dopo il primo festival di Sanremo cui partecipai con i Timoria, quando tornavo a Brescia mi chiedevano: scusa Omar, ma di lavoro vero cosa fai? Questa cosa mi faceva molto male, mi rendevo conto che Brescia non aveva spazi, era una città industriale, ricchissima, che pensava, per fortuna o purtroppo, quasi esclusivamente al lavoro — infatti abbiamo un PIL enorme — e molto poco alla cultura. Questa era Brescia fino agli anni ’90 e credo che a partire dal mio festival e da altre manifestazioni ideate da intellettuali e operatori culturali la città si sia un po’ sprovincializzata, anche se poi alla prova campale dell’anno della cultura (nel 2023) c’è stato un mezzo disastro ed ora la cultura a Brescia è da ricostruire.
Per farti un esempio Bergamo dopo l’anno della cultura è risultata tra le prime città italiane in un sondaggio del Sole 24 Ore, e questo non solo grazie all’Atalanta ma anche a come hanno investito i soldi ricavati nell’anno della cultura. Brescia non ne è uscita molto bene invece. Vuol dire che quell’anno è stato horribilis, non per me che sono stato escluso, ma per gli errori che sono stati fatti a livello di comunicazione, le gaffes, le cose malfatte, i finanziamenti a pioggia senza una linea artistica, senza un Direttore Artistico che sapesse definire la rotta. Questo ha dimostrato come la nostra città faccia fatica a crescere in ambito culturale, purtroppo.
Da fuori, perché io vivo nel mio osservatorio milanese o ultimamente senese, Brescia è vista così. Una città che ha tanti meriti, abbiamo la metropolitana ma dove ci porta? Nel futuro? In Europa, come dice qualche slogan? Mah, io l’Europa la giro ma culturalmente facciamo fatica a tenere il passo. Invece per la mobilità, per l’innovazione, per il termoutilizzatore, in tante cose siamo una città all’avanguardia, ma è un peccato non riuscire ad attrarre nessuno da fuori. Abbiamo il lago di Garda che ha il record italiano di turisti, più della Romagna, ma quando c’è brutto tempo vanno a Verona o a Mantova, non vengono a Brescia, pensate solo a questo.
Brescia oggi non ha festival che attraggono mentre al Brescia Music Art venivano decine di migliaia di persone. Io non lo potrei più fare, sappi che non mi sto candidando, con Brescia ho tagliato i ponti, però spero che un giorno qualcuno inventi un festival attrattivo, perché è di questo che ha bisogno Brescia. Nell’anno della cultura abbiamo fatto poche cose belle e tanti passi falsi, tantissime forzature, vedi l’incontro con Quentin Tarantino, che ha imposto di non essere fotografato durante l’incontro. Questo per me ha costituito un’umiliazione per la città, Tarantino è stato ospitato nel nostro bellissimo Teatro Grande, un capolavoro di bellezza, che avrebbe ricevuto un ritorno eccezionale se le fotografie dell’incontro fossero circolate come richiesto nel mondo dei social. Tarantino avrebbe dovuto essere onorato di essere accolto nel Teatro Grande!
E tutto questo avveniva mentre i media strillavano Brescia Capitale! Questa è stata la hýbris, la tracotanza dei giornali, che è stata punita dalla vendetta, alla Timoria, degli dei. L’anno della cultura in una parola? Un’occasione persa, se pensiamo anche ai mezzi che Brescia possiede, vedi ad esempio l’A2A.
Brescia Music Art fu un successo, tanti ospiti, tanti applausi, tanti riconoscimenti, ma dopo tre edizioni fosti costretto a interromperlo, come mai?
Purtroppo credo che il festival abbia spaventato le Amministrazioni succedute a Corsini, che era stato l’unico a credere nel mio festival. Il festival era diventato forse troppo grande, veniva troppa gente, Brescia era diventata il centro culturale dell’Italia e dell’Europa in quei giorni. La città si è un po’ spaventata secondo me, non si sentiva in grado di accogliere quelle migliaia di persone che venivano ogni giorno a vedere gli spettacoli e le mostre, ad ascoltare le conferenze e di conseguenza a visitar la città, alloggiando a Brescia e dintorni, a vantaggio quindi del turismo di qualità. Io credo che sia esploso troppo presto, Brescia non era pronta.
La colpa non è di quelli che avevano creduto a Brescia Music Art ma di chi, dopo, non ha resuscitato questa idea. Brescia avrebbe oggi un festival come quello dello Sport o dell’Economia che fanno a Trento, o come il festival della Letteratura di Mantova. Il Brescia Music Art sarebbe quello, Brescia per una settimana sarebbe piena di turisti, di curiosi, di un turismo bello, colto. Non come i pullman del turismo mordi e fuggi che vanno al Castello Sforzesco a Milano. E’ stata una grande occasione persa. In Italia ci sono tante città coraggiose che hanno un loro festival identitario. Brescia Music Art era il festival delle Contaminazioni, ed è un’idea che poi hanno preso in tanti, di cui io sono padre, felice di vederlo realizzato ovunque.
Dopo che i Timoria si erano sciolti tu hai continuato a scrivere pagine importanti di musica e di cultura. Raccontiamo questa tua seconda fase dopo i Timoria.
Dopo i Timoria ho fatto tantissime cose, dopo i 10 album con i Timoria ne ho pubblicati altri 10 come solista. Ho avuto collaborazioni con Ian Anderson dei Jethro Tull, con Noel Gallagher, sono entrato nel suo team di lavoro, con gli italiani Enrico Brizzi, Mauro Corona e il compianto Andrea G. Pinketts, con Lawrence Ferlinghetti. Sono l’unico al mondo ad aver scritto una canzone con Lawrence, “Desperation horse”, oltre ad averlo avuto come ospite nei miei dischi.
Quando è stata fatta a Brescia nel 2017 la mostra “A life: Lawrence Ferlinghetti. Beat generation, ribellione, poesia” io non sono stato coinvolto; ricevetti una telefonata da Giada Diano, tra le curatrici della mostra, stupita dal fatto che Brescia non mi avesse coinvolto. Una mostra nella quale era stata fatta anche confusione tra la Beat Generation e il genere musicale del Beat italiano, nato oltre un decennio dopo. Io avrei aperto i locali bresciani alla musica della Beat Generation, che era il jazz, il be bop (non il Beat), avrei fatto suonare i numerosi e bravissimi jazzisti bresciani nei locali della città.
Ricordo invece quella bellissima serata con Lawrence Ferlinghetti al San Barnaba in corso Magenta, facemmo una performance con Walter Pescara, il grande fotografo bresciano scomparso sul finire dello scorso anno, è giusto ricordarlo, fu una grande serata del BMA e il giorno dopo ci fu Manlio Sgalambro con Battiato.
Ricordo anche i miei 15 anni di insegnamento in Cattolica a Milano, ho scritto e condotto per Sky Arte e Rai 5, sono stato tra i fondatori di Rai 5, ho collaborato con Rai 2, ho vinto le cuffie d’oro a Radio Rai per il programma Contromano. Ed ho fatto altro ancora, il cinema, il teatro con Alessio Boni, nel 2024 con “66/67”, spettacolo rock-teatrale incentrato sulle pietre miliari del rock con incursioni nel sociale e l’ultimo che stiamo portando in giro, “Uomini si diventa”, un viaggio nella mente del femminicida per contrastare la violenza maschile. Ricordiamo anche il Teatro Canzone con Nicola Nocella nello spettacolo “Sangue impazzito” del 2013, incentrato sulle ultime 24 ore di vita di John Belushi e la mia parte in “Orfeo a fumetti” di Dino Buzzati, con la compagnia Sentieri Selvaggi.
Un pensiero anche alla squadra di calcio della tua città, che tanto hai amato da ultras, cosa ne pensi dell’Union Brescia?
Per l’Union Brescia provo simpatia, ci mancherebbe. Credo che avrebbero dovuto avere il coraggio di fare una vera nuova squadra, senza chiamarla Brescia 1911, quella è un’altra storia. Invece questa Union ha assorbito il Salò, il paese della mia famiglia, mia mamma è sepolta sul lago di Garda, tutti i miei cugini sono del lago e sono rimasti senza squadra, per questo siamo tutti un po’ depressi sul lago, i tifosi del Salò sono rimasti orfani della loro amata squadra. Union dovrebbe significare unione tra Brescia e Salò e questa cosa mi piace, sarebbe davvero bello se non facessero la corsa per ricomprare la maglia con la V. Mi sarebbe piaciuto di più se fosse ripartito dall’Eccellenza come ha fatto ad esempio la Spal, che io ammiro tanto.
Oggi per me l’Union è una squadra per la quale provo certamente simpatia, come per il Lumezzane e l’Ospitaletto, che sono le mie tre squadre di simpatia, però della quale non sono ancora tifoso, anche se spero che un giorno riesca a prendermi il cuore. Quella “roba lì”, il tifo, è diverso, il cuore sai te lo devono prendere. E’ stato fatto un cambio in una maniera molto veloce, ci siamo svegliati una mattina e c’era un nuovo Brescia, non sono stati interpellati i tifosi, non hanno saputo nulla. Noi vecchi leoni, che eravamo i vecchi della curva, non abbiamo seguito questo cambio e stiamo alla finestra, non è che l’abbiamo abbandonato, ci mancherebbe.
Ad ogni modo sono certo che questo nuovo Brescia potrà ambire presto ad una coppa europea, pensando all’importanza e alle risorse della città e alla sua tifoseria appassionata, l’Union Brescia ha una curva favolosa nella quale ci sono ancora tanti miei amici. Sarebbe bello anche mettere nei colori dell’Union Brescia un po’ di verde, magari nei pantaloncini, per non dimenticare il Salò.
La verità è che nel calcio di oggi in generale i tifosi non contano più, a Brescia è stata imposta la squadra in maniera molto autoritaria, ma è tutto legale, è permesso dalle regole che ci sono nel mondo del calcio. Ed è per questo che il calcio mi pare si stia facendo del male da solo. I miei bambini li faccio giocare a tennis e a rugby o li porto a nuoto, non porterò mai mio figlio ad una partita di calcio perché non ha molto di educativo, ci sono altri sport che mi entusiasmano di più, in cui si specula di meno e si tiene in considerazione il tifoso, cosa che il calcio non fa più. Penso che su questo si debba riflettere.
Omar, quali sono i tuoi legami oggi con Brescia e quali i tuoi progetti futuri?
Non ho più legami con Brescia, non ho più genitori né fratelli né sorelle, non ho più la squadra che mi fa correre a Brescia a fare il tifo come facevo prima. Quindi vengo poco, per fortuna ogni tanto a Brescia c’è mio figlio Pablo che è un po’ nomade per lavoro, è un bravissimo copywriter, quando vengo a Brescia vado a Urago Mella dai miei vecchi amici, vado a trovare Pablo e qualche volta i miei musicisti. Mi piace sempre tornare a Brescia, ho tanti bei ricordi e spero che Brescia possa rinascere un giorno da questa mediocrità culturale e dalle divisioni che ci sono in questo momento.
Tra i progetti futuri ho delle idee per Torino, candidata come Città Europea della cultura del 2033, sono nel comitato dei saggi, mentre sarò a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura di quest’anno, il 30 e il 31 Luglio con due spettacoli che ho scritto. Inoltre continuo ad essere vicedirettore del Ferrara Buskers Festival, Ferrara è una città meravigliosa con un grande sindaco ed un grande festival che dal 1988 è, insieme ad Edimburgo, il più importante Buskers Festival del mondo, per cui sono molto onorato nonché responsabilizzato di esserne il vicedirettore. Sarò infine al CTM di Rezzato con lo spettacolo “Canzoni sul Saper Vivere ad Uso delle Nuove Generazioni” il 10 Aprile, spero che i bresciani accorrano in massa! Un grande abbraccio Ricky e grazie per l’intervista!


