L’Osservatore Bresciano e mondi limitrofi (parole al vento)

Autore: Attilio Negrini

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

“Brixia Veronae mater amata mea” scriveva diverse settimane fa Catullo riferendosi ai legami antichi tra le due cttà in età romana. “Brixia fidelis fidei et iustitiae” è il titolo omaggiatoci dalla Serenssima nel 15° secolo. Da queste parti la Repubblica di Venezia si riforniva di armi, per questo stavamo loro cosi simpatici, specialmente le nostre valli ricche di miniere e quindi di materia prima per fabbricare spade, lance e archibugi.

“Brescia Leonessa d’Italia” fu l’appelativo conferito alla nostra città in epoca (cosiddetta) “risorgimentale” da Aleardo Aleardi i cui versi recitano cosi: “D’un de’ tuoi monti fertili di spade, Niobe guerriera de le mie contrade, Leonessa d’Italia, Brescia grande e infelice”. Il riferimento era alla strenua resistenza all’attacco austriaco del 1849. Grande fu la resistenza, infelice l’epilogo, cioè la resa della città paragonata a “Niobe guerriera”, moglie del re di Tebe che afflitta dal dolore si trasformo in pietra ma continuò ugualmente a lacrimare, quando si dice la sfiga!. Ad Aleardi fece eco Giosuè Carducci che, nell’ode “Alla Vittoria” celebrò il coraggio del nostro popolo: “Lieta del fato Brescia raccolsemi, Brescia la forte, Brescia la ferrea, Brescia leonessa d’Italia beverata nel sangue nemico”. (Per una accurata parafrasi rivolgersi a Chat GPT, ma mi sembra abbastanza comprensibile) .

“Brescia di ferro, Brescia di fuoco, è l’ora del gioco, si vince e si va” è invece un verso dell’inno delle Rondinelle, risalente agli anni ’80 del secolo scorso musicato da Jonathan Silva (non chiedetemi chi era, persino l’intelligenza artificiale va in crisi interrogata sull’argomento!), che celebra la squadra di allora ma pure la città e i suoi tifosi. Bei tempi fatti di vittorie e sconfitte, di serie C con doppia risalita fino all’olimpo del calcio italico seguita dall’ennesima ricaduta tra i cadetti. Ci lamentavamo allora, col senno di poi invece si scopre che, come da copione, “era meglio quando era peggio”, tant’è che oggi il mitico pezzo di Silva (testo, se non ricordo male, di Elio Barucco) è tornato in voga e la squadra tornata in serie C.

Già, era meglio quando era peggio, ce lo ricorda il nuovo slogan coniato da un pool di esperti poeti convocati dalla Giunta Castelletti che, dopo ore e ore di intensa concentrazione riuscito a superare Catullo, Aleardi, Carducci, persino Jonathan Silva, partorendo al fine la scritta che tanto ci rende orgogliosi agli occhi del mondo: “Brescia, la tua città europea”, non solo uno slogan bensì un progetto di “city branding”, mica fichi secchi!. In molti leggendo i banner diffusi in tutta la città, soprattutto penzolanti da Palazzo Loggia in ben tre colori e incollati sui fianchi degli autobus (che noi nostalgici di un tempo che manco abbiamo vissuto chiamiamo “la filo”, in attesa di attaccarci prossimamete al tram) avranno capito finalmente che Brescia non si trova in Asia e nemmeno in Oceania, ignari del fatto che nel vocabolario del mainstream progressista, “europeo” significa “bello”, “buono”, “accogliente”, “sostenibile”, e pure “antifascista”. Finalmente ha smesso di piovere, una felice giornata europea a tutti!