La città che cambia

Viaggio negli strumenti e nelle scelte dell’urbanistica moderna tra contraddizioni e speranze

Autore: Arch. Alberto Molinari (Pre.te Nazionale AssO Ing. e Arch.) 

Questo articolo è estratto dal secondo numero cartaceo di Avanti Brescia.

A volte usare il linguaggio caro alla “massaia di Vigevano” diventa obbligo per spiegare alcuni processi che sembrano astrusi e lontani da quanto ci tocca ogni giorno vivendo in un organismo chiamato “Città”. Intanto cosa sono e cosa indicano le sigle Prg e Pgt, strumenti urbanistici che indicano le scelte che si possono compiere su ogni pezzo di territorio. II Prg era lo strumento urbanistico comunale in uso fino agli anni 2000, che divideva il territorio in zone. Che risultavano cosi zone residenziali, industriali, agricole, verdi etc, stabilendone, attraverso una serie di parametri, destinazioni d’uso con indici di edificabilità, altezze massime, distanze da tenere dai confini etc etc. II Pgt, piano del governo del territorio ha sostituito il Prg e stabilisce una nuova filosofia, guardando diversamente il territorio, cercando di salvaguardarlo.

Semplicisticamente può essere diviso in 3 parti.

  • 1- Documento di Piano: disegna le strategie per i prossimi 5 anni. Esplicando dove far crescere la città e dove tutelaria.
  • 2- Piano dei Servizi: disegna la mappa dei servizi dalle scuole agli ospedali, dagli uffici pubblici ai parcheggi o al verde pubblico, etc etc. Con la verifica se sono congrui con la popolazione residente (e il primo snodo dovrebbe tenere conto degli spostamenti e degli incrementi che questi servizi comportano)
  • 3- Piano delle Regole: la parte che ha sostituito nel vecchio Prg il sistema delle regole dell’edificare decise su ogni area o lotto

La durata differisce, poiché nel vecchio Prg, si confondeva la data dei 10 anni di alcune indicazioni come i PPE mentre era illimitata, nel nuovo strumento viene definita in 5 anni. Ecco che nasce la nuova sfida !! Pensare la città come una “Città Stato” tanto cara agli ateniesi, ripetuta come progetto rinascimentale dalle nostre città come Milano, Venezia o più propriamente Firenze, o aprire i confini urbanistici che di fatto non esistono se non sulla cartografia ?? E pensare a ciò che impropriamente potremmo definire “città policentrica”!!!.

Un esempio pratico: basta guardare le vie di accesso alla città. Una volta erano circondate dalla campagna ora sono un “unicum” dove non distingui la differenza tra Città e Comuni attigui. Un esempio la via Triumplina che portava in Val Trompia, ma anche tutta la zona ad est partendo dal lago fino a Rezzato, per non parlare ad ovest, coprendo la Franciacorta, e delle zone a Sud. Ora ci confrontiamo con una periferia a macchia d’olio, con ovvi problemi di accesso visto che la problematica delle “arterie” (non per nulla hanno questa definizione medica) portano al “cuore” della città. Pensa come vuoi, ma la Città risulta senza confini, una volta storici – pensate ai famosi caselli, alcuni progettati dal grande architetto Vantini, dei dazi di porta Milano, porta Venezia e via discorrendo che delimitavano il tutto nell’ 800 oggi scomparsi a favore di scelte come l’introduzione dei nuovi Centri Commerciali, che hanno creato l’effetto “dunot/ciambella”, svuotando la Città di una delle sue peculiarità: lo scambio/acquisto di merci nei negozi.

Ora la sfida che bisogna lanciare per rivitalizzare il Centro rimane la prospettiva della “città dei 15 minuti”, una sfida che forse non ci ha insegnato o non abbiamo capito/percepito con l’avvento della “pandemia del virus” !!!. Vi ricordate le file chilometriche davanti ai supermercati per fare gli acquisti di alimentari ???. Vi ricordate l’essere chiusi in 80 mq cosa ha portato ??. Il dato che accompagna questa soluzione è che la popolazione invecchia e non ha possibilità di recarsi nei punti vendita ed allora la soluzione del… tutto l’essenziale a massimo 15 minuti a piedi/bici da casa: lavoro, spesa, scuola, parco, medico, bar, diventa una possibile scelta urbanistica !!?.

Le condizioni da sconfiggere sono da ricercare nelle struttura fisiche delle zonizzazioni rigide! Il Centro visto come semplice terziario/commercio, la periferia come dormitorio. Per cui la gente si muoveva solo per andare “in centro”, modello che è stato sconfitto poiché modificato dall’effetto “dunot/ ciambella”, per raggiungere un modello policentrico: ogni polo è multifunzionale. Nella nuova zonizzazione/quartiere trovi casa, ufficio, scuola, negozi, servizi comunali e medici. Raggiungere l’obiettivo della “città dei 15 minuti”: tutto l’essenziale a 15 minuti a piedi/bici. E qui diventa importante “ridisegnare “lo Spazio pubblico”. La visione Monocentrica: con piazza principale, parco simbolo e tutto il resto residenziale, perde significato a favore di una visione progettuale “Policentrica”: tante piazze di quartiere, tanti parchi lineari. Lo spazio pubblico si decentralizza e diventa rete, non punto.

E qui si concentrano le possibili “sfide progettuali”. Le vecchie radiali non bastano. Servono tangenziali urbane, piste ciclabili est-ovest, metro che non passano solo dal centro ma siamo trasversali creando “identità”. Ogni polo (e farebbe rima con lo sforzo del Quartiere S.Polo) dovrebbe avere una sua. Non cadendo nella trappola e nei rischi dei “non-luoghi” tutti uguali e senza anima. Ed anche la toponomastica ne è prigioniera: vi siete mai domandati chi risulta sul cartello che indica, per esempio, via “A.Calini”?. Diremmo spontaneamente: Calini chi? Che cosa?. Andrea, Angelo, Anna. Molti di voi conoscono la risposta ma tanti, anzi tantissimi, no…. Come si vede anche un cartello ha la sua anima !!