La musica che girava intorno

Autore: Bruno Defendi

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Negli anni ’70 mentre il mainstream della canzone d’autore era dominato da tematiche vicine alla sinistra, nasceva in Italia la cosiddetta “Musica Alternativa”, un filone sotterraneo che dava voce ai giovani dell’estrema destra. Questo movimento si sviluppo lontano dai circuiti ufficiali, trovando spazio nei circoli di partito o in eventi dedicati come il “Campo Hobbit”. C’era, nei giovani della destra, una sorta di complesso di inferiorità quando si parlava di musica, trovandosi di fronte ai mostri sacri della canzone d’autore (Guccini, De Gregori, Venditti, De Andrè) e finendo col riconoscersi nelle loro storie universali indipendentemente dalle idee politiche.

Complice la nascita delle Radio Libere e i Campi Hobbit organizzati dal Fronte della Gioventù (MSI), la musica passò da intrattenimento a strumento di aggregazione identitaria. Tra i precursori ci fu Leo Valeriano con brani anticomunisti e richiami all’identità europea, e Massimo Morsello, fuggito nel Regno Unito dove avrebbe fondato Forza Nuova. Michele Di Fiò rifiutò un contratto con la RCA per non dover sottostare a censure. Tra i gruppi spiccava la Compagnia dell’Anello (attiva dal 1977), gli Amici del Vento a Milano, e gli Janus che univano testi politici a sonorità progressive rock.

A differenza dei cantautori impegnati “classici”, la musica alternativa di destra puntava su identità, tradizione, radici europee e critica feroce alle ideologie marxiste, unendo vittimismo e orgoglio per una generazione che si sentiva ghettizzata. Veniva distribuita tramite cassette autoprodotte o etichette indipendenti come l’Archivio Lorien. C’è poi il “caso” Lucio Battisti, spesso associato alla destra per letture forzate dei suoi testi; in realtà Battisti non prese mai posizioni pubbliche, ma per i giovani di destra rappresentò un’alternativa estetica al cantautorato di sinistra.

El beat cüradì, per sempre in preghiera sotto la piramide

Giovanni Battista Bossini: un piccolo prete bresciano e il coraggio della carità

Autore: Sergio Masini

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Non gode dell’attributo di santo, il Bossini, non ha feste nel calendario liturgico nė viene decantato da alcuna agiografia. Eppure il popolo bresciano, da un paio di secoli lo accompagna al titolo “el beat cüradi”, il beato curatino. Nato a San Sebastiano a Lumezzane nel 1734, Giovanni Battista Bossini mori a Brescia il 27 luglio 1810. Tale era la devozione popolare verso questo modesto religioso che la sua tomba divenne meta di omaggi, tanto da concorrere a dar il la al primo cimitero della moderna storia dell’arte: il Vantinano, dove ancora riposa.

Nato in una Lumezzane segnata da povertà e carestie, lavorò alla fucina paterna fin dai sei anni. Grazie a due sacerdoti, entrò in Seminario e scelse ostinatamente di tornare nella valle del ferro come prete a Sant’Apollonio. Lì aprì una scuola con quattro classi, ma a causa di contrasti e polemiche fuggì sui Ronchi, ritirandosi nella chiesetta del Patrocinio. Lì conquistò i “roncari” (temuti come briganti) cedendo il suo pane, vegliando i malati e pregando per gli ultimi. Nel 1792 fu chiamato ad affiancare il prevosto di San Giorgio, parrocchia difficile che comprendeva le carceri cittadine, diventando speranza dei più vulnerabili. Si narra di un uomo che fuggì col suo cibo e che Bossini volle rintracciare solo per assicurarsi che non gli mancasse il companatico.

Mori nel 1810 nell’abbraccio della folla dolente e gli furono attribuiti grazie e miracoli. Tra il 1843 e il 1853 le sue ossa vennero coperte da un’elegante piramide di pietra nel Vantinano, con all’interno un simulacro di Giovanni Seleroni e una natività di Francesco Hayez. Bossini riposa da allora in eterna preghiera.

Carzeri (Fi): pronti a ripeterci in Regione, in Loggia una maggioranza debole

Autore: Marco Rossi 

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

“Ho preso il Diploma di Laurea nel 2001 in Grafologia all’Università di Urbino (…). E’ proprio in quegli anni che ho incontrato e conosciuto Adriano Paroli: è questo il momento che cambia la mia vita e le fa prendere la piega dell’impegno politico”. Con queste parole si apre la sua biografia ufficiale sul sito ufficiale del Pirellone. Oggi Claudia Carzeri è uno dei riferimenti bresciani di Forza Italia e in particolare della corrente che fa capo all’associazione Tommaso Moro. Una componente – di cui fanno parte anche Paola Vilardi, Flavio Bonardi, Albano Bertoldo, Marco Rossi e tanti altri – che nel tesseramento 2025 ha raccolto circa 4mila adesioni (erano 3mila su 7.300 iscritti totali l’anno precedente) e che esprime oggi i segretari di 62 circoli territoriali bresciani sun 138. Candidandosi, dunque, legittimamente a guidare il congresso provinciale che si terrà tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

DOMANDA – Partiamo dall’inizio. In cosa è stato decisivo il suo incontro con Paroli? 

RISPOSTA – Avevo 24 anni, mi ero appena laureata e non avevo mai fatto politica, pur avendola respirata molto in famiglia: penso ai miei genitori, ma anche a mio zio (Rubens Carzeri, assessore democristiano in Loggia per un decennio con i sindaci Boni e Trebeschi, ndr). Con Paroli ho iniziato a occuparmi della segreteria del gruppo, poi – anche grazie a quella esperienza – mi sono accorta di avere un’attitudine per le questioni organizzative, la passione è cresciuta e ho fatto un passo in più: ho rinunciato all’obiettivo di diventare una grafologa per occuparmi attivamente di politica.

DOMANDA – Una curiosità. Da grafologa, cosa le dice la firma di Adriano Paroli? 

RISPOSTA – Il fatto che tenda verso destra racconta di una persona con una evidente predisposizione verso il prossimo, mentre lo stile curvo e poco angoloso indica una forte capacità di adattamento. Qualità che riconosco in Adriano.

DOMANDA – Con Paroli e altri, lei è uno dei riferimenti dell’associazione Moro, che fa riferimento al mondo di Comunione e Liberazione, ed è oggi una delle principali correnti – forse la principale – del partito bresciano . In cosa vi distinguete dalle altre (quelle che fanno riferimento a Simona Tironi e Maurizio Casasco)? 

RISPOSTA –Frequento la scuola di comunità di Cl e certamente mi riconosco in determinati ideali. Ma l’associazione (che nel 2013 ha raccolto l’eredità politisca dell’Aeropago, ndr) va oltre , cercando di dialogare anche con le realtà vive del territorio. Di sicuro siamo la componente più storica di Forza Italia e abbiamo legami molto forti tra noi: a legarci, infatti, non è solo l’identità politica, ma anche l’amicizia personale e la stima. Poi, certo, siamo la componente più cattolica del partito… 

DOMANDA – Ma la Forza Italia del dopo Berlusconi in quale direzione sta andando? Quella di una forza liberale o di un centro più ancorato ai valori del cattolicesimo? 

RISPOSTA – Credo che certe distinzioni non siano più cosi nette all’interno del partito. Certo, quando si parla di diritti ci sono accenti diversi, ma tutti siamo d’accordo sul fatto che anche la libertà deve comunque avere un perimetro. Non vedo contrasti su questo e comunque nel nostro partito c’è grande rispetto per la libertà di pensiero. A differenza del Pd, che molto spesso predica democrazia e libertà ergendosi a paladino di questi valori, ma nei fatti si comporta in maniera opposta. Come testimoniano anche le posizioni assunte da partito sul referendum della Giustizia e, nel piccolo, la recente vicenda del comico Pucci a Sanremo… 

DOMANDA – Torniamo a lei. Il suo mandato in Regione scadrà nel 2028: in questi anni si è distinta per il grande attivismo sul territorio . Come è la sua giornata tipo? 

RISPOSTA – Mi sveglio intorno alle 6.30 e leggo i giornali, poi verso le 8 inizio a occuparmi attivamente di politica. Una miagiornata tipo è fatta da almeno 30 telefonate (60 nei momenti più caldi), 200 risposte a differenti conversazioni su Whatsapp e molti chilometri in macchina: in un anno ne percorro mediamente 40-45mila. Oltre, owiamente, all’attività istituzionale in Regione, che si espleta soprattutto dal martedì al giovedi.

DOMANDA – In questi anni si è occupata di diversi temi. Penso ai parchi giochi inclusivi, a diverse proposte in materia di salute (in particolare quella femminile), ai locali pubblici, alle strade storiche, ai cimiteri per gli animali d’affezione . Quale provvedimento è più orgogliosa di aver contribuito a realizzare? Quale è il prossimo tema su cui concentrerà la sua attenzione? 

RISPOSTA – Fra i tanti, sono felice di aver visto diventare realtà, lo scorso dicembre, il provvedimento che consente alle persone che si sottopongono a chemioterapia per accedere alla micropigmentazione anche delle sopracciglia. A qualcuno potrà sembrare una questione minore, ma per molte persone è importante avere un supporto economico per superare questa “menomazione” fisica. In questi mesi, invece, mi sto occupando della questione di come migliorare la qualità della vita dei familiari di persone affette da malattie rare. Il sistema regionale ha fatto passi in avanti importanti e, per fortuna, oggi molte persone possono avere una vita lunga e quasi “normale”. Ma possiamo e dobbiamo fare ancora di più.

DOMANDA – Il 2028 si avvicina. Per il dopo Fontana nel centrodestra si annuncia un dibattito acceso . Lei ritiene che il successore debba spettare di diritto a Fratelli d’Italia o Forza Italia ha qualche aspirazione? 

RISPOSTA – La Lega ha avuto il Veneto, credo sia legittimo che Fdi in quanto prima forza dell’alleanza rivendichi la Lombardia. Ma ovviamente i numeri non bastano: dovranno essere in grado di esprimere un nome capace di ricoprire nel migliore dei modi un ruolo tanto delicato e di tenere insieme tutti. Poi, certo, se dovesse servire anche noi saremmo in grado di offrire agli alleati figure di livello per raccogliere il testimone di Fontana.

DOMANDA – A proposito di Fontana, parlando ancora alla grafologa, il presidente della Regione come si firma?

RISPOSTA – Ha un tratto molto dinamico, che testimonia spirito di adattamento, ma anche fermezza.

DOMANDA – Sul fronte opposto come vede l’ipotesi di una candidatura a presidente della Regione dell’ex sindaco di Brescia Emilio Del Bono?

RISPOSTA – Del Bono è molto conosciuto a Brescia città, meno in provincia e quasi per nulla nelle altre province lombarde. Inoltre la sonora sconfitta subita alle ultime elezioni da Giorgio Gori, una figura più trasversale e meno identificabile nel Pd, testimonia come ci sia poco spazio per una sua affermazione. Fontana ha stravinto e credo che il centrodestra possa ripetersi.

DOMANDA – A Brescia, invece, il tavolo del centrodestra come procede? C’è coesione tra i partiti dell’alleanza? 

RISPOSTA – Credo che sia importante che i vertici dei partiti si trovino spesso, perché quest’anno molti Comuni andranno al voto. Si tratta di una partita importante ed è necessario trovare le modalità migliori per scegliere i futuri candidati sindaci.

DOMANDA – Avete anche il difficile compito di trovare un portabandiera per la città, che si opponga a quello del centrosinistra, verosimilmente ancora Laura Castelletti . Come giudica l’operato della sindaca? Che criterio deve adottare il centrodestra per trovare la figura giusta? 

RISPOSTA – Nell’esperienza di Castelletti vedo elementi di debolezza. La coalizione che la sostiene non mi pare troppo solida e comunque mi pare manchi una regia a monte. Quanto a noi, il centrodestra deve essere capace di trovare un nome che vada oltre le logiche dei partiti, conosca bene la città e sia davvero in grado di vincere, oltre che di governare.

DOMANDA – Torniamo a lei. Come si vede “da grande”? Cosa farà il giorno in cui deciderà di lasciare la politica? 

RISPOSTA – Quello che faccio oggi mi piace molto, spero di poter continuare a farlo con spirito di servizio – ancora a lungo. Quando la mia esperienza nelle istituzioni sarà conclusa, sogno di fare il giro del mondo in crociera. Poi mi piacerebbe continuare l’impegno per gli altri nel mondo delle associazioni, come volontaria, magari nel settore dell’assistenza e della sanità.

L’Osservatore Bresciano e mondi limitrofi (parole al vento)

Autore: Attilio Negrini

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

“Brixia Veronae mater amata mea” scriveva diverse settimane fa Catullo riferendosi ai legami antichi tra le due cttà in età romana. “Brixia fidelis fidei et iustitiae” è il titolo omaggiatoci dalla Serenssima nel 15° secolo. Da queste parti la Repubblica di Venezia si riforniva di armi, per questo stavamo loro cosi simpatici, specialmente le nostre valli ricche di miniere e quindi di materia prima per fabbricare spade, lance e archibugi.

“Brescia Leonessa d’Italia” fu l’appelativo conferito alla nostra città in epoca (cosiddetta) “risorgimentale” da Aleardo Aleardi i cui versi recitano cosi: “D’un de’ tuoi monti fertili di spade, Niobe guerriera de le mie contrade, Leonessa d’Italia, Brescia grande e infelice”. Il riferimento era alla strenua resistenza all’attacco austriaco del 1849. Grande fu la resistenza, infelice l’epilogo, cioè la resa della città paragonata a “Niobe guerriera”, moglie del re di Tebe che afflitta dal dolore si trasformo in pietra ma continuò ugualmente a lacrimare, quando si dice la sfiga!. Ad Aleardi fece eco Giosuè Carducci che, nell’ode “Alla Vittoria” celebrò il coraggio del nostro popolo: “Lieta del fato Brescia raccolsemi, Brescia la forte, Brescia la ferrea, Brescia leonessa d’Italia beverata nel sangue nemico”. (Per una accurata parafrasi rivolgersi a Chat GPT, ma mi sembra abbastanza comprensibile) .

“Brescia di ferro, Brescia di fuoco, è l’ora del gioco, si vince e si va” è invece un verso dell’inno delle Rondinelle, risalente agli anni ’80 del secolo scorso musicato da Jonathan Silva (non chiedetemi chi era, persino l’intelligenza artificiale va in crisi interrogata sull’argomento!), che celebra la squadra di allora ma pure la città e i suoi tifosi. Bei tempi fatti di vittorie e sconfitte, di serie C con doppia risalita fino all’olimpo del calcio italico seguita dall’ennesima ricaduta tra i cadetti. Ci lamentavamo allora, col senno di poi invece si scopre che, come da copione, “era meglio quando era peggio”, tant’è che oggi il mitico pezzo di Silva (testo, se non ricordo male, di Elio Barucco) è tornato in voga e la squadra tornata in serie C.

Già, era meglio quando era peggio, ce lo ricorda il nuovo slogan coniato da un pool di esperti poeti convocati dalla Giunta Castelletti che, dopo ore e ore di intensa concentrazione riuscito a superare Catullo, Aleardi, Carducci, persino Jonathan Silva, partorendo al fine la scritta che tanto ci rende orgogliosi agli occhi del mondo: “Brescia, la tua città europea”, non solo uno slogan bensì un progetto di “city branding”, mica fichi secchi!. In molti leggendo i banner diffusi in tutta la città, soprattutto penzolanti da Palazzo Loggia in ben tre colori e incollati sui fianchi degli autobus (che noi nostalgici di un tempo che manco abbiamo vissuto chiamiamo “la filo”, in attesa di attaccarci prossimamete al tram) avranno capito finalmente che Brescia non si trova in Asia e nemmeno in Oceania, ignari del fatto che nel vocabolario del mainstream progressista, “europeo” significa “bello”, “buono”, “accogliente”, “sostenibile”, e pure “antifascista”. Finalmente ha smesso di piovere, una felice giornata europea a tutti!

Brescia Città dello Sport 2028?

Autore: Ciro Corradini

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Brescia si candida per ottenere il titolo di “Città dello Sport 2028”. Il riconoscimento è gestito dalla ACES EUROPA, associazione che, afferma con enfasi ed orgoglio, promuove lo sport in Europa. Nel recente passato, vado a memoria, il riconoscimento è stato assegnato in pompa magna con tanto di viaggio a Bruxelles di corpose delegazioni, delle quali ho fatto parte anch’io lo confesso, al Comune di Salò e quindi al Comune di Molinetto di Mazzano. Alzi la mano, il più in verticale possibile onde evitare dubbi, reprimende e denunce, chi se ne ricorda. Alzi la mano chi può affermare che quel titolo contribui ad aumentare la percezione che a Salò e Molinetto di Mazzano si facesse più attività sportiva che a Bagnolo Mella o Cazzago San Martino.

Di recente l’assessore allo sport Alessandro Cantoni ha convocato le Società sportive comunicando con orgoglio che il percorso verso l’assegnazione del titolo “Città dello Sport 2028” era iniziato. In platea curiosità e speranza. “Ci guadagnamo qualcosa visto che le nostre casse sono esangui e molte strutture cadono a pezzi?”. Risposta chiara ed esaustiva di Cantoni: “Non se ne parla nemmeno…”. Il buon Alessandro è persona appassionata e che ama lo sport, ma di fatto non ha budget. E’ una sorta di Ministro senza portafogli alle prese con l’atavico adagio: “Vorrei ma non posso”.

Per vedersi appiccicata la targhetta di “Città dello Sport” bisognerà investire. Infatti in caso di aggiudicazione del titolo, come si evince dal sito di ACES Italia: “Il Municipio (il Comune di Brescia ndr) si impegna ad individuare uno o più sponsor e partner (massimo 4) che verseranno ad ACES la somma complessiva prevista in base alla dimensione del Municipio”. Gli sponsor/partner dovranno essere riportati sotto al logo in tutte le comunicazioni. Gli importi, che potranno anche essere pagati direttamente dal Municipio, sono: Premio Diritti di immagine Capitale europea dello sport per numero di abitanti maggiore di 500.000 = Euro 38.000,00. Città europea dello sport per numero di abitanti di più di 100.000 = Euro 10.000,00. Sono inoltre a carico dei Municipi candidati i costi di viaggio, vitto e alloggio per la Commissione di Valutazione (5 membri) che rimarranno a Brescia per 3 giorni.

Vale davvero la pena di impegnarsi in quello che è di fatto uno dei tanti specchietti per allodole, rondini e cinciallegre?. Non sarebbe meglio intervenire sul Centro Sportivo San Filippo le cui strutture ed i cui campi versano in condizioni pietose?. Non sarebbe meglio cominciare a discutere sul da farsi relativamente allo stadio Rigamonti?. Non sarebbe meglio interrogarsi sul Palazzetto ex Eib dove se pesi più di quaranta kg non riesci a sederti o finisci in braccio a chi ti sta davanti?. Non sarebbe meglio investire su piste ciclabili chiuse dove i più piccoli possano provare a raccogliere l’eredità di Michele Dancelli e degli altri bresciani che fecero grande il ciclismo italiano? Non sarebbe meglio dare risposte alle società natatorie di casa nostra che a gran voce han chiesto alla Giunta ed alla Sindaca di intervenire su di un presunto monopolio della gestione piscine?

Intervista a Omar Pedrini, libero pensatore rock

omar pedrini intervista

Autore: Richi Barone

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Dialogare con Omar Pedrini è sempre un’esperienza affascinante ed arricchente. Omar è un bresciano doc ma è anche un cittadino del mondo, ha viaggiato tanto e continua a viaggiare con la sua insaziabile curiosità, incontra persone e scambia idee con chiunque abbia creatività, talento, fantasia. E’ culturalmente un poliglotta, spazia dalla musica alla cultura alta e bassa, allo sport, ai vini e alla gastronomia senza alcuna difficoltà e rende la conversazione sempre molto elevata anche per le sue straordinarie qualità umane. Lo abbiamo incontrato e naturalmente non abbiamo perso l’occasione per intervistarlo.

Ciao Omar, è un piacere ritrovarti in grande forma, sempre impegnato con i tuoi progetti. Cominciamo a parlare di Brescia, da 1 a 100 quanto ami la tua città? 

Ti dico subito una cosa per farti capire quanto sono attaccato a Brescia: l’ultimo mio figlio ho voluto farlo nascere 5 anni fa appositamente a Brescia, con la comprensione di mia moglie Veronica, correndo da Milano in pieno Covid. L’ho chiamato Leone perché il leone è il simbolo di Brescia, Faustino per S.Faustino e Paolo per Paolo VI e per mio zio barman Paolo, il mio amato zio. Io sono tra gli ultimi nati all’interno del ring di Brescia, quindi in centro storico: sono nato al Fatebenefratelli, che ora non c’è più.

Da 1 a 100 Brescia oggi la amo 50, una volta ti avrei detto 100. Non tanto per come sono stato trattato dalle istituzioni bresciane, quello può capitare, ma anche perché ho notato che nessuno dell’ambiente culturale bresciano si è stracciato le vesti. Voglio sicuramente bene 100 a Urago Mella, mi sento ancora un “gnaro” di Urago, il quartiere dove sono cresciuto, tra Santo Spirito e la Pendolina.

Torniamo indietro negli anni ’80, dove e come sono nati i Timoria, anzi i Precious Time?

I Precious Time e i Sigma Six sono nati al Liceo Arnaldo di Brescia, che frequentavamo io, Ghedi e Pellegrini, che era addirittura mio vicino di banco, Pedrini, Pellegrini in ordine alfabetico. Quindi l’embrione nasce lì, durante una festa di Carnevale. Poi si unirono Francesco (Renga) e Diego (Galeri), che invece erano dello Scientifico. Così nacquero i Precious Time, con i quali vincemmo il concorso musicale tra le scuole bresciane “Deskomusic”, con la serata finale al Cinema Pace. Poi nel 1986-87 cambiammo il nome in italiano, diventammo i Timoria e come Timoria vincemmo “Rock Targato Italia”.

Quale è stato il ricordo più entusiasmante con i Timoria?

I ricordi entusiasmanti dei Timoria sono davvero tanti, difficile ricordarli tutti. Ricordo i concerti a Parigi, in Francia e in tutta Europa, il film e il video girati a Stoccolma, due dischi d’oro, uno con Francesco e uno senza di lui con “Sole spento”, i concerti del 1º Maggio. Quanti ricordi! E poi i Festival di Sanremo, il Premio della Critica istituito per noi nel 1991, la storica esibizione a Bologna all’MTV day, l’apertura del concerto degli U2 a Torino. Ricordi con i Timoria ne ho tantissimi e meravigliosi, sono stato davvero fortunato, siamo stati i protagonisti del rock italiano per dieci anni. Come altrettanto entusiasmante è stata anche la fase della mia carriera post Timoria.

Una parentesi per i lettori: Cos’era il Brescia Music Art

Prima di farti una domanda sul Brescia Music Art apriamo una parentesi per i lettori. Il Brescia Music Art è stato un festival che prevedeva una contaminazione tra la musica e le arti, la letteratura, la poesia, l’arte pittorica e altro ancora. Chi c’era ricorda bene il fascino e l’entusiasmo che si respiravano in città durante le tre edizioni, dal 1998 al 2000, del Brescia Music Art.

Poter assistere ad una conferenza con Franco Battiato e Manlio Sgalambro nell’Auditorium San Barnaba, ascoltare un concerto solo piano e voce di Alberto Fortis nel Teatro San Carlino, respirare la musica e le parole di Daniele Silvestri, poter osservare le icone dipinte da Franco Battiato, i quadri di Jovanotti e Luca Carboni, vedere Manuel Agnelli degli Afterhours dal vivo, e poi Max Pezzali, Shel Shapiro, i Subsonica, Fernanda Pivano, l’artista Marco Lodola. E ancora Mark Kostabi, celeberrimo pittore ebraico-newyorkese che presentò i suoi quadri con un concerto al pianoforte per Brescia, la regista americana di Madonna e moltissimi altri grandi artisti, la famosissima Floria Sigismondi, con l’anteprima mondiale del film su Marilyn Manson, i C.S.I. con Ferrario al cinema e la colonna sonora dal vivo. Tutto questo fu stupefacente e rese elettrica l’aria di Brescia durante quelle tre edizioni.

28 anni fa ideasti questo capolavoro artistico, come ti venne l’idea?

Inventai questo festival perché da ragazzino, dopo aver terminato l’Arnaldo, andai all’Università di Scienze Politiche a Milano. Nel capoluogo lombardo mi resi conto di quante cose in più aveva Milano rispetto a Brescia. Brescia non aveva spazi per la musica e non aveva sviluppato l’amore per l’arte. La cultura a Brescia c’era ma era stata tenuta viva da galleristi, intellettuali, pensatori, mecenati, tutti “cani sciolti” come me, che si muovevano a livello individuale per passione ma non venivano coinvolti nei progetti istituzionali.

Pensa che dopo il primo festival di Sanremo cui partecipai con i Timoria, quando tornavo a Brescia mi chiedevano: scusa Omar, ma di lavoro vero cosa fai? Questa cosa mi faceva molto male, mi rendevo conto che Brescia non aveva spazi, era una città industriale, ricchissima, che pensava, per fortuna o purtroppo, quasi esclusivamente al lavoro — infatti abbiamo un PIL enorme — e molto poco alla cultura. Questa era Brescia fino agli anni ’90 e credo che a partire dal mio festival e da altre manifestazioni ideate da intellettuali e operatori culturali la città si sia un po’ sprovincializzata, anche se poi alla prova campale dell’anno della cultura (nel 2023) c’è stato un mezzo disastro ed ora la cultura a Brescia è da ricostruire.

Per farti un esempio Bergamo dopo l’anno della cultura è risultata tra le prime città italiane in un sondaggio del Sole 24 Ore, e questo non solo grazie all’Atalanta ma anche a come hanno investito i soldi ricavati nell’anno della cultura. Brescia non ne è uscita molto bene invece. Vuol dire che quell’anno è stato horribilis, non per me che sono stato escluso, ma per gli errori che sono stati fatti a livello di comunicazione, le gaffes, le cose malfatte, i finanziamenti a pioggia senza una linea artistica, senza un Direttore Artistico che sapesse definire la rotta. Questo ha dimostrato come la nostra città faccia fatica a crescere in ambito culturale, purtroppo.

Da fuori, perché io vivo nel mio osservatorio milanese o ultimamente senese, Brescia è vista così. Una città che ha tanti meriti, abbiamo la metropolitana ma dove ci porta? Nel futuro? In Europa, come dice qualche slogan? Mah, io l’Europa la giro ma culturalmente facciamo fatica a tenere il passo. Invece per la mobilità, per l’innovazione, per il termoutilizzatore, in tante cose siamo una città all’avanguardia, ma è un peccato non riuscire ad attrarre nessuno da fuori. Abbiamo il lago di Garda che ha il record italiano di turisti, più della Romagna, ma quando c’è brutto tempo vanno a Verona o a Mantova, non vengono a Brescia, pensate solo a questo.

Brescia oggi non ha festival che attraggono mentre al Brescia Music Art venivano decine di migliaia di persone. Io non lo potrei più fare, sappi che non mi sto candidando, con Brescia ho tagliato i ponti, però spero che un giorno qualcuno inventi un festival attrattivo, perché è di questo che ha bisogno Brescia. Nell’anno della cultura abbiamo fatto poche cose belle e tanti passi falsi, tantissime forzature, vedi l’incontro con Quentin Tarantino, che ha imposto di non essere fotografato durante l’incontro. Questo per me ha costituito un’umiliazione per la città, Tarantino è stato ospitato nel nostro bellissimo Teatro Grande, un capolavoro di bellezza, che avrebbe ricevuto un ritorno eccezionale se le fotografie dell’incontro fossero circolate come richiesto nel mondo dei social. Tarantino avrebbe dovuto essere onorato di essere accolto nel Teatro Grande! 

E tutto questo avveniva mentre i media strillavano Brescia Capitale! Questa è stata la hýbris, la tracotanza dei giornali, che è stata punita dalla vendetta, alla Timoria, degli dei. L’anno della cultura in una parola? Un’occasione persa, se pensiamo anche ai mezzi che Brescia possiede, vedi ad esempio l’A2A.

Brescia Music Art fu un successo, tanti ospiti, tanti applausi, tanti riconoscimenti, ma dopo tre edizioni fosti costretto a interromperlo, come mai?

Purtroppo credo che il festival abbia spaventato le Amministrazioni succedute a Corsini, che era stato l’unico a credere nel mio festival. Il festival era diventato forse troppo grande, veniva troppa gente, Brescia era diventata il centro culturale dell’Italia e dell’Europa in quei giorni. La città si è un po’ spaventata secondo me, non si sentiva in grado di accogliere quelle migliaia di persone che venivano ogni giorno a vedere gli spettacoli e le mostre, ad ascoltare le conferenze e di conseguenza a visitar la città, alloggiando a Brescia e dintorni, a vantaggio quindi del turismo di qualità. Io credo che sia esploso troppo presto, Brescia non era pronta.

La colpa non è di quelli che avevano creduto a Brescia Music Art ma di chi, dopo, non ha resuscitato questa idea. Brescia avrebbe oggi un festival come quello dello Sport o dell’Economia che fanno a Trento, o come il festival della Letteratura di Mantova. Il Brescia Music Art sarebbe quello, Brescia per una settimana sarebbe piena di turisti, di curiosi, di un turismo bello, colto. Non come i pullman del turismo mordi e fuggi che vanno al Castello Sforzesco a Milano. E’ stata una grande occasione persa. In Italia ci sono tante città coraggiose che hanno un loro festival identitario. Brescia Music Art era il festival delle Contaminazioni, ed è un’idea che poi hanno preso in tanti, di cui io sono padre, felice di vederlo realizzato ovunque.

Dopo che i Timoria si erano sciolti tu hai continuato a scrivere pagine importanti di musica e di cultura. Raccontiamo questa tua seconda fase dopo i Timoria. 

Dopo i Timoria ho fatto tantissime cose, dopo i 10 album con i Timoria ne ho pubblicati altri 10 come solista. Ho avuto collaborazioni con Ian Anderson dei Jethro Tull, con Noel Gallagher, sono entrato nel suo team di lavoro, con gli italiani Enrico Brizzi, Mauro Corona e il compianto Andrea G. Pinketts, con Lawrence Ferlinghetti. Sono l’unico al mondo ad aver scritto una canzone con Lawrence, “Desperation horse”, oltre ad averlo avuto come ospite nei miei dischi.

Quando è stata fatta a Brescia nel 2017 la mostra “A life: Lawrence Ferlinghetti. Beat generation, ribellione, poesia” io non sono stato coinvolto; ricevetti una telefonata da Giada Diano, tra le curatrici della mostra, stupita dal fatto che Brescia non mi avesse coinvolto. Una mostra nella quale era stata fatta anche confusione tra la Beat Generation e il genere musicale del Beat italiano, nato oltre un decennio dopo. Io avrei aperto i locali bresciani alla musica della Beat Generation, che era il jazz, il be bop (non il Beat), avrei fatto suonare i numerosi e bravissimi jazzisti bresciani nei locali della città.

Ricordo invece quella bellissima serata con Lawrence Ferlinghetti al San Barnaba in corso Magenta, facemmo una performance con Walter Pescara, il grande fotografo bresciano scomparso sul finire dello scorso anno, è giusto ricordarlo, fu una grande serata del BMA e il giorno dopo ci fu Manlio Sgalambro con Battiato.

Ricordo anche i miei 15 anni di insegnamento in Cattolica a Milano, ho scritto e condotto per Sky Arte e Rai 5, sono stato tra i fondatori di Rai 5, ho collaborato con Rai 2, ho vinto le cuffie d’oro a Radio Rai per il programma Contromano. Ed ho fatto altro ancora, il cinema, il teatro con Alessio Boni, nel 2024 con “66/67”, spettacolo rock-teatrale incentrato sulle pietre miliari del rock con incursioni nel sociale e l’ultimo che stiamo portando in giro, “Uomini si diventa”, un viaggio nella mente del femminicida per contrastare la violenza maschile. Ricordiamo anche il Teatro Canzone con Nicola Nocella nello spettacolo “Sangue impazzito” del 2013, incentrato sulle ultime 24 ore di vita di John Belushi e la mia parte in “Orfeo a fumetti” di Dino Buzzati, con la compagnia Sentieri Selvaggi.

Un pensiero anche alla squadra di calcio della tua città, che tanto hai amato da ultras, cosa ne pensi dell’Union Brescia?

Per l’Union Brescia provo simpatia, ci mancherebbe. Credo che avrebbero dovuto avere il coraggio di fare una vera nuova squadra, senza chiamarla Brescia 1911, quella è un’altra storia. Invece questa Union ha assorbito il Salò, il paese della mia famiglia, mia mamma è sepolta sul lago di Garda, tutti i miei cugini sono del lago e sono rimasti senza squadra, per questo siamo tutti un po’ depressi sul lago, i tifosi del Salò sono rimasti orfani della loro amata squadra. Union dovrebbe significare unione tra Brescia e Salò e questa cosa mi piace, sarebbe davvero bello se non facessero la corsa per ricomprare la maglia con la V. Mi sarebbe piaciuto di più se fosse ripartito dall’Eccellenza come ha fatto ad esempio la Spal, che io ammiro tanto.

Oggi per me l’Union è una squadra per la quale provo certamente simpatia, come per il Lumezzane e l’Ospitaletto, che sono le mie tre squadre di simpatia, però della quale non sono ancora tifoso, anche se spero che un giorno riesca a prendermi il cuore. Quella “roba lì”, il tifo, è diverso, il cuore sai te lo devono prendere. E’ stato fatto un cambio in una maniera molto veloce, ci siamo svegliati una mattina e c’era un nuovo Brescia, non sono stati interpellati i tifosi, non hanno saputo nulla. Noi vecchi leoni, che eravamo i vecchi della curva, non abbiamo seguito questo cambio e stiamo alla finestra, non è che l’abbiamo abbandonato, ci mancherebbe.

Ad ogni modo sono certo che questo nuovo Brescia potrà ambire presto ad una coppa europea, pensando all’importanza e alle risorse della città e alla sua tifoseria appassionata, l’Union Brescia ha una curva favolosa nella quale ci sono ancora tanti miei amici. Sarebbe bello anche mettere nei colori dell’Union Brescia un po’ di verde, magari nei pantaloncini, per non dimenticare il Salò.

La verità è che nel calcio di oggi in generale i tifosi non contano più, a Brescia è stata imposta la squadra in maniera molto autoritaria, ma è tutto legale, è permesso dalle regole che ci sono nel mondo del calcio. Ed è per questo che il calcio mi pare si stia facendo del male da solo. I miei bambini li faccio giocare a tennis e a rugby o li porto a nuoto, non porterò mai mio figlio ad una partita di calcio perché non ha molto di educativo, ci sono altri sport che mi entusiasmano di più, in cui si specula di meno e si tiene in considerazione il tifoso, cosa che il calcio non fa più. Penso che su questo si debba riflettere.

Omar, quali sono i tuoi legami oggi con Brescia e quali i tuoi progetti futuri?

Non ho più legami con Brescia, non ho più genitori né fratelli né sorelle, non ho più la squadra che mi fa correre a Brescia a fare il tifo come facevo prima. Quindi vengo poco, per fortuna ogni tanto a Brescia c’è mio figlio Pablo che è un po’ nomade per lavoro, è un bravissimo copywriter, quando vengo a Brescia vado a Urago Mella dai miei vecchi amici, vado a trovare Pablo e qualche volta i miei musicisti. Mi piace sempre tornare a Brescia, ho tanti bei ricordi e spero che Brescia possa rinascere un giorno da questa mediocrità culturale e dalle divisioni che ci sono in questo momento.

Tra i progetti futuri ho delle idee per Torino, candidata come Città Europea della cultura del 2033, sono nel comitato dei saggi, mentre sarò a L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura di quest’anno, il 30 e il 31 Luglio con due spettacoli che ho scritto. Inoltre continuo ad essere vicedirettore del Ferrara Buskers Festival, Ferrara è una città meravigliosa con un grande sindaco ed un grande festival che dal 1988 è, insieme ad Edimburgo, il più importante Buskers Festival del mondo, per cui sono molto onorato nonché responsabilizzato di esserne il vicedirettore. Sarò infine al CTM di Rezzato con lo spettacolo “Canzoni sul Saper Vivere ad Uso delle Nuove Generazioni” il 10 Aprile, spero che i bresciani accorrano in massa! Un grande abbraccio Ricky e grazie per l’intervista!

Cosa è la European Disability Card

Autore: Dr. Davide Duffus 

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

La disability card permette di ottenere una tessera d’accesso a servizi e benefici per persone disabili ed è uno strumento utile al riconoscimento di diritti e s servizi dedicati. La possono richiedere tutti i disabili con una invalidità superiore o uguale al 67% entrando nel sito dell’INPS. Dopo la richiesta entro 60 giorni Vi verrà recapitata al Vostro domicilio.

Principali Servizi e Agevolazioni 

  • Cultura e Spettacolo: Ingresso gratuito o ridotto in musei statali, siti culturali, teatri e cinema.
  • Trasporti: Sconti o gratuità su treni (es. Trenitalia, con possibilità di accompagnatore gratuito indicato dalla lettera “A” sulla card) e altri mezzi di trasporto pubblico.PDF
  • Tempo Libero e Sport: Riduzioni per parchi divertimento, eventi sportivi e manifestazioni pubbliche.
  • Validità Europea: Riconosciuta in diversi paesi UE, facilita l’accesso a servizi analoghi all’estero.

La Carta Europea della Disabilità (Disability Card) permette alle persone con disabilità di accedere gratuitamente o a tariffe agevolate a Semplificazione Burocratica: servizi culturali, di trasporto, tempo libero e sportivi in Italia e nell’UE. Sostituisce i certificati cartacei, garantendo un accesso semplificato a musei, eventi, mezzi di trasporti (es. Trenitalia) e parchi divertimento tramite un QR code. Sostituisce i verbali cartacei di invalidità, permettendo di attestare lo stato di disabilità esibendo la tessera o la sua versione digitale.

E’ importante scaricare il QR CODE perché contiene il verbale della commissione ove è dichiarata la percentuale di invalidità e contiene l’elenco dei sussidi che si possono acquistare con l’Iva agevolata al 4% (computer, telefonino, auto, corsi, ecc) e basta presentarsi presso il negoziante con il QR. Rammentiamo inoltre che da Marzo 2026 presentando solamente la Disability Card ad un seggio si ha diritto, se si vuole, all’assistenza al voto.

Un consiglio a tutti FATELA è utilissima. Per finire, la tessera ha una durata di 10 anni a meno che l’invaliditā non venga modificata e in tal caso deve essere richiesta una nuova sempre nel sito dell’INPS. Nel prossimo numero parleremo del permesso per il parcheggio e l’ingresso nelle ZTL. NOI POSSIAMO.

Liberare Brescia è possibile? Si. Ma dipende tutto da noi

Autore: Carlo Andreoli – coordinatore cittadino Fratelli d’Italia

Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.

Come opposizione dobbiamo essere consapevoli di poter scrivere una pagina importante di storia per la nostra città. Serve una forte e convinta volontà per Liberare Brescia dal giogo dell’ideologia e raggiungere l’obiettivo. Dopo molti anni, il centro sinistra cittadino è spaesato, vivendo quotidianamente una forte crisi interna alla propria maggioranza. I continui litigi, le divisioni, la mancata fiducia nel Sindaco Laura Castelletti si proiettano inevitabilmente in un’azione politico amministrativa immobile e ferma.

Brescia, fiore all’occhiello nei servizi, a prescindere dal coloro politico di chi la guida, per la prima volta si trova spenta, abbandonata, preda di degrado, insicurezza e di una sporcizia imperante. Anche la tanto decantata cultura, punto fondamentale per il Sindaco, è risultata essere un vero e proprio aspetto di debolezza di questa amministrazione. Gli approfondimenti condotti dal nostro gruppo consiliare di Fratelli d’Italia hanno messo in ginocchio la presunta supremazia culturale della sinistra che per anni ha accompagnato il racconto della politica in città. I clamorosi flop delle due più importanti mostre, dal Ceruti durante l’anno della cultura, fino a quella sul Rinascimento, chiedono una svolta culturale.

Lo slogan “Brescia la tua città europea”, costato 139.000 euro ai cittadini bresciani solo nella realizzazione grafica, in cosa si sta manifestando esattamente?. Nelle buche nell’asfalto? In un abbandono indiscriminato di rifiuti fuori dai cassonetti?. In un mancato investimento sulle politiche della sicurezza ? Nella rimozione dei green box dai quartieri?. Piuttosto di aspirare a diventare “Capitale green”, il Sindaco inizi a perseguire la strada di francescana memoria del “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”, tradotto occuparsi di garantire servizi basilari ai propri cittadini che, al momento, stanno venendo meno.

Come Fratelli d’Italia, nella veste del coordinamento cittadino che ho l’onore di rappresentare, stiamo organizzando senza sosta iniziative in tutte le aree della città. Abbiamo avviato raccolte firme che hanno avuto un’adesione incredibile da parte della cittadinanza, in particolare due quella sulla sicurezza dove chiediamo la dotazione di taser ai nostri agenti di Polizia Locale, la creazione di nuclei appiedati, incrementare turni serali e notturni della Polizia Locale e un coordinamento di vigilanze private per contrastare i furti; la petizione sullo spazzino di quartiere, una proposta ripresa dal Comune di Bologna, quindi una città ben lontana dalla nostra visione politica, dove è stata creata una squadra dedicata al decoro urbano che presidia e igienizza regolarmente i cassonetti, interviene contro i rifiuti abbandonati e monitora le aree più critiche.

In questi ultimi due anni di consiliatura, come opposizione, abbiamo il compito di stare il più vicino alle persone presentando una valida alternativa per il futuro della città, che abbia ben chiaro una prospettiva e la strada da perseguire. Noi ci saremo e daremo tutto noi stessi.

Torna il Concorso d’eleganza per auto d’epoca Meano: il Rotary Club promuove il futuro del restauro

Mercoledì 13 maggio, nella suggestiva cornice offerta dal Castello di Padernello, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del «IX Concorso di eleganza per auto d’epoca Meano», organizzato dal Rotary Club Brescia Meano delle Terre Basse e dal Club auto&moto storiche MEAUTO ASD.

La manifestazione, che si terrà il 27 settembre presso il Castello di Meano, il Castello di Padernello e Palazzo Feltrinelli di Gerolanuova, è un appuntamento di spicco del calendario Ruote nella Storia, format di Automobile Club d’Italia e ACI Storico.

L’evento vanta il patrocinio di Automobile Club Brescia, Filiera del Motorismo Storico – 1000 Miglia, A.R.A.C.I, Ruoteclassiche, IAL Lombardia, Associazione Comuni Terre Basse, Comune di Corzano, Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale, Il Gabbiano Cooperativa Sociale ONLUS, Fondazione Castello di Padernello ETS ed è organizzato con la partnership di Fineco Private Banking ed Errecom S.p.A.

Verso il decennale e la 1000 Miglia

A fare gli onori di casa il Presidente del Rotary Club Alberto Camossi, che nel presentare l’evento ha ricordato come il prossimo anno coinciderà con il decennale del Concorso e il centenario della 1000 Miglia, preceduto di poco da quello di AC Brescia: un’occasione unica per programmare un evento di grande rilievo. Insieme a lui, il presidente di MEAUTO Enrico Barba, giustamente commosso nel commentare la crescita dell’evento, che quest’anno ha visto un parterre di relatori di grande prestigio, accompagnati da due leggende della Formula 1 come Alex Caffi ed Emerson Fittipaldi.

Auto d’epoca: a scuola di restauro

Proseguendo nel percorso avviato dal fondatore Vincenzo Tenchini, anche quest’anno il Rotary Club rinnova il proprio impegno a favore della formazione professionale e della valorizzazione delle eccellenze del territorio. L’evento culturale è infatti organizzato per raccogliere risorse e fare rete attorno al progetto formativo “Auto d’epoca: a scuola di restauro”.

Questa iniziativa si è concretizzata in eventi formativi specifici con l’IIS Cossali di Orzinuovi, corsi per meccanici e carrozzieri restauratori con IAL Cremona e l’avvio di un progetto IFTS post-diploma, sviluppato insieme a Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale, Fondazione Lombardia Meccatronica, IAL Lombardia e Istituto Salesiano Don Bosco.

“Il Concorso diventa un’occasione per investire nei giovani e nelle professionalità del futuro, unendo passione, cultura e formazione e valorizzando la tradizione italiana del restauro automobilistico, riconosciuta nel mondo per qualità e maestria”

ha dichiarato il Presidente eletto del Rotary Club, Davide Molinari.

Il sostegno delle istituzioni e dei partner

Il valore del progetto è stato sottolineato da tutti gli attori coinvolti al tavolo:

“Dietro ogni auto d’epoca non c’è soltanto un pezzo di storia del motorismo italiano, ma un patrimonio di competenze artigiane straordinarie che continua a vivere grazie al lavoro quotidiano di professionisti altamente specializzati. Per Confartigianato significa valorizzare un saper fare che rappresenta l’eccellenza del nostro territorio e del Made in Italy”

ha affermato Eugenio Massetti, presidente Confartigianato Brescia. Un concetto ribadito dalla prof.ssa Larini di IAL Lombardia: “Crediamo che i progetti dedicati alle auto e moto d’epoca rappresentino molto più di un percorso formativo: sono un ponte tra tradizione, innovazione e competenze professionali”.

Aldo Bonomi, Presidente di AC Brescia, ha promesso pieno supporto all’iniziativa, a fianco di Confartigianato e Confindustria: “Faremo qualcosa di importante per la formazione e per la valorizzazione della filiera del motorismo storico e lo faremo tutti insieme”, coinvolgendo il socio onorario del Rotary Club Gianluigi Bertini, che da sempre ospita il Concorso nella splendida cornice del Castello di Meano. Anche Paolo Tomaselli di 1000 Miglia srl ha confermato l’impegno a proseguire il progetto di Filiera del Motorismo Storico, utilizzando il prestigioso marchio 1000 Miglia come volano per raccogliere l’interesse di tutti.

L’impegno di FinecoBank quale partner dell’evento è stato ribadito da Federica Locatelli e Ottavio Corali, che hanno sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità, evidenziando come questi progetti permettano di riavvicinare la finanza al territorio.

A seguire le apprezzate parole di Nadia Marsegaglia, Direttore di AC Brescia sul circuito Ruote nella storia, del Presidente dell’Associazione Comuni Terre Basse Giovanni Benzoni, che ha ricordato l’impatto del progetto sul territorio, e dell’Architetto Alessandro Sammartini, che ha anticipato i temi di design che verranno presentati al Concorso. Ha chiuso i lavori Rosa Di Natale, in rappresentanza del Distretto Rotary 2050, che ha rimarcato l’alto spirito rotariano di questo progetto.

Due premi ACSI 2026 a San Felice del Benaco: Camping Europa Silvella e Camping Fornella eccellenze europee

Due importanti riconoscimenti per il turismo open-air arrivano sul Lago di Garda, a San Felice del Benaco. In occasione degli ACSI Awards 2026, assegnati da ACSI, una delle realtà europee più autorevoli nel settore del turismo all’aria aperta, Camping Europa Silvella e Camping Fornella sono stati premiati in due categorie di rilievo nazionale, confermando la qualità e il valore dell’offerta turistica del territorio.

Il Camping Europa Silvella ha ricevuto il riconoscimento per le migliori piazzole per camper in Italia, premio già ottenuto anche nel 2024, mentre il Camping Fornella è stato premiato per la migliore posizione in Italia. Un risultato significativo per due realtà storiche di San Felice del Benaco, nate entrambe alla fine degli anni Cinquanta, e cresciute insieme all’evoluzione del turismo open-air sul Lago di Garda.Gli ACSI Awards valorizzano ogni anno le strutture che si distinguono per qualità dell’esperienza, servizi, sostenibilità e innovazione. I premi vengono assegnati anche sulla base delle preferenze espresse direttamente dai campeggiatori europei: nell’edizione 2026 sono stati quasi 100.000 i voti raccolti da ACSI a livello continentale.I riconoscimenti ottenuti da Camping Europa Silvella e Camping Fornella rafforzano il ruolo di San Felice del Benaco come una delle realtà più dinamiche e apprezzate del turismo open-air italiano. Un territorio che negli anni ha saputo sviluppare un modello di ospitalità sostenibile, integrato con il paesaggio e capace di evolversi verso standard sempre più elevati.Il settore del campeggio sta vivendo una profonda trasformazione, evolvendo verso modelli di glamping e ospitalità di alta qualità, in grado di coniugare il contatto con la natura con servizi tipici dell’hôtellerie e dei resort. In questo contesto, il Lago di Garda e San Felice del Benaco rappresentano oggi uno degli esempi più avanzati del panorama italiano ed europeo, grazie anche a un clima di collaborazione positiva tra operatori turistici e realtà del territorio.La Sindaca Marzia Manovali si congratula con i campeggi premiati:

“Un riconoscimento che valorizza professionalità, ospitalità e territorio. L’Amministrazione Comunale esprime soddisfazione e congratulazioni ai campeggi Europa Silvella e Fornella per gli importanti riconoscimenti ricevuti nel settore turistico, confermandosi realtà d’eccellenza per qualità dei servizi, accoglienza e attenzione agli ospiti. L’ospitalità è da sempre uno dei punti di forza della nostra realtà e questi risultati ne sono la conferma più autentica.”

Continua la Sindaca:

“I riconoscimenti ottenuti contribuiscono a valorizzare l’intero territorio e a rafforzarne l’immagine turistica, rendendo onore al paesaggio, alle tradizioni e offrendo esperienze autentiche ai visitatori. I nostri campeggi sono ‘ambasciatori del territorio’ e rappresentano il risultato di investimenti, impegno costante e una consolidata cultura dell’accoglienza. Rinnovo quindi i complimenti ai titolari, ai collaboratori e a tutto il personale, augurando nuovi traguardi per il futuro!”.

I riconoscimenti ottenuti da Camping Europa Silvella e Camping Fornella testimoniano la capacità di San Felice del Benaco di distinguersi nel panorama del turismo open-air grazie a un equilibrio tra innovazione, qualità dell’accoglienza e valorizzazione del territorio. Un percorso costruito nel tempo, che oggi continua a rendere il Lago di Garda uno dei punti di riferimento più apprezzati del settore a livello italiano ed europeo.