Autore: Bruno Defendi
Questo articolo è estratto dal primo numero cartaceo di Avanti Brescia.
Negli anni ’70 mentre il mainstream della canzone d’autore era dominato da tematiche vicine alla sinistra, nasceva in Italia la cosiddetta “Musica Alternativa”, un filone sotterraneo che dava voce ai giovani dell’estrema destra. Questo movimento si sviluppo lontano dai circuiti ufficiali, trovando spazio nei circoli di partito o in eventi dedicati come il “Campo Hobbit”. C’era, nei giovani della destra, una sorta di complesso di inferiorità quando si parlava di musica, trovandosi di fronte ai mostri sacri della canzone d’autore (Guccini, De Gregori, Venditti, De Andrè) e finendo col riconoscersi nelle loro storie universali indipendentemente dalle idee politiche.
Complice la nascita delle Radio Libere e i Campi Hobbit organizzati dal Fronte della Gioventù (MSI), la musica passò da intrattenimento a strumento di aggregazione identitaria. Tra i precursori ci fu Leo Valeriano con brani anticomunisti e richiami all’identità europea, e Massimo Morsello, fuggito nel Regno Unito dove avrebbe fondato Forza Nuova. Michele Di Fiò rifiutò un contratto con la RCA per non dover sottostare a censure. Tra i gruppi spiccava la Compagnia dell’Anello (attiva dal 1977), gli Amici del Vento a Milano, e gli Janus che univano testi politici a sonorità progressive rock.
A differenza dei cantautori impegnati “classici”, la musica alternativa di destra puntava su identità, tradizione, radici europee e critica feroce alle ideologie marxiste, unendo vittimismo e orgoglio per una generazione che si sentiva ghettizzata. Veniva distribuita tramite cassette autoprodotte o etichette indipendenti come l’Archivio Lorien. C’è poi il “caso” Lucio Battisti, spesso associato alla destra per letture forzate dei suoi testi; in realtà Battisti non prese mai posizioni pubbliche, ma per i giovani di destra rappresentò un’alternativa estetica al cantautorato di sinistra.


