Vent’anni di passi mossi per gli altri, di mani tese e di battaglie vinte contro l’indifferenza. A Carlo Fiori è stato assegnato il prestigioso Premio Gnutti, un riconoscimento che premia la sensibilità e l’umanità di un uomo che ha saputo trasformare una prova familiare durissima in un bene collettivo.
Già insignito del Premio De Tavonatti nel 2011, Fiori è un pilastro del volontariato bresciano e nazionale, storico esponente della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e punto di riferimento per il mondo della disabilità a 360 gradi.
Tutto ha inizio nel 2004, quando al terzogenito Daniele, a soli quattro anni e mezzo, viene diagnosticata la distrofia muscolare di Duchenne. «Ci sembrava che il mondo ci crollasse addosso», ricorda Carlo. Ma insieme alla moglie Paola, lo smarrimento si è trasformato presto in azione. All’epoca le informazioni erano scarse e i centri specializzati rarissimi: i Fiori affrontavano lunghi viaggi della speranza verso Napoli, sacrifici che hanno cementato una famiglia già unita.
Quella “voglia di fare” nata per il figlio è diventata una missione per tutti. Carlo Fiori ha partecipato attivamente alla nascita del primo centro NeMo a Milano nel 2008. Oggi queste realtà pensate per rispondere alle malattie neuromuscolari sono in tutta Italia, una anche all’interno del Richiedei di Gussago.
Attraverso raccolte fondi per Telethon e l’impegno in Fondazione Serena, Fiori ha lavorato instancabilmente su due fronti: sostenere la ricerca per una cura futura e migliorare, giorno dopo giorno, la qualità della vita di chi sta già affrontando la malattia.
C’è un legame speciale che unisce Carlo, Daniele e il territorio: il Brescia. Per anni, Carlo ha accompagnato il figlio e decine di altri ragazzi allo stadio Rigamonti, convinto che lo sport sia un veicolo unico di gioia e integrazione.
Questo impegno costante ha portato, nel settembre 2025, a un incarico ufficiale: Carlo è diventato Disability Access Officer dell’Union Brescia. «Portiamo allo stadio tra le 50 e le 80 persone con disabilità a partita», racconta con orgoglio, sottolineando come il supporto reciproco sia l’arma segreta per affrontare i momenti più bui, come il passaggio alla carrozzina o all’uso del respiratore.
Oggi Daniele ha 25 anni. La sua vita, segnata dai controlli al NeMo e dalle domeniche allo stadio, è la testimonianza di un percorso affrontato con dignità. Carlo Fiori chiude con un insegnamento che è anche il manifesto della sua vita: «Stare insieme è l’unico modo per migliorare la qualità del tempo che abbiamo».


